La guerra dentro il Pd congela Palazzo Ducale
di Giovanni Bua
Fermi consiglio e commissioni con l’approvazione del Consuntivo già in ritardo La direzione cittadina è slittata al 10. Il sindaco pronto a forzare sulla Cultura
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SASSARI. Si avvita su se stessa la crisi in casa Dem, con le spaccature nazionali e regionali del partito che “crollano” sulle macerie cittadine, innescando un tutti contro tutti da cui non si intravede un’uscita.
Giusto l’altro ieri il Pd ha perso l’ultimo pezzo, con il presidente dell'assemblea provinciale Carlo Sotgiu, che si è dimesso con una polemica lettera aperta inviata alla segreteria del partito.
Sotgiu, che è anche sindaco di Ploaghe, contesta al suo stesso partito la mancata composizione della segreteria provinciale, la cui nomina è rimasta impantanata nella lotta fra le varie correnti dem.
Le dimissioni del sindaco di Ploaghe, che fa capo all’ala minoritaria del partito di Lotto e Demontis, acuiscono lo scontro interno al Pd, scoppiato nelle scorse settimane al Comune di Sassari, con le dimissioni della capogruppo, Carla Fundoni, l'addio al gruppo consiliare di Lisa Benvenuto e l'attacco del sindaco contro i “maggiorenti” del suo stesso partito, accusati da Nicola Sanna di non volere cedere il potere.
Una valanga che rotola, e che si ingrossa ogni giorno che passa. Travolgendo prima di tutto l’attività di Palazzo Ducale, con il consiglio comunale e le commissioni di fatto paralizzate. Eppure le incombenze non mancherebbero. Su tutte l’approvazione del bilancio consuntivo, che andava fatta entro il 30 aprile, con la discussione che invece non è nemmeno arrivata in commissione.
E qui la situazione si fa davvero intricata. Dopo l’addio al gruppo di Lisa Benvenuto infatti il Pd è passato da 14 a 13 consiglieri in aula, numero che lo costringe a rivedere la sua partecipazione a tutte le commissioni, calando da 4 a 3 membri. Un formalismo, verrebbe da pensare, se non fosse che la scelta di chi deve fare il passo indietro, in un momento di così profonda spaccatura, diventa drammatica. A comunicarla alla presidente del consiglio oltretutto deve essere la capogruppo, attualmente (anche se pare non formalmente) dimissionaria. E, finché la pratica non verrà sbrigata, le commissioni non potranno tornare a lavoro e istituire alcuna pratica, men che mai esaminare il Consuntivo.
Un nodo Gordiano, che si sperava potesse essere tagliato con un bel colpo di spada nella direzione cittadina convocata per i giorni scorsi, che è però slittata al 10 maggio. Con i lavori d’aula che rischiano dunque di rimanere paralizzati per almeno un’altra settimana, e la letterina di richiamo ufficiale della Regione, che dà i canonici 15 giorni al Comune per approvare il Consuntivo, pena commissariamento automatico, che si avvicina inesorabile.
Un pantano che potrebbe animarsi di colpo se il sindaco decidesse di lanciarci dentro l’annunciato masso della nomina del nuovo assessore alla Cultura. Che il primo cittadino, dopo un anno di vacatio, è assolutamente intenzionato, con o senza il permesso del partito (che comunque nel dubbio si guarda bene dall’affrontare la questione) a “togliere” dalla quota Spissu-Lai del Pd e a girare in dono al resto della coalizione. Strappo a cui probabilmente seguirebbero a ruota le dimissioni della parte popolare-riformista della Giunta: il vice sindaco Fabio Pinna e l’assessora alle Politiche educative Alba Canu.
Un domino in cui le tessere cadono una dopo l’altra. E che nessuno sembra intenzionato a fermare.
Giusto l’altro ieri il Pd ha perso l’ultimo pezzo, con il presidente dell'assemblea provinciale Carlo Sotgiu, che si è dimesso con una polemica lettera aperta inviata alla segreteria del partito.
Sotgiu, che è anche sindaco di Ploaghe, contesta al suo stesso partito la mancata composizione della segreteria provinciale, la cui nomina è rimasta impantanata nella lotta fra le varie correnti dem.
Le dimissioni del sindaco di Ploaghe, che fa capo all’ala minoritaria del partito di Lotto e Demontis, acuiscono lo scontro interno al Pd, scoppiato nelle scorse settimane al Comune di Sassari, con le dimissioni della capogruppo, Carla Fundoni, l'addio al gruppo consiliare di Lisa Benvenuto e l'attacco del sindaco contro i “maggiorenti” del suo stesso partito, accusati da Nicola Sanna di non volere cedere il potere.
Una valanga che rotola, e che si ingrossa ogni giorno che passa. Travolgendo prima di tutto l’attività di Palazzo Ducale, con il consiglio comunale e le commissioni di fatto paralizzate. Eppure le incombenze non mancherebbero. Su tutte l’approvazione del bilancio consuntivo, che andava fatta entro il 30 aprile, con la discussione che invece non è nemmeno arrivata in commissione.
E qui la situazione si fa davvero intricata. Dopo l’addio al gruppo di Lisa Benvenuto infatti il Pd è passato da 14 a 13 consiglieri in aula, numero che lo costringe a rivedere la sua partecipazione a tutte le commissioni, calando da 4 a 3 membri. Un formalismo, verrebbe da pensare, se non fosse che la scelta di chi deve fare il passo indietro, in un momento di così profonda spaccatura, diventa drammatica. A comunicarla alla presidente del consiglio oltretutto deve essere la capogruppo, attualmente (anche se pare non formalmente) dimissionaria. E, finché la pratica non verrà sbrigata, le commissioni non potranno tornare a lavoro e istituire alcuna pratica, men che mai esaminare il Consuntivo.
Un nodo Gordiano, che si sperava potesse essere tagliato con un bel colpo di spada nella direzione cittadina convocata per i giorni scorsi, che è però slittata al 10 maggio. Con i lavori d’aula che rischiano dunque di rimanere paralizzati per almeno un’altra settimana, e la letterina di richiamo ufficiale della Regione, che dà i canonici 15 giorni al Comune per approvare il Consuntivo, pena commissariamento automatico, che si avvicina inesorabile.
Un pantano che potrebbe animarsi di colpo se il sindaco decidesse di lanciarci dentro l’annunciato masso della nomina del nuovo assessore alla Cultura. Che il primo cittadino, dopo un anno di vacatio, è assolutamente intenzionato, con o senza il permesso del partito (che comunque nel dubbio si guarda bene dall’affrontare la questione) a “togliere” dalla quota Spissu-Lai del Pd e a girare in dono al resto della coalizione. Strappo a cui probabilmente seguirebbero a ruota le dimissioni della parte popolare-riformista della Giunta: il vice sindaco Fabio Pinna e l’assessora alle Politiche educative Alba Canu.
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