RIVOLUZIONE GENTILE IN CURIA
di DANIELA SCANO
Il senso più profondo della “rivoluzione dolce” di monsignor Gian Franco Saba, giovane arcivescovo metropolita di Sassari, è racchiuso in una frase della lettera aperta indirizzata alla comunità...
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Il senso più profondo della “rivoluzione dolce” di monsignor Gian Franco Saba, giovane arcivescovo metropolita di Sassari, è racchiuso in una frase della lettera aperta indirizzata alla comunità della chiesa turritana in occasione delle numerosissime nomine che nei giorni scorsi hanno coinvolto decine di sacerdoti e numerosi laici. «Occorre acquisire – scrive il presule, citando la nota dei vescovi italiani “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia” – la consapevolezza che è finito il tempo della parrocchia autosufficiente».
Significa, “tradotto” da una laica, che la Chiesa apre (dovrebbe aprire) i recinti anche mentali o delle abitudini che potrebbero imprigionare le energie in essi rinchiuse. È forse per questo che il più imponente spostamento di sacerdoti da una parrocchia all’altra della diocesi, da un incarico all’altro della Curia, lunedì ha colpito soprattutto i fedeli che non ne sapevano niente.
In realtà, i sacerdoti interessati erano bene informati della imminente “rivoluzione” perché ciascuno di loro aveva parlato con il vescovo che ha visitato ogni singola parrocchia. Gli interessati hanno aspettato le decisioni dell’arcivescovo in un clima di tranquillità e di disponibilità che, dicono i bene informati, ha piacevolmente sorpreso lo stesso monsignore.
L’arcivescovo Saba non dovrebbe stupirsi perché, fin dalle sue prime uscite pubbliche dopo il suo insediamento, è apparsa molto chiara a tutti la sua intenzione di far diventare la Chiesa un punto di incontro e di confronto per il territorio. Rimettere in movimento il Sassarese significa rimettere in moto le energie e di energia, in questa “rivoluzione gentile” di metà estate, se ne avverte la forza e la potenzialità.
I parrocchiani devono stare sereni. Il trasferimento di un prete non significa punizione o allontanamento. Corrisponde invece alla disponibilità al ministero del Vescovo per servire la Chiesa in base ai molteplici bisogni. Non è ne promozione né bocciatura, ma semplicemente disponibilità e servizio.
Magari si rimettessero in movimento i politici e con lo stesso spirito di servizio, ma questo è un altro discorso. Auguri all’arcivescovo e a tutti i sacerdoti in cammino con lui e con il Sassarese. A zent’anni da abà.
Significa, “tradotto” da una laica, che la Chiesa apre (dovrebbe aprire) i recinti anche mentali o delle abitudini che potrebbero imprigionare le energie in essi rinchiuse. È forse per questo che il più imponente spostamento di sacerdoti da una parrocchia all’altra della diocesi, da un incarico all’altro della Curia, lunedì ha colpito soprattutto i fedeli che non ne sapevano niente.
In realtà, i sacerdoti interessati erano bene informati della imminente “rivoluzione” perché ciascuno di loro aveva parlato con il vescovo che ha visitato ogni singola parrocchia. Gli interessati hanno aspettato le decisioni dell’arcivescovo in un clima di tranquillità e di disponibilità che, dicono i bene informati, ha piacevolmente sorpreso lo stesso monsignore.
L’arcivescovo Saba non dovrebbe stupirsi perché, fin dalle sue prime uscite pubbliche dopo il suo insediamento, è apparsa molto chiara a tutti la sua intenzione di far diventare la Chiesa un punto di incontro e di confronto per il territorio. Rimettere in movimento il Sassarese significa rimettere in moto le energie e di energia, in questa “rivoluzione gentile” di metà estate, se ne avverte la forza e la potenzialità.
I parrocchiani devono stare sereni. Il trasferimento di un prete non significa punizione o allontanamento. Corrisponde invece alla disponibilità al ministero del Vescovo per servire la Chiesa in base ai molteplici bisogni. Non è ne promozione né bocciatura, ma semplicemente disponibilità e servizio.
Magari si rimettessero in movimento i politici e con lo stesso spirito di servizio, ma questo è un altro discorso. Auguri all’arcivescovo e a tutti i sacerdoti in cammino con lui e con il Sassarese. A zent’anni da abà.
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