Turismo in Sardegna, stagione buona ma ora serve un progetto
di Umberto Aime
Confcommercio: i dati sono positivi ma attenzione alla ripresa del Nordafrica
4 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. Attenzione, l’effetto carambola è agli sgoccioli. Sulla costa sud del Mediterraneo, si stanno riorganizzando. Algeria, Tunisia ed Egitto vogliono riprendersi tutto quanto hanno smarrito per turbolenze politiche e religiose, e i tour operator si sono rimessi subito a rivendere Sharm el Sheik e pacchetti simili. Se così fosse, dall’anno prossimo la Sardegna potrebbe rifinire schiacciata dalla concorrenza nordafricana nella borsa del turismo europeo. L’allarme è stato lanciato da Confcommercio e Federalberghi un attimo prima di aver letto le carte della stagione appena iniziata. «Se non ci attrezzeremo, i contraccolpi li sentiremo presto», hanno detto i presidenti Alberto Bertolotti e Paolo Manca.
La prospettiva. Cresciuta in fretta anche grazie alle recenti disavventure altrui, anche quest’estate la Sardegna farà un altro scatto in avanti nelle presenze, ma non più in doppia cifra come in recente passato. Forse salirà di un altro 5 per cento nella media, perché se giugno ha tenuto, se agosto spopolerà come sempre e settembre è annunciato frizzante, in mezzo c’è però luglio, mese in cui le prenotazioni sembrano essere al di sotto delle attese. «Perché – ha detto Bertolotti – il turismo non è una scienza esatta e le variabili sono tante». Quali? «Anche non dare certezze a chi vuole investire in Sardegna e puntare sui mesi di spalla», ha aggiunto Paolo Manca.
Le previsioni. L’indagine fra gli associai di Confcommercio e Federalberghi fa sapere che il 53,6 per cento del campione è convinto che quest’anno ci sarà un aumento delle presenze, anche se soprattutto quelle fuori stagione. I super ottimisti, che ipotizzano una crescita superiore ai dieci punti, sono comunque soltanto l’1,8 per cento. La maggioranza, il 44,3, preferisce limitarsi a un più realistico più 5. Al secondo posto, in questa classifica del leggiamo il futuro, c’è un quasi 36 per cento che si trincea dietro la risposta «sarà un’annata stabile». Infine, il 10,6 del campione è invece pessimista, e fra questi la fetta più consistente la vede grigia: ci sarà una diminuzione del 5 per cento. A fare da termometro sono ovviamente le prenotazioni raccolte finora.
Il mercato. «La Sardegna – si legge nell’indagine – ha ancora il suo appeal, ma non possiamo cullarci sugli allori», è stato ribadito più volte nella presentazione. Per scoprire subito dopo che conquistare nuovi mercati è tutt’altro che facile: gli arrivi da Cina e Stati Uniti sono ancora appena percettibili. Oltre agli italiani, che di solito garantiscono la metà delle presenze, 14 milioni nel 2017, il resto continuerà a essere garantito dal solito blocco: tedeschi, francesi, olandesi, spagnoli, inglesi e anche un bel po’ di russi seppure ancora penalizzati dal blocco commerciale imposto dall’Unione europea. La novità è che c’è un interessamento alla Sardegna da parte di svedesi, norvegesi e polacchi. «Sul marketing – è stato detto – c’è ancora da lavorare, ma siamo convinti che le prossime mosse, al centro del Piano strategico, possano essere vincenti visto che c’è stato e ci sarà il coinvolgimento di tutta la filiera».
La qualità. L’immagine emozionale della Sardegna è ancora di primo livello in Italia ed Europa, anche se continua a essere etichettata come cara o abbastanza cara. Non tanto per il prezzo del soggiorno, è nella media, ma a causa del caro trasporti via mare e in aereo che, come si sa, spesso divora persino la metà del budget messo nel conto dal turista. Qui la svolta potrebbe essere, nei voli, puntare su arrivi e partenze dirette dalle Capitali europee verso Cagliari, Alghero e Olbia. Certo, ha rilanciato Bertolotti, «non possiamo vivere nell’incertezza che dal 27 ottobre potrebbe non esserci più la Continuità territoriale e neanche sappiamo ancora la fine di Alitalia. Rischiamo per questo buco di essere già tagliati fuori dal turismo congressuale». Però la Sardegna, grazie a Dio, continua a essere un «polo che attrae per l’ambiente e il mare», ha confermato Paolo Manca, per poi aggiungere: «Comunque dobbiamo essere sempre più capaci a offrire prodotti lontano dalla solita estate e dai soliti luoghi».
La competitività. Su questo aspetto, decisivo per i fatturati, la Sardegna purtroppo zoppica ancora. Non tutti gli alberghi sardi, circa 900, sono al passo con le ultime esigenze della domanda. «C’è bisogno di un ammodernamento complessivo – ha confermato Manca – e contiamo molto sugli incentivi ipotizzati dalla prossima legge urbanistica». Ma non perché, lo hanno giurato, vorrebbero aumenti a pioggia delle cubature e tanto meno altri alberghi sul mare. «Questo non c’interessa oggi e mai ci potrà interessare – ha aggiunto Fausto Mura, vice di Federalberghi –. Ma dobbiamo essere competitivi e senza dimenticarci che a produrre il fatturato è soprattutto la qualità delle camere, non i servizi collaterali». Bertolotti sull’urbanistica si è spinto anche oltre: «Basta cincischiare intorno ai tabù. Guardiamo alla sostanza: che futuro economico vogliamo dare alla Sardegna?» E nel darsi una risposta per lui scontata, il turismo, ha accennato anche alla mancata pianificazione dei litorali: «È un’altra zona grigia e confusa». Così come, sempre secondo gli albergatori, non c’è chiarezza nemmeno sulla tassa di soggiorno: «Alcuni la applicano, altri no. Ma a parte questa schizofrenia, la verità è un’altra: non tutti quei soldi presi in più, poi sono investiti dai Comuni per migliorare la qualità dei servizi per il turismo. Anzi, finiscono in ben altre cose».
La prospettiva. Cresciuta in fretta anche grazie alle recenti disavventure altrui, anche quest’estate la Sardegna farà un altro scatto in avanti nelle presenze, ma non più in doppia cifra come in recente passato. Forse salirà di un altro 5 per cento nella media, perché se giugno ha tenuto, se agosto spopolerà come sempre e settembre è annunciato frizzante, in mezzo c’è però luglio, mese in cui le prenotazioni sembrano essere al di sotto delle attese. «Perché – ha detto Bertolotti – il turismo non è una scienza esatta e le variabili sono tante». Quali? «Anche non dare certezze a chi vuole investire in Sardegna e puntare sui mesi di spalla», ha aggiunto Paolo Manca.
Le previsioni. L’indagine fra gli associai di Confcommercio e Federalberghi fa sapere che il 53,6 per cento del campione è convinto che quest’anno ci sarà un aumento delle presenze, anche se soprattutto quelle fuori stagione. I super ottimisti, che ipotizzano una crescita superiore ai dieci punti, sono comunque soltanto l’1,8 per cento. La maggioranza, il 44,3, preferisce limitarsi a un più realistico più 5. Al secondo posto, in questa classifica del leggiamo il futuro, c’è un quasi 36 per cento che si trincea dietro la risposta «sarà un’annata stabile». Infine, il 10,6 del campione è invece pessimista, e fra questi la fetta più consistente la vede grigia: ci sarà una diminuzione del 5 per cento. A fare da termometro sono ovviamente le prenotazioni raccolte finora.
Il mercato. «La Sardegna – si legge nell’indagine – ha ancora il suo appeal, ma non possiamo cullarci sugli allori», è stato ribadito più volte nella presentazione. Per scoprire subito dopo che conquistare nuovi mercati è tutt’altro che facile: gli arrivi da Cina e Stati Uniti sono ancora appena percettibili. Oltre agli italiani, che di solito garantiscono la metà delle presenze, 14 milioni nel 2017, il resto continuerà a essere garantito dal solito blocco: tedeschi, francesi, olandesi, spagnoli, inglesi e anche un bel po’ di russi seppure ancora penalizzati dal blocco commerciale imposto dall’Unione europea. La novità è che c’è un interessamento alla Sardegna da parte di svedesi, norvegesi e polacchi. «Sul marketing – è stato detto – c’è ancora da lavorare, ma siamo convinti che le prossime mosse, al centro del Piano strategico, possano essere vincenti visto che c’è stato e ci sarà il coinvolgimento di tutta la filiera».
La qualità. L’immagine emozionale della Sardegna è ancora di primo livello in Italia ed Europa, anche se continua a essere etichettata come cara o abbastanza cara. Non tanto per il prezzo del soggiorno, è nella media, ma a causa del caro trasporti via mare e in aereo che, come si sa, spesso divora persino la metà del budget messo nel conto dal turista. Qui la svolta potrebbe essere, nei voli, puntare su arrivi e partenze dirette dalle Capitali europee verso Cagliari, Alghero e Olbia. Certo, ha rilanciato Bertolotti, «non possiamo vivere nell’incertezza che dal 27 ottobre potrebbe non esserci più la Continuità territoriale e neanche sappiamo ancora la fine di Alitalia. Rischiamo per questo buco di essere già tagliati fuori dal turismo congressuale». Però la Sardegna, grazie a Dio, continua a essere un «polo che attrae per l’ambiente e il mare», ha confermato Paolo Manca, per poi aggiungere: «Comunque dobbiamo essere sempre più capaci a offrire prodotti lontano dalla solita estate e dai soliti luoghi».
La competitività. Su questo aspetto, decisivo per i fatturati, la Sardegna purtroppo zoppica ancora. Non tutti gli alberghi sardi, circa 900, sono al passo con le ultime esigenze della domanda. «C’è bisogno di un ammodernamento complessivo – ha confermato Manca – e contiamo molto sugli incentivi ipotizzati dalla prossima legge urbanistica». Ma non perché, lo hanno giurato, vorrebbero aumenti a pioggia delle cubature e tanto meno altri alberghi sul mare. «Questo non c’interessa oggi e mai ci potrà interessare – ha aggiunto Fausto Mura, vice di Federalberghi –. Ma dobbiamo essere competitivi e senza dimenticarci che a produrre il fatturato è soprattutto la qualità delle camere, non i servizi collaterali». Bertolotti sull’urbanistica si è spinto anche oltre: «Basta cincischiare intorno ai tabù. Guardiamo alla sostanza: che futuro economico vogliamo dare alla Sardegna?» E nel darsi una risposta per lui scontata, il turismo, ha accennato anche alla mancata pianificazione dei litorali: «È un’altra zona grigia e confusa». Così come, sempre secondo gli albergatori, non c’è chiarezza nemmeno sulla tassa di soggiorno: «Alcuni la applicano, altri no. Ma a parte questa schizofrenia, la verità è un’altra: non tutti quei soldi presi in più, poi sono investiti dai Comuni per migliorare la qualità dei servizi per il turismo. Anzi, finiscono in ben altre cose».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
