I “nemici” Lai e Sanna lanciano le primarie per le elezioni 2019
Scambio di attacchi ma anche qualche timida apertura «Finiamo al meglio il mandato, poi decideranno i cittadini»
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SASSARI. Che Nicola Sanna e Silvio Lai prendano una birra insieme al bar è un’ipotesi altamente improbabile. L’antipatia tra i due è robusta e radicata. Il giudizio politico, se possibile, anche peggiore. E il sindaco e il senatore, che sulle pagine della Nuova qualche settimana fa si erano “menati” di santa ragione, anche ieri non si sono risparmiati più di una frecciata.
«Al sindaco chiediamo risposte su problemi concreti – ha spiegato Lai – casa dello studente, metropolitana di superficie, consorzio industriale. Rallentamenti che si sono verificati, che ci hanno impedito di fare il salto che altre città hanno fatto». «Mi chiedo come mai il gruppo dirigente del Pd non era sulle barricate con me quando la Regione ha deciso di fare una sola città metropolitana, una scelta ridicola. O come mai un parlamentare (Lai) ha chiesto al ministro se era vero che volevamo la Caserma La Marmora per fare il campus universitario, dove è la solidarietà del gruppo dirigente?». «Il tema non è cosa pensa il singolo dirigente – ha incalzato Lai – ma cosa pensa la città, Abbiamo certo il dovere di difendere un sindaco del Pd e della coalizione di centrosinistra. Ma anche di guidarlo. E di capire se è dentro un progetto condiviso o se vuole percorrere altre strade». «In città vedo potentati che non hanno più presa sulla gente – ha affondato Sanna – che non riconoscono il durissimo lavoro fatto per portare a Sassari risorse importanti e ingenti in un momento di stratta economica sugli enti locali drammatica. Non dico che mi aspettavo gli applausi, ma almeno la condivisone della difficoltà del ruolo di sindaco, che tutti i primi cittadini d’Italia condividono con me». «Il problema non è il potere fine a se stesso – ha attaccato l’ex senatore – ma la condivisone della strada da seguire. Non possiamo più sbagliare, o perdere una consiliatura intera attendendo o cambiando progetti». «I progetti della metropolitana di superficie in realtà li aspetto ancora dall’Arst – ha chiosato il sindaco – come il nome dell’assessore alla Cultura, che alla fine dovrò nominare io».
Pillole di un corpo a corpo iniziato alle primarie del 2014, e mai concluso. Che però, per assurdo, ieri ha fatto vedere anche qualche spiraglio di apertura. O almeno di rientro nei ranghi di una normale, soprattutto se si parla del Pd, “dialettica di partito”. Lai infatti ha sottolineato che «Nessuno pensa di far cadere il sindaco Sanna, e non è possibile pensare che le dinamiche attuali non siano fortemente influenzate da problemi nazionali e regionali. Tra dodici mesi ci vedremo. E, visto che siamo un partito popolare, chiederemo ai nostri elettori di scegliere chi dovrà guidare la coalizione per il prossimo appuntamento elettorale. Nel mentre stringiamo le fila e facciamo scelte strategiche di profilo elevato». «Non temo il confronto – ha replicato il sindaco Sanna – come ho già dimostrato nelle primarie del 2014. Mi ricandiderò, portando in dote il mio lavoro. E i cittadini lo sapranno riconoscere». (g.bua)
«Al sindaco chiediamo risposte su problemi concreti – ha spiegato Lai – casa dello studente, metropolitana di superficie, consorzio industriale. Rallentamenti che si sono verificati, che ci hanno impedito di fare il salto che altre città hanno fatto». «Mi chiedo come mai il gruppo dirigente del Pd non era sulle barricate con me quando la Regione ha deciso di fare una sola città metropolitana, una scelta ridicola. O come mai un parlamentare (Lai) ha chiesto al ministro se era vero che volevamo la Caserma La Marmora per fare il campus universitario, dove è la solidarietà del gruppo dirigente?». «Il tema non è cosa pensa il singolo dirigente – ha incalzato Lai – ma cosa pensa la città, Abbiamo certo il dovere di difendere un sindaco del Pd e della coalizione di centrosinistra. Ma anche di guidarlo. E di capire se è dentro un progetto condiviso o se vuole percorrere altre strade». «In città vedo potentati che non hanno più presa sulla gente – ha affondato Sanna – che non riconoscono il durissimo lavoro fatto per portare a Sassari risorse importanti e ingenti in un momento di stratta economica sugli enti locali drammatica. Non dico che mi aspettavo gli applausi, ma almeno la condivisone della difficoltà del ruolo di sindaco, che tutti i primi cittadini d’Italia condividono con me». «Il problema non è il potere fine a se stesso – ha attaccato l’ex senatore – ma la condivisone della strada da seguire. Non possiamo più sbagliare, o perdere una consiliatura intera attendendo o cambiando progetti». «I progetti della metropolitana di superficie in realtà li aspetto ancora dall’Arst – ha chiosato il sindaco – come il nome dell’assessore alla Cultura, che alla fine dovrò nominare io».
Pillole di un corpo a corpo iniziato alle primarie del 2014, e mai concluso. Che però, per assurdo, ieri ha fatto vedere anche qualche spiraglio di apertura. O almeno di rientro nei ranghi di una normale, soprattutto se si parla del Pd, “dialettica di partito”. Lai infatti ha sottolineato che «Nessuno pensa di far cadere il sindaco Sanna, e non è possibile pensare che le dinamiche attuali non siano fortemente influenzate da problemi nazionali e regionali. Tra dodici mesi ci vedremo. E, visto che siamo un partito popolare, chiederemo ai nostri elettori di scegliere chi dovrà guidare la coalizione per il prossimo appuntamento elettorale. Nel mentre stringiamo le fila e facciamo scelte strategiche di profilo elevato». «Non temo il confronto – ha replicato il sindaco Sanna – come ho già dimostrato nelle primarie del 2014. Mi ricandiderò, portando in dote il mio lavoro. E i cittadini lo sapranno riconoscere». (g.bua)
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