La Nuova Sardegna

Sassari

Ristrutturazioni più facili

di Francesco Squintu

OZIERI. Altane, portoni tipici, cornici sottogronda e marcapiano sono elementi architettonici distintivi degli importanti edifici del centro storico di Ozieri che negli anni però a causa di...

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OZIERI. Altane, portoni tipici, cornici sottogronda e marcapiano sono elementi architettonici distintivi degli importanti edifici del centro storico di Ozieri che negli anni però a causa di interventi a volte poco coerenti ha rischiato di vedere snaturalizzata la propria identità.

Con l’approvazione definitiva del Piano Particolareggiato del centro di antica e prima formazione giunto alla fine di un lungo iter burocratico iniziato oltre dieci anni fa, anche la cittadina logudorese avrà finalmente uno strumento di tutela e soprattutto di riqualificazione che potrà far rivivere viuzze e rioni che solo qualche decennio fa brulicavano di vita e allegro vociare.

La prima fase del progetto, affidato al giovane architetto ozierese Andrea Pirastru, prevedeva la ridefinizione del perimetro e in un centro storico esteso, si dice il più esteso della Sardegna, non era cosa da poco. Definita la planimetria oggetto di intervento, si è passati allo studio dei valori ambientali, architettonici e identitari del tessuto edilizio storico ed anche all’individuazione delle aree di interesse pubblico che usufruiranno di interventi mirati, volti a creare un insieme di piccoli poli attrattivi. Il fine sarà quello di provare a ripopolare i quartieri del centro e stimolare i proprietari degli immobili a intraprendere ristrutturazioni sia per mettere in sicurezza edifici al momento in stato di abbandono, ma soprattutto valorizzare il patrimonio immobiliare esistente.

L’analisi storica si è basata soprattutto sui documenti dell’archivio capitolare della Cattedrale che fanno diretto riferimento alla Curatoria del Monte Acuto e dopo un lungo lavoro di catalogazione fotografica di ogni stabile sono state individuate quattro fasi edificatorie distinte: edifici realizzati prima del 1700, tra il 1700 e il 1850, dopo il 1850 sino al secondo dopoguerra e gli edifici post bellici e contemporanei. Il passo successivo è stato l’adozione di un “Piano del colore” attraverso il quale si dovrà conservare l’immagine della città e del suo patrimonio materiale fatto di pietra, calce pigmentata e non, infissi e coppi.

Il piano è concepito come uno strumento urbanistico attuativo e servirà soprattutto a fornire indirizzi di metodo e linee guida ai privati che decideranno di ristrutturare, per promuovere un’idea e una visione d’insieme. Sono stati presi a esempio i palazzi nobiliari più importanti in qualità di modelli estetici, gli edifici più vecchi nei quali erano presenti ancora tracce delle colorazione e dei trattamenti originari ed alcune recenti ristrutturazioni che hanno conservato i caratteri architettonici storici.

Nell’ambito del centro matrice inoltre sono stati rilevati dodici siti con un forte degrado che qualora dovessero essere di proprietà privata potranno essere espropriati dall’amministrazione comunale che avvierà progetti di riqualificazione.

La parte più consistente si trova in Via Gavino Cocco, asse viaria cittadina realizzata nel 1800 che a seguito degli interventi potrà avere un ampliamento della sede stradale con il conseguente respiro degli immobili limitrofi e un importante recupero degli spazi urbani.

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