«Solidali solo se si soffre insieme»
di Gavino Masia
L’omelia dell’arcivescovo al pontificale per i Martiri. Annullata per maltempo la benedizione del mare
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PORTO TORRES. I Santi Martiri Turritani Gavino, Proto e Gianuario sono il simbolo millenario di una Festha Manna che con riti religiosi e tradizioni riesce ad unire tutta la diocesi e fedeli provenienti da altre zone dell’isola. Lo si è capito nei giorni scorsi con la visite interminabili all’ipogeo dove c’erano i simulacri dei Santi, durante le solenni processioni e in occasione del pellegrinaggio notturno cominciato nella cattedrale di San Nicola, a Sassari, e concluso davanti al complesso monumentale di Monte Agellu.
Anche ieri mattina la basilica di San Gavino era vestita a festa per la celebrazione dell’eucaristica pontificale – la prima presieduta dall’arcivescovo di Sassari monsignor Gianfranco Saba – e per l’adorazione del Santissimo sacramento. «I Protomartiri hanno donato la loro vita per non disgregare la comunità cristiana – ha ricordato durante l’omelia l’arcivescovo – e la testimonianza si è vista dai tanti pellegrini che, attraverso la condivisione, si sono ritrovati a pregare sulle loro tombe. Siamo chiamati a riconoscere il martirio oggi presente in tante parti del mondo, a riconoscere innanzitutto il segno visibile, la testimonianza offerta a prezzo di enormi sofferenze, da parte di innumerevoli fratelli che portano come noi il nome di cristiani».
Durante la concelebrazione anche un passaggio sulla sofferenza delle persone, che deve tradursi in una concreta solidarietà. «Dobbiamo riconoscerci infatti “membra gli uni degli altri” solo se soffriamo insieme, come diceva San Paolo, altrimenti il corpo di Cristo e la ricostruzione della sua unità restano un’idea teorica».
Al termine della funzione religiosa, il rito della consegna delle chiavi alla presenza del sindaco di Porto Torres Sean Wheeler, del sindaco di Sassari Nicola Sanna e del parroco della Basilica don Mario Tanca. Un rituale che simboleggia l’appartenenza dell’antica chiesa romanica alla municipalità di Sassari, che prima riceveva e poi riconsegnava le chiavi al parroco della chiesa perché la custodisse e amministrasse.
La parrocchia di San Gavino ha donato anche una chiave d’argento a monsignor Gianfranco Saba, come simbolo di rinnovata fiducia tra l’arcivescovado e la Basilica.
La prevista processione per le vie del centro cittadino e l’arrivo sul prato della torre Aragonese, per la benedizione del mare, è stata invece annullata per la pioggia battente caduta intorno a mezzogiorno.
L’adorazione del Santissimo sacramento si è celebrato dunque all’interno della chiesa, da parte di don Mario Tanca, mentre il vescovo di Sassari è volato a Roma per partecipare alla sua prima Conferenza episcopale italiana.
Domenica sera il numeroso corteo di fedeli provenienti dalla città e da tutta la diocesi ha riaccompagnato in processione le statue lignee dei Santi Martiri Gavino, Proto e Gianuario. Nella concelebrazione sull’altare del prato di Balai, presieduta da don Antonio Tamponi, la testimonianza che lo spirito dei Protomartiri è ancora vivo e presente tra le gente.
Anche ieri mattina la basilica di San Gavino era vestita a festa per la celebrazione dell’eucaristica pontificale – la prima presieduta dall’arcivescovo di Sassari monsignor Gianfranco Saba – e per l’adorazione del Santissimo sacramento. «I Protomartiri hanno donato la loro vita per non disgregare la comunità cristiana – ha ricordato durante l’omelia l’arcivescovo – e la testimonianza si è vista dai tanti pellegrini che, attraverso la condivisione, si sono ritrovati a pregare sulle loro tombe. Siamo chiamati a riconoscere il martirio oggi presente in tante parti del mondo, a riconoscere innanzitutto il segno visibile, la testimonianza offerta a prezzo di enormi sofferenze, da parte di innumerevoli fratelli che portano come noi il nome di cristiani».
Durante la concelebrazione anche un passaggio sulla sofferenza delle persone, che deve tradursi in una concreta solidarietà. «Dobbiamo riconoscerci infatti “membra gli uni degli altri” solo se soffriamo insieme, come diceva San Paolo, altrimenti il corpo di Cristo e la ricostruzione della sua unità restano un’idea teorica».
Al termine della funzione religiosa, il rito della consegna delle chiavi alla presenza del sindaco di Porto Torres Sean Wheeler, del sindaco di Sassari Nicola Sanna e del parroco della Basilica don Mario Tanca. Un rituale che simboleggia l’appartenenza dell’antica chiesa romanica alla municipalità di Sassari, che prima riceveva e poi riconsegnava le chiavi al parroco della chiesa perché la custodisse e amministrasse.
La parrocchia di San Gavino ha donato anche una chiave d’argento a monsignor Gianfranco Saba, come simbolo di rinnovata fiducia tra l’arcivescovado e la Basilica.
La prevista processione per le vie del centro cittadino e l’arrivo sul prato della torre Aragonese, per la benedizione del mare, è stata invece annullata per la pioggia battente caduta intorno a mezzogiorno.
L’adorazione del Santissimo sacramento si è celebrato dunque all’interno della chiesa, da parte di don Mario Tanca, mentre il vescovo di Sassari è volato a Roma per partecipare alla sua prima Conferenza episcopale italiana.
Domenica sera il numeroso corteo di fedeli provenienti dalla città e da tutta la diocesi ha riaccompagnato in processione le statue lignee dei Santi Martiri Gavino, Proto e Gianuario. Nella concelebrazione sull’altare del prato di Balai, presieduta da don Antonio Tamponi, la testimonianza che lo spirito dei Protomartiri è ancora vivo e presente tra le gente.
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