chiuse le indagini
Rapine a Sassari e Porto Torres il pm chiede due rinvii a giudizio
di Nadia Cossu
SASSARI. Il Dna come prova schiacciante a carico di due imputati per rapina. Il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu ha chiesto il rinvio a giudizio per Giuseppe Ellena, 57 anni, sassarese, e...
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SASSARI. Il Dna come prova schiacciante a carico di due imputati per rapina. Il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu ha chiesto il rinvio a giudizio per Giuseppe Ellena, 57 anni, sassarese, e Mario Piredda, 53 anni, di Porto Torres accusati di aver commesso due rapine a Sassari e a Porto Torres.
Lo scorso marzo accadde che la polizia, cercando gli autori di una rapina in città, scoprì che si trattava degli stessi che avevano svaligiato in precedenza una tabaccheria a Porto Torres. Due colpi fotocopia messi a segno a un mese di distanza l’uno dall’altro. A incastrare i due presunti responsabili, oltre una montagna di prove e di indizi, c’è stato proprio il risultato positivo del test del Dna. Per questo i due erano stati arrestati e rinchiusi a Bancali. Le indagini coordinate dal dirigente della squadra mobile Dario Mongiovì erano partite da un episodio del 7 novembre 2017: in via Vienna, il dipendente del compro oro di viale Trento era stato affiancato da due uomini a bordo di uno scooter mentre stava per salire nella sua auto. Sotto la minaccia di una pistola, lo avevano costretto a consegnare metallo prezioso per un valore di 45mila euro. Poi erano scappati. Lo scooter, risultato rubato in viale Trento, era stato trovato bruciato poco distante da casa di Ellena. Gli investigatori erano in seguito risaliti anche al complice Piredda. A Porto Torres i due malviventi avevano aggredito un tabaccaio e gli avevano spruzzato spray urticante negli occhi. Dopo avere afferrato un borsello con gli incassi, erano anche allora fuggiti a bordo di uno scooter, ma erano stati inseguiti dal tabaccaio che con la sua auto li aveva speronati e fatti cadere. Sul selciato i due avevano lasciato abbondanti tracce biologiche.
Lo scorso marzo accadde che la polizia, cercando gli autori di una rapina in città, scoprì che si trattava degli stessi che avevano svaligiato in precedenza una tabaccheria a Porto Torres. Due colpi fotocopia messi a segno a un mese di distanza l’uno dall’altro. A incastrare i due presunti responsabili, oltre una montagna di prove e di indizi, c’è stato proprio il risultato positivo del test del Dna. Per questo i due erano stati arrestati e rinchiusi a Bancali. Le indagini coordinate dal dirigente della squadra mobile Dario Mongiovì erano partite da un episodio del 7 novembre 2017: in via Vienna, il dipendente del compro oro di viale Trento era stato affiancato da due uomini a bordo di uno scooter mentre stava per salire nella sua auto. Sotto la minaccia di una pistola, lo avevano costretto a consegnare metallo prezioso per un valore di 45mila euro. Poi erano scappati. Lo scooter, risultato rubato in viale Trento, era stato trovato bruciato poco distante da casa di Ellena. Gli investigatori erano in seguito risaliti anche al complice Piredda. A Porto Torres i due malviventi avevano aggredito un tabaccaio e gli avevano spruzzato spray urticante negli occhi. Dopo avere afferrato un borsello con gli incassi, erano anche allora fuggiti a bordo di uno scooter, ma erano stati inseguiti dal tabaccaio che con la sua auto li aveva speronati e fatti cadere. Sul selciato i due avevano lasciato abbondanti tracce biologiche.
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