La Nuova Sardegna

Sassari

A Sennori la grande famiglia felice di Gavinuccia e Nicola

di Salvatore Santoni
A Sennori la grande famiglia felice di Gavinuccia e Nicola

La coppia da anni accoglie nella comunità Papa Giovanni XXIII bimbi in difficoltà. Tra figli naturali e acquisiti ora sono in 12

3 MINUTI DI LETTURA





SENNORI. Sbaglia di grosso chi pensa che in una casa famiglia circolino operatori socio sanitari agghindati in stile corsia d’ospedale. Per osservare con i propri occhi il luogo comune sgretolarsi in un istante è sufficiente suonare il campanello della Papa Giovanni XXIII. Due piani fuori terra in via don Murroni 4, a Sennori, dove abitano Gavinuccia Nieddu e Nicola De Vivo.

Loro sono sposati da diciannove anni e da circa dieci hanno fatto una scelta di vita molto particolare: fare i genitori a tempo pieno per salvare le persone dalle sabbie mobili della vita. Gavinuccia e Nicola hanno quattro figli “naturali” che condividono questo percorso in modo naturale, anche perché in questa famiglia allargata – oggi sono in dodici – ci sono praticamente nati. Per crescere insieme a fratelli e sorelle acquisiti: bambini, adulti, ragazzi che escono dalle dipendenze, senza fissa dimora. Tutti arrivati in via don Morroni in punta di piedi, da semplici sconosciuti, e tutti stretti da un legame diventato indissolubile giorno dopo giorno.

«È il miracolo della famiglia – spiegano mamma Gavinuccia e papà Nicola –. Qui le persone che hanno avuto rotture famigliari ricoprono l’amore di risentirsi figlia o figlio». Girando per casa sembra di stare in una specie di grande b&b con tante camere e ambienti accoglienti. Si va dal grande soggiorno alla zona notte degli adulti passando dai mille colori delle stanze per i più piccini. Ma ci sono due zone in particolare che Nicola De Vivo ama più di tutte le altre. La prima ospita una cappella. Al centro c’è un inginocchiatoio davanti a un piccolo altare; sulla sinistra, invece, appare a tutta parete il profilo di don Oreste Benzi, il fondatore della comunità Papa Giovanni XXIII. La vita di chi tiene le redini di una casa famiglia non è mai facile: è una missione che necessita di una forte vocazione.

«Don Oreste diceva che per stare in piedi bisogna stare in ginocchio – dice Gavinuccia – e noi abbiamo constatato in prima persona». E così le difficoltà quotidiane e la fatica delle notti passate in bianco vicino a chi soffre, si anestetizzano sotto lo sguardo del prete di strada. «Questa stanza è il mio “motore di ricerca” – spiega Nicola – il luogo dove si cerca di fare le cose nel miglior modo possibile. La nostra è una scelta di vita, siamo chiamati tutti giorni alla concretezza dei fatti». La seconda zona della casa più bazzicata si trova nel seminterrato, dove Nicola e i ragazzi hanno montato una piccola officina che si affaccia sul cortile, dominato da un’altalena presa d’assalto dai bimbi. Sul banco di lavoro ragazzi e adulti intagliano il legno, si cimentano con qualche scultura e creano oggetti di ogni tipo. Altri invece partecipano alle attività del centro diurno gestito dalla coop San Damiano di Sorso, guidata dal presidente Antonello Spanu, oppure vanno a scuola o svolgono attività altrove.

Un miracolo che sabato pomeriggio 12 maggio, dalle 15 alle 19, la casa della comunità Papa Giovanni XXIII ha voluto condividere con gli altri. Per questo si sono aperte le porte per partecipare all’open day nazionale che celebra i cinquant’anni della comunità di don Oreste Benzi. Un evento organizzato in concomitanza con la Giornata mondiale della famiglia indetta dalle Nazioni unite. Una giornata per rimarcare che non si tratta di strutture residenziali ma strutture affettive. Dove non ci sono operatori e utenti, ma papà e mamme che mettono la loro vita totalmente a servizio di chi ha bisogno, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative