Carbini: basta liti e scuse la crisi è solo colpa nostra
di Giovanni Bua
Il segretario cittadino del Pd: «In questa consiliatura è mancata la sincerità» Poi la proposta: «Apriamo alle civiche e alla coalizione senza presunzioni»
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SASSARI. Le dimissioni bomba del marzo 2017, suggellate da un documento pubblico e durissimo che di fatto mise ufficialmente fine al già logoro asse che aveva portato il sindaco Nicola Sanna a sbaragliare la concorrenza nelle turbolente primarie Pd del 2014, trasformando l’alleanza in rivalità accesa. E ora, dopo oltre un anno di silenzio, il ritorno sotto i riflettori, nel delicato ruolo di segretario cittadino del Pd, come autore del tentativo di mediazione tra le correnti in guerra (compresa la sua) per portare a casa l’ultimo anno di consiliatura senza strappi e sgambetti, e prepararsi alle primarie aperte per le amministrative del 2019.
Si tratta di Gianni Carbini, ex vice sindaco e assessore all’Urbanistica, passato da incendiario a pompiere: «Dopo le dimissioni – spiega – ho accettato in silenzio un ruolo scomodo, quello di segretario cittadino, che mi ha costretto a fare il mediatore in una situazione incandescente. In un momento in cui non è certo popolare fare il segretario di un partito. In questi giorni posso dire di aver raggiunto un risultato per tanti versi insperato: il Consiglio comunale ha approvato a larga maggioranza il bilancio consuntivo, pochi giorni dopo che la direzione cittadina aveva approvato all’unanimità la mia proposta. Quella che i giornali hanno chiamato “tregua”. Fare politica vuol dire mettere da parte i sentimenti personali e lavorare per trovare accordi verso obiettivi comuni».
Tregua che non cambia la sostanza di una rottura con Sanna che sembra insanabile: «Come ho avuto modo di dire in Direzione cittadina, il peccato originale di questo mandato è stato la mancanza di sincerità – sottolinea Carbini – L’elezione è stata considerata il punto di arrivo anziché quello di partenza con l’azzeramento delle aspettative e degli accordi presi durante le primarie. Questo inizio negativo ha impedito di concentrarsi sulle azioni amministrative, e ci si è avvitati in una continua querelle sulla rappresentanza politica. Si sono deteriorati anche i rapporti tra le persone. Lo si è visto anche recentemente nello scontro tra il sindaco e alcuni consiglieri».
Uno scontro senza quartiere che ha finito per mettere in secondo piano anche i risultati raggiunti;: «È necessario favorire un vero ricambio generazionale della classe dirigente – sottolinea –. Senza però buttare il bambino con l’acqua sporca, valorizzando l’esperienza e premiando chi ha lavorato bene. Io non posso dimenticare ad esempio di aver portato a termine o avviato il nuovo regolamento edilizio, il piano particolareggiato del centro storico, di cui si parlava da anni, il Pul, i piani particolareggiati di Tottubella e del Sacro cuore, lo studio preliminare delle zone F4, l’avvio del piano particolareggiato della città ottocentesca».
Sulla crisi del Pd, e del centrosinistra in genere: «La politica è fatta anche di umiltà e di ascolto. Ce ne siamo dimenticati. Mettiamo da parte quell’aria di superiorità e che abbiamo usato in campagna elettorale e nella gestione delle dinamiche comunali. La città non crede più alle teorie dei complotti e alla storiella dei buoni e dei cattivi. Non ci sono poteri forti che ci bloccano, solo la nostra presunzione. Quanti non sono stati all’altezza del ruolo di governo hanno però il dovere di fare un passo indietro senza creare ulteriori conflitti. Il bene della comunità viene prima di quello dei singoli». «Quello che ci rende diversi dagli altri – chiude Carbini – è che abbiamo una base attiva e dei circoli dinamici e pieni di giovani. Questa è la nostra forza: abbiamo le risorse umane per amministrare con competenza. Non chiudiamo infine la porta a proposte politiche, anche in forma di possibili liste civiche, che possano affacciarsi alle prossime competizioni elettorali. Ora come non mai abbiamo il dovere di dialogare con tutti e offrire un’alternativa a chi non vuole cedere il Paese ai populisti».
Si tratta di Gianni Carbini, ex vice sindaco e assessore all’Urbanistica, passato da incendiario a pompiere: «Dopo le dimissioni – spiega – ho accettato in silenzio un ruolo scomodo, quello di segretario cittadino, che mi ha costretto a fare il mediatore in una situazione incandescente. In un momento in cui non è certo popolare fare il segretario di un partito. In questi giorni posso dire di aver raggiunto un risultato per tanti versi insperato: il Consiglio comunale ha approvato a larga maggioranza il bilancio consuntivo, pochi giorni dopo che la direzione cittadina aveva approvato all’unanimità la mia proposta. Quella che i giornali hanno chiamato “tregua”. Fare politica vuol dire mettere da parte i sentimenti personali e lavorare per trovare accordi verso obiettivi comuni».
Tregua che non cambia la sostanza di una rottura con Sanna che sembra insanabile: «Come ho avuto modo di dire in Direzione cittadina, il peccato originale di questo mandato è stato la mancanza di sincerità – sottolinea Carbini – L’elezione è stata considerata il punto di arrivo anziché quello di partenza con l’azzeramento delle aspettative e degli accordi presi durante le primarie. Questo inizio negativo ha impedito di concentrarsi sulle azioni amministrative, e ci si è avvitati in una continua querelle sulla rappresentanza politica. Si sono deteriorati anche i rapporti tra le persone. Lo si è visto anche recentemente nello scontro tra il sindaco e alcuni consiglieri».
Uno scontro senza quartiere che ha finito per mettere in secondo piano anche i risultati raggiunti;: «È necessario favorire un vero ricambio generazionale della classe dirigente – sottolinea –. Senza però buttare il bambino con l’acqua sporca, valorizzando l’esperienza e premiando chi ha lavorato bene. Io non posso dimenticare ad esempio di aver portato a termine o avviato il nuovo regolamento edilizio, il piano particolareggiato del centro storico, di cui si parlava da anni, il Pul, i piani particolareggiati di Tottubella e del Sacro cuore, lo studio preliminare delle zone F4, l’avvio del piano particolareggiato della città ottocentesca».
Sulla crisi del Pd, e del centrosinistra in genere: «La politica è fatta anche di umiltà e di ascolto. Ce ne siamo dimenticati. Mettiamo da parte quell’aria di superiorità e che abbiamo usato in campagna elettorale e nella gestione delle dinamiche comunali. La città non crede più alle teorie dei complotti e alla storiella dei buoni e dei cattivi. Non ci sono poteri forti che ci bloccano, solo la nostra presunzione. Quanti non sono stati all’altezza del ruolo di governo hanno però il dovere di fare un passo indietro senza creare ulteriori conflitti. Il bene della comunità viene prima di quello dei singoli». «Quello che ci rende diversi dagli altri – chiude Carbini – è che abbiamo una base attiva e dei circoli dinamici e pieni di giovani. Questa è la nostra forza: abbiamo le risorse umane per amministrare con competenza. Non chiudiamo infine la porta a proposte politiche, anche in forma di possibili liste civiche, che possano affacciarsi alle prossime competizioni elettorali. Ora come non mai abbiamo il dovere di dialogare con tutti e offrire un’alternativa a chi non vuole cedere il Paese ai populisti».
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