La Nuova Sardegna

Sassari

Una fabbrica di cervelli per rilanciare Sassari

di Giovanni Bua
Una fabbrica di cervelli per rilanciare Sassari

L’arcivescovo, il sindaco, il senatore e il rettore tracciano il futuro della città «Formazione e cultura sono l’unico modo per tornare la guida del territorio»

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SASSARI. Si può fare. Insieme. Si smussano gli angoli dopo oltre un’ora e mezza di dibattito. E viene fuori l’orgoglio di una comunità piena di storia, tradizione, potenzialità. Che deve ritrovare una sua vocazione. E rimettersi, alla testa del suo territorio, in cammino.

Si smussano gli angoli e le proteste si trasformano in proposte, con l’arcivescovo Gian Franco Saba, il rettore Massimo Carpinelli, l’ex senatore Silvio Lai e il sindaco Nicola Sanna, pungolati dal direttore della Nuova Sardegna Antonio Di Rosa, che accettano la sfida di un dibattito pubblico (trasmesso in diretta streaming) nella sede del giornale, e si rimboccano le maniche a caccia di una soluzione.

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Perché, digerite le ceneri del petrolchimico che, come ricorda Silvio Lai hanno lasciato un’eredità traumatica e un territorio devastato e disorientato, gestito l’ordinario e anche lo straordinario con una Regione e uno Stato, come sottolinea il sindaco Nicola Sanna, più esosi patrigni che amici, è arrivato il momento di fare il conto di quello che in mezzo alla bufera ha resistito. Come l’università, sottolinea orgoglioso il rettore Massimo Carpinelli, che non è in crisi, ma anzi cresce. O l’antica solidarietà di una città ricca di storia e tradizione, come spiega monsignor Gian Franco Saba, da rinvigorire con coinvolgimento e creatività.

Quale allora la strada per ripartire? A indicarla il “politicissimo” arcivescovo, che già dal suo arrivo a Sassari ha dimostrato di contaminare volentieri la cura delle anime con quella dei cervelli. «A Sassari – spiega – dobbiamo riprendere a formare le persone. Perché solo investendo il massimo delle risorse nella cura della persona si può riprendere a vivere i diversi ruoli in modo integrato e innovativo. Con l’Accademia, casa di popoli, culture e religioni, che ho aperto vogliamo far rivivere i luoghi della cultura. Ma i laboratori sono diffusi, la città ha questi geni, si tratta solo di ravvivarli».

Un assist colto al volo. Prima di tutto da rettore Massimo Carpinelli, che snocciola orgoglioso i numeri di un Ateneo in crescita, aperto al mondo e dal mondo, non solo accademico, rispettato: «Abbiamo 23 progetti attivi di trasferimento tecnologico, 1000 persone formate, 800 studenti Erasmus in uscita, e 400 che accogliamo ogni anno. Abbiamo 400 medici cinesi che vengono in città a formarsi ogni anno. Siamo in lizza per un progetto da 1 miliardo sulle onde gravitazionali. Possiamo essere un pungolo per l’amministrazione, a tutti i livelli. Perché abbiamo dimostrato che si può fare. Aiutateci – sottolinea – o almeno lasciateci fare».

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E anche dai politici al tavolo: «Sassari vive la conclusione di un ciclo industriale che ha lasciato tante macerie – spiega Nicola Sanna –. Ma è anche una città di grandi ricchezze. Il giacimento universitario, sicuramente, con il Comune in prima fila a sostenerlo. Ma anche la cultura in senso lato, lo sport, la formazione, la coesione sociale. Le difficoltà sono tante, soprattutto per la stretta finanziaria che soffoca gli enti locali, e che a Sassari, per fare un esempio, tiene bloccati in banca 22 milioni di euro, di soldi veri dei cittadini, che non possiamo utilizzare. Nonostante questo abbiamo cercato di mettere a correre progetti ordinari e straordinari, a medio e lungo termine. E anche di dare qualche risposta concreta e immediata»

«Abbiamo una fortuna straordinaria – spiega Silvio Lai – ad avere questo rettore, che guida un’università che prospera. Questo arcivescovo, che dal primo giorno in cui è arrivato ci ripete che si può fare. Sassari è una città che ha più problemi di altre, senza porto o aeroporto, come Cagliari e Olbia, con una profonda crisi politica ed economica in atto, una vocazione ancora tutta da scrivere e la necessità di “attrarre” intorno a sé il territorio, esserne la conveniente guida. Diventare, o meglio tornare ad essere, una fabbrica di cultura, di formazione, di teste, è una reale prospettiva. Per ridare a Sassari il suo ruolo guida. Perché la Sardegna è un imbuto al contrario, con il Nord che si assottiglia. Ma senza di noi tutta l’Isola è destinata a collassare. Miriamo alto insomma, e diamoci importanti prospettive di sviluppo. Uniti, si può fare».


 

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