La Nuova Sardegna

Sassari

Lotta contro il fuoco, agricoltori e albergatori sardi nella squadra antincendi

di Alessandro Pirina
Lotta contro il fuoco, agricoltori e albergatori sardi nella squadra antincendi

Graziano Nudda, Protezione civile: «Troppe piogge, il via alla campagna slitta a giugno»

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SASSARI. Il fronte dell’antincendio si rafforza. Dopo il mondo dell’agricoltura la Protezione civile sarda coinvolge nella lotta contro il fuoco anche albergatori e gestori di camping. Il loro compito sarà quello di informare i turisti sulle condizioni meteo e invitarli a non spostarsi nelle zone a rischio in caso di allerta. Per arrivare così ad avere in campo «un sistema sempre più organico», chiamato ad affrontare una emergenza che ogni anno infesta l’estate isolana. Sarà una battaglia quotidiana che quest’anno vedrà in azione un fronte ancora più forte e compatto. Con al timone Graziano Nudda, capo della Protezione civile. Il via alla campagna antincendi sarà ai primi di giugno. «L’apparato è pronto ma le forti piogge di questi ultimi giorni hanno consentito lo slittamento di qualche settimana – afferma Nudda –. Nel 2017, invece, annata di grande siccità, avevamo iniziato a metà maggio».

Come si sta preparando la Protezione civile sarda ad affrontare la nuova campagna antincendi?

«Il nostro è un sistema articolato di cui fanno parte 1.300 forestali, 3mila operai di Forestas, i barracelli coordinati dai sindaci e oltre 3.500 volontari. In Sardegna abbiamo 180 associazioni, di cui 120 che si occupano di antincendio. Il loro è un ruolo fondamentale, anche perché lo fanno in maniera del tutto gratuita e a discapito del loro tempo libero. Sono soprattutto giovani, e ci sono anche tante donne. Sono davvero una realtà importante».

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Con quali mezzi affronterete la campagna?

«Possiamo contare su 11 elicotteri leggeri della flotta regionale. Inoltre, dal 1 luglio ne avremo a disposizione anche uno più pesante, come l’anno scorso. Un mezzo che può trasportare fino a 4mila litri di acqua e 16 persone a bordo, in modo che si possa intervenire prima che il fuoco si trasformi in incendio. Infine, saranno operativi i Canadair, che anche quest’anno saranno messi a disposizione dal Dipartimento nazionale che li stanzia in ogni regione. La Sardegna ne avrà tre, tutti all’aeroporto di Olbia».

Quali sono le zone più a rischio?

«Innanzitutto, quelle agricole. Su tutte il Campidano. Ma anche le zone di periferia, dove interveniamo con i vigili del fuoco. Sono tantissimi i fuochi che partono vicino ai centri abitati di Cagliari, Sassari, Olbia, Nuoro, Oristano. Proprio per questo motivo quest’anno abbiamo deciso di stringere un accordo con tle associazioni agricole. Abbiamo sottoscritto tutti un protocollo, insieme alla Regione e all’Anci, per intensificare la lotta agli incendi. In realtà, le aziende agricole erano sempre al nostro fianco, ma quest’anno abbiamo voluto istituzionalizzare il loro apporto. Lo faranno mettendo a nostra disposizione uffici e attrezzature».

Nel mirino degli incendiari ci sono spesso anche le località balneari.

«In quel caso il nostro primo pensiero è l’incolumità delle persone. Nei villaggi turistici ci sono migliaia di ospiti che spesso hanno poca consuetudine con gli incendi. Per questo stiamo lavorando a una campagna di informazione da fare direttamente nelle strutture, nei campeggi. Con le associazioni di categoria firmeremo un protocollo simile a quello siglato con gli agricoltori. Hotel e camping riceveranno quotidianamente i nostri bollettini e toccherà dunque ai titolari invitare i loro ospiti a tenersi lontani dalle zone rosse, dall’entroterra, e a tutelarsi restando vicino al mare o in spiaggia».

Nel 2017 si è registrato un aumento dei roghi, ma sono diminuiti gli ettari bruciati.

«Il sistema in Sardegna funziona perché abbiamo esperienza da 100 anni. In questi anni si è affinata la tecnica, interveniamo prima che diventi incendio, fatta eccezione per quelle giornate in cui la situazione diventa incontrollabile e si pensa soprattutto alle persone».

Quali sono le cause più frequenti degli incendi?

«La maggior parte sono colposi, dovuti a negligenze: l’utilizzo di attrezzi da lavoro o un barbecue. Non mancano però quelli dolosi. Per questo il corpo forestale ha intensificato la sorveglianza».

La Protezione civile è molto impegnata anche sul fronte del rischio idrogeologico...

«La tragedia del 2013 è stata il punto di svolta, ci ha obbligato tutti a pensare diversamente, dagli amministratori ai tecnici, dalla Regione ai Comuni. Fino al 2017 le stazioni della rete idrometrica erano solo 9, nel 2019 saranno 70. Entro l’anno quelle della rete pluviometrica passeranno da 30 a 92. Possiamo dire che oggi l’isola è al livello delle migliori regioni italiane».


 

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