Terrapieno, spunta uno scolo del 1905
L’opera per mitigare il rischio idrogeologico nelle Valli era nel progetto originale
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SASSARI. Una diffida ufficiale al Comune per mitigare il rischio idrogeologico causato dal terrapieno su cui passa viale Trento, che taglia in due il sistema delle Valli.
Niente di nuovo, verrebbe da pesare. I residenti della zona da anni infatti combattono con ogni mezzo la loro battaglia, chiedendo a Palazzo Ducale di intervenire, anche costruendo dei semplici canali di scolo, per mettere in sicurezza il Fosso della Noce e liberarlo dai vincoli imposti dalla classificazione di area ad altro rischio contenuti nel Pai. Ed effettivamente la diffida è antica, molto antica. È infatti datata 1905. Ed è allegata al progetto originale del terrapieno, che quello scolo prevedette e realizzò,
A scovarla proprio i residenti “in lotta” con il Comune che, sicuri che i tecnici dell’epoca avessero realizzato i passaggi per l’acqua nel fondo valle, si sono attivati per cercare testimonianze documentali e “orali” tra anziani abitanti del luogo. A trovare il “tesoro” l’architetto urbanista Sandro Roggio, che ha segnalato al Comitato Ambiente l’esistenza del progetto del terrapieno di viale Trento all’archivio storico comunale.
La storia è maestra di vita, si dice, e la consultazione materiale ha messo in luce i disegni di progetto con tutti i dettagli, misure comprese, delle opere da effettuare per il deflusso delle acque alla base del terrapieno. Il progetto originario è datato 1905, il “ponticello acquedotto” verrà costruito in muratura con una centina ad arco e spalle robuste per sostenere il peso del terrapieno, con altezza di m 2,75 e larghezza di m 1,50. Nella relazione allegata c’è la spiegazione del criterio seguito e il computo metrico. Le opere furono realizzate, e dell’esistenza del cunicolo che attraversa il terrapieno si sono raccolte testimonianze; gli sbocchi, per incuria e insipienza sono stati da tempo interrati, ma il passaggio dell’acqua piovana avviene comunque per infiltrazione. Abbastanza per chiedere all’amministrazione un intervento a costo quasi zero per la ricerca e il ripristino immediato del tunnel che già in sé costituisce una delle opere di mitigazione indicate dal Pai, in attesa di effettuare anche ulteriori trivellazioni orizzontali.
Niente di nuovo, verrebbe da pesare. I residenti della zona da anni infatti combattono con ogni mezzo la loro battaglia, chiedendo a Palazzo Ducale di intervenire, anche costruendo dei semplici canali di scolo, per mettere in sicurezza il Fosso della Noce e liberarlo dai vincoli imposti dalla classificazione di area ad altro rischio contenuti nel Pai. Ed effettivamente la diffida è antica, molto antica. È infatti datata 1905. Ed è allegata al progetto originale del terrapieno, che quello scolo prevedette e realizzò,
A scovarla proprio i residenti “in lotta” con il Comune che, sicuri che i tecnici dell’epoca avessero realizzato i passaggi per l’acqua nel fondo valle, si sono attivati per cercare testimonianze documentali e “orali” tra anziani abitanti del luogo. A trovare il “tesoro” l’architetto urbanista Sandro Roggio, che ha segnalato al Comitato Ambiente l’esistenza del progetto del terrapieno di viale Trento all’archivio storico comunale.
La storia è maestra di vita, si dice, e la consultazione materiale ha messo in luce i disegni di progetto con tutti i dettagli, misure comprese, delle opere da effettuare per il deflusso delle acque alla base del terrapieno. Il progetto originario è datato 1905, il “ponticello acquedotto” verrà costruito in muratura con una centina ad arco e spalle robuste per sostenere il peso del terrapieno, con altezza di m 2,75 e larghezza di m 1,50. Nella relazione allegata c’è la spiegazione del criterio seguito e il computo metrico. Le opere furono realizzate, e dell’esistenza del cunicolo che attraversa il terrapieno si sono raccolte testimonianze; gli sbocchi, per incuria e insipienza sono stati da tempo interrati, ma il passaggio dell’acqua piovana avviene comunque per infiltrazione. Abbastanza per chiedere all’amministrazione un intervento a costo quasi zero per la ricerca e il ripristino immediato del tunnel che già in sé costituisce una delle opere di mitigazione indicate dal Pai, in attesa di effettuare anche ulteriori trivellazioni orizzontali.
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