Sassari e il piccolo tesoro scordato dal Comune: il dono del mecenate Tomè
Suppellettili e posate da anni aspettano una collocazione. E restano in custodia nella gioielleria “Elisabetta Rossetti”
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SASSARI. Passano gli anni, ma quello che è rimasto del “tesoro” di Tomè, in custodia nella gioielleria Elisabetta Rossetti, continua ad essere un ingombrante lascito che il Comune non prende in carico. La storia è di quelle sulle quali la polvere si deposita e si stratifica: sulla pratica e sui pochi oggetti di non enorme valore che in seguito alla soppressione della Fondazione Tomè, frutto delle volontà testamentarie di Giuseppe Tomè, illuminato commerciante e mecenate al quale passò l’attività del padre Angelo, di origini liguri che a arrivato a Sassari aprì in piazza Azuni i “Grandi Magazzini”, emporio precursore della grande distribuzione, ancora vivo nella memoria cittadina.
Dalla gioielleria Elisabetta Rossetti di largo Cavallotti, che prosegue l’attività dello storico negozio sempre in piazza Azuni di cui gli eredi hanno recentemente venduto le mura, e che si è ritrovata in “eredità” l’incombenza di custodire suppellettili e oggetti di argento, anche di recente sono partite mail all’indirizzo della segreteria del sindaco perché il passaggio al Comune possa finalmente avvenire. La corrispondenza con l’ufficio comunale Patrimonio di Palazzo Ducale va avanti dal 2012, ma senza risultati. Eppure non si tratta di trasportare un palazzo. Sono pochi oggetti legati alla vita quotidiana della famiglia Tomè: piatti, soprammobili, un servizio di posate con gli stemmi della massoneria, e qualche altra cosa. Tracce di un passato comunque significativo per ricostruire abitudini e costumi della ricca borghesia sassarese che contribuì, tra l’Ottocento e il Novecento, a fare grande la città. Ben diverso il valore degli altri beni che i Tomè accumularono nel corso degli anni. Gioielli di pregevole e raffinata fattura, centocinquanta opere di pittori, immobili tra cui spicca il palazzo in corso Vittorio Emanuele, appuntamento ormai fisso in occasione della manifestazione “Monumenti aperti”, ma per il resto dell’anno chiuso al pubblico, nonostante i progetti di restituirlo alla città.
Ritornando ai beni custoditi da Rossetti, era il 5 aprile del 1990 quando la giunta comunale,approvò una delibera con la quale veniva affidato ad Ademaro Rossetti, nipote dell’omonimo gioielliere e fondatore dell’azienda, l’incarico di valutare gli oggetti d’oro e l’argenteria della famiglia Tomè, “senza oneri di spesa” per l’amministrazione comunale. Un totale di 116 pezzi, quelli di maggior qualità, dopo la stima vennero riconsegnati al Comune, mentre le rimanenze rimasero nella gioielleria. Tre anni fa, dal negozio di largo Cavallotti era partita anche la proposta di un loro restauro, o quantomeno di una lucidatura. Silenzio anche su questo fronte. Insomma, il “tesoretto” pare non interessare proprio. (p.f.)
Dalla gioielleria Elisabetta Rossetti di largo Cavallotti, che prosegue l’attività dello storico negozio sempre in piazza Azuni di cui gli eredi hanno recentemente venduto le mura, e che si è ritrovata in “eredità” l’incombenza di custodire suppellettili e oggetti di argento, anche di recente sono partite mail all’indirizzo della segreteria del sindaco perché il passaggio al Comune possa finalmente avvenire. La corrispondenza con l’ufficio comunale Patrimonio di Palazzo Ducale va avanti dal 2012, ma senza risultati. Eppure non si tratta di trasportare un palazzo. Sono pochi oggetti legati alla vita quotidiana della famiglia Tomè: piatti, soprammobili, un servizio di posate con gli stemmi della massoneria, e qualche altra cosa. Tracce di un passato comunque significativo per ricostruire abitudini e costumi della ricca borghesia sassarese che contribuì, tra l’Ottocento e il Novecento, a fare grande la città. Ben diverso il valore degli altri beni che i Tomè accumularono nel corso degli anni. Gioielli di pregevole e raffinata fattura, centocinquanta opere di pittori, immobili tra cui spicca il palazzo in corso Vittorio Emanuele, appuntamento ormai fisso in occasione della manifestazione “Monumenti aperti”, ma per il resto dell’anno chiuso al pubblico, nonostante i progetti di restituirlo alla città.
Ritornando ai beni custoditi da Rossetti, era il 5 aprile del 1990 quando la giunta comunale,approvò una delibera con la quale veniva affidato ad Ademaro Rossetti, nipote dell’omonimo gioielliere e fondatore dell’azienda, l’incarico di valutare gli oggetti d’oro e l’argenteria della famiglia Tomè, “senza oneri di spesa” per l’amministrazione comunale. Un totale di 116 pezzi, quelli di maggior qualità, dopo la stima vennero riconsegnati al Comune, mentre le rimanenze rimasero nella gioielleria. Tre anni fa, dal negozio di largo Cavallotti era partita anche la proposta di un loro restauro, o quantomeno di una lucidatura. Silenzio anche su questo fronte. Insomma, il “tesoretto” pare non interessare proprio. (p.f.)
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