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Un giornalino per promuovere l’antico falò di Sant’Anna

NULE. Un giornalino per promuovere “Su fogarone”, l’antico falò che si accende il 25 luglio in onore di Sant’Anna, è l’idea nata dai ventisei ragazzi del Centro di aggregazione sociale di Nule. I...

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NULE. Un giornalino per promuovere “Su fogarone”, l’antico falò che si accende il 25 luglio in onore di Sant’Anna, è l’idea nata dai ventisei ragazzi del Centro di aggregazione sociale di Nule. I ragazzi, seguiti dalle educatrici della cooperativa “Les Delices” di Buddusò, hanno messo a punto un lavoro certosino per promuovere il falò di Sant’Anna ormai spento da tre anni. I giovani sono così diventati reporter raccogliendo testimonianze e intervistando i compaesani, le istituzioni locali, tra cui il primo cittadino Giuseppe Mellino, e il parroco del paese don Mimmino Cossu. La soddisfazione di Mellino per il lavoro svolto, e da svolgere fino a luglio, si esprime nell’incoraggiamento ai giovani: «Il consiglio che vi posso dare è che queste tradizioni debbono essere tramandate nel tempo perché è questo il vero segreto del senso di appartenenza ad una piccola comunità come la nostra».

I ragazzi del Centro di aggregazione sociale di Nule hanno realizzato il giornalino, che verrà distribuito gratuitamente nel paese, cercando di comprendere al meglio i meccanismi della scrittura giornalistica e della costruzione di un articolo vero e proprio, seppur con l’inesperienza data dalla giovane età.

I preparativi dei falò protagonisti della serata del 25 luglio allestiti nei vari rioni, sono un insieme di riti ancestrali che quasi richiamano la magia. Il tocco delle campane è il segnale che indica l’ora canonica dell’inizio del rito vero e proprio. Le stoppie e l’altro materiale bruciano in una fiamma viva che poi, pian piano, si attenua. I ragazzi attendono il placarsi delle fiamme, e con fare quasi sacrale vi saltano sopra. Quando il fuoco è quasi spento, le donne vi girano attorno, tre volte in senso orario e tre volte in senso antiorario, sgranando la corona del rosario. L’ultimo atto del rito consiste, infine, nel portar via i tizzoni fumanti, che verranno utilizzati nei pollai o nei porcili come arma “magica” contro i parassiti.

Elena Corveddu

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