Scontro Italia-Francia sul bambino conteso
La Procura si opporrà al rimpatrio del piccolo di 2 anni in fuga con la madre. L’ombra dei maltrattamenti in famiglia. Il padre nega: «Ridatemi mio figlio»
SASSARI. Colpo di scena durante l’udienza per il rimpatrio del bambino di due anni che la madre, originaria di Ossi, ha portato in Italia infrangendo una disposizione della magistratura francese. Luisella Fenu, sostituto procuratore della repubblica del tribunale dei minori, ieri ha preannunciato ai giudici che si opporrà alla richiesta del padre francese che vuole riportare il figlio in patria. Non solo: la rappresentante della pubblica accusa ha chiesto per l’uomo la revoca o la sospensione della potestà genitoriale. Richieste sulle quali il tribunale si è riservato di decidere. Un’udienza nel corso della quale padre e madre si sono affrontati, in modo pacato ma senza cedere di un millimetro dalle proprie posizioni, davanti ai giudici del tribunale dei minori presieduto da Pietro Fanile. Ma proprio durante questa udienza il pubblico ministero ha annunciato che si opporrà al rimpatrio del bambino aggiungendo che intende avviare un’azione giudiziaria nei confronti del padre per il reato di maltrattamenti in famiglia.
A far decidere il pubblico ministero sono state le dichiarazioni rese della fuggitiva appena arrivata in Italia, qualche mese fa. La donna, originaria di Ossi, aveva raccontato di essere «fuggita da un incubo», il compagno francese che aveva conosciuto all’università di Sassari e che aveva seguito all’estero, dove poi è nato il bambino. Una convivenza difficile, con l’uomo che, racconta la madre del piccolo assistita dall’avvocato Antonio Secci, «mi accusava di non avere una intelligenza sociale e che era sua compito addestrarmi e istruirmi». Poi le minacce, sempre più frequenti. Soprattutto, ha raccontato la donna, di portarle via il bambino. Per avere un sostegno si era fatta raggiungere dalla madre, in Francia, ma in quell’occasione l’uomo «usò violenza contro di lei», ha ripetuto anche davanti ai giudici italiani. Minacce e violenze (smentite dall’uomo) che la donna aveva messo nero su bianco davanti agli uomini della gendarmerie, denunce che venivano puntualmente derubricate in “informazioni giudiziarie”. Forte del pronunciamento del giudice francese, anche ieri il padre del bambino (assistito dall’avvocato Giuseppe Onorato) non ha voluto sentire ragioni e quando il presidente Fanile ha invitato le parti a trovare una soluzione, la sua risposta è stata gelida: «Io la soluzione la trovo, ma in Francia».
Un atteggiamento che, secondo il pubblico ministero Luisella Fenu, può trasformarsi in una situazione “psico-fisica intollerabile” per il bimbo, senza poi considerare un altro particolare: la donna rischia di essere arrestata appena torna in Francia e comunque sarebbe costretta, ogni volta che vuole incontrare il figlio, a una penosa trafila con la magistratura francese. Anche per queste ragioni, oltre che all’ipotesi di reato dei maltrattamenti in famiglia, il ritorno in Francia non sarebbe la soluzione migliore per i bambino. Ipotesi contemplata anche nella Convenzione dell’Aja che l’Italia ha sottoscritto nel 1980. Un’anticipazione, quella del pubblico ministero, che ha sorpreso un po’ tutti. E che potrebbe avere il suo peso, il prossimo 5 luglio, quando davanti ai giudici del tribunale dei minori si aprirà il processo per maltrattamenti a carico del padre del bambino.
E se è vero che, tecnicamente, le due vicende sono separate, è però probabile che la parola fine allo scontro fra ex conviventi arriverà solo dopo la conclusione del processo di primo grado.
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