La Nuova Sardegna

Sassari

La zona industriale a caccia di un’identità

di Giovanni Bua
La zona industriale a caccia di un’identità

Bar, locali e centri commerciali convivono con buche e ruderi

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SASSARI. Quattrocentocinquanta ettari di capannoni e asfalto, con una densità di centri commerciali e ipermercati doppia rispetto al Nord Italia. Ventiquattro chilometri di strade, sui cui il Comune non ha nessuna giurisdizione e che nessuno ha i soldi per rattoppare, nonostante ogni giorno ci circolino 16mila persone e nella strada 2, quella più centrale, tra le 17.30 e le 18.30 di un qualsiasi feriale passino 1.800 veicoli. Una voragine con Abbanoa arrivata a 18 milioni, figlia di una rete proprietaria colabrodo con metà dei 700mila metri cubi di acqua consumata all’anno che finisce dispersa, o consumata da allacci fantasma. Un consorzio in mano a commissari liquidatori (l’ultimo Salvatore Cosseddu, arrivato nel 2016) da dieci anni. Che possono solo gestore l’ordinaria amministrazione e cercare in ogni modo di tenere a galla il transatlantico in attesa che il Comune si convinca a prendere in carico patrimonio, oneri e funzioni.

Benvenuti a Predda Niedda, la zona industriale cittadina, che di industriale ha ormai ben poco. E vive e cresce con in pancia enormi problemi e clamorose contraddizioni.

Il consorzio. La prima è quella della gestione. Il Consorzio Zir, in mano a un commissario regionale dal 2008, controlla come può le casse consortili, che devono tenere in piedi una struttura con 11 dipendenti che costa 600mila euro l’anno e curare la manutenzione delle strade e dell’illuminazione, la gestione della rete idrica e fognaria, della cartellonistica e della toponomastica per le mille aziende e i seimila occupati che gravitano nella zona non molto industriale di Sassari. Da poco è stato rivisto il bilancio 2015 e chiusi quelli 2016 e 2017. E i conti, in teoria, sarebbero in ordine. Se non fosse che sulla Zir pesa la spada di Damocle di 18 milioni di debito con Abbanoa.

Abbanoa. Il problema è che l’ente gestore dell’acqua ha sempre considerato la Zir come un grande condominio a cui inviare fatture uniche. Il Consorzio avrebbe dovuto poi cercare di farsi pagare le singole bollette. Ma spesso nel mentre le aziende non esistevano più. A questo si aggiunge che Abbanoa non si è mai fatta carico della rete idrica e fognaria, che è un colabrodo, con metà dei 700mila metri cubi di acqua consumata all’anno che finisce dispersa nella rete, o consumata da allacci fantasma.

La rete. Un “bagaglio” pesantissimo, con uno spiraglio all’orizzonte. Abbanoa infatti ha preso in mano in maniera provvisoria la gestione della rete grazie a una accordo firmato a fine 2017 tra Zir, Regione ed Egas, in attesa che venga formalizzato il definitivo cambio di proprietà della rete. A quel punto, passato di mano l’incubo di censire le singole utenze e di chiedergli di pagare le bollette, il commissario liquidatore si potrà sedere al tavolo per cercare di contrattare il rientro dal debito monstre. Sul piatto potrebbero finire i 4,5 milioni di crediti che il Consorzio vanta con le aziende, e potrebbero essere scontate alcune partite come gli oneri di vettoriamento e parte della potabilizzazione. Appare chiaro comunque che mamma Regione dovrà mettere mano al portafoglio per chiudere la vicenda.

Strade. Se quella dell’acqua è una guerra di logoramento che va avanti da anni, c’è una battaglia quotidiana che il Consorzio deve affrontare insieme a migliaia di automobilisti del Sassarese: quella delle strade. A Predda Niedda ci sono 24 chilometri di asfalto dentro cui, in un qualsiasi giorno feriale, circolano 16mila veicoli. Il tutto senza che sia presente nemmeno un semaforo, con tutta la circolazione tenuta in piedi da rotatorie costruite dalle aziende più grosse all’atto dell’insediamento, o da anacronistici ingressi a raso sempre sul punto di andare in tilt. Il problema è che il consorzio non ha i soldi per curare la manutenzione. E le strade sono un vero colabrodo.

Il vertice. Domani ci sarà l’ennesimo vertice tra Comune e Consorzio, in cui il commissario chiederà al Comune di farsi carico dei lavori. Ma, considerando che Palazzo Ducale per riparare strade e marciapiedi cittadini ha dovuto fare un maxi-mutuo in banca, la partita si annuncia difficile. Il paradosso è che, nonostante il Consorzio non possa dedicare un euro alla riparazione delle strade, è costretto a spendere 40mila euro all’anno di assicurazione per ripagare i tanti che lasciano gomme e sospensioni nelle voragini della Zir.

Dalle fabbriche agli asili. Sullo sfondo dei tanti problemi il paradosso di Predda Niedda, che della sua originaria vocazione ha conservato ben poco. Dove dovevano sorgere le fabbriche sono spuntate attività di ogni tipo: soltanto tra bar, ristoranti e tavole calde si contano una quarantina di licenze, ma non mancano istituti di credito, parrucchieri, asili per bambini e persino uno dei jazz club migliori della Sardegna, con oltre 800 famiglie che nei meandri della Zir hanno deciso di venire ad abitare. Il tutto convive però con scorci di periferia industriale, con discariche e orti abusivi, chiusi con recinzioni di fortuna, adiacenti ai fabbricati che svolgono attività commerciali o di ristorazione saldamente in mano alla comunità cinese che lesta riempie ogni capannone si svuota.

Sicurezza. A questo si aggiunge un grave problema di sicurezza notturna, con il Consorzio che cerca disperatamente i 300mila euro necessari per mettere in piedi un sistema di videosorveglianza wireless e nel mentre ha dovuto spendere 100mila euro solo per sostituire i cavi elettrici rubati dai soliti ladri di rame.

Il futuro. Il Comune fa pressione sulla Regione affinché risolva al più presto la delicata situazione. Ma in realtà trema all’ipotesi di prendersi in carico patrimonio e funzioni della Zir, non foss’altro che per un costo fiscale monstre (si parla di 1,5 milioni di Iva) e per le ingenti risorse che sarebbero necessarie per la manutenzione delle strade. Nel mentre il consorzio industriale provinciale lavora a un progetto “migrazione” delle poche realtà industriali rimaste alla più comoda e strutturata zona di Truncu Reale. E gli urbanisti iniziamo a porsi il problema di come il “blob” di Predda Niedda possa essere ricucito col resto della città.

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