Da quindici anni in trincea contro l’Alzheimer
Il compleanno e i programmi dell’associazione di volontariato presieduta da Gianfranco Favini
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. L’associazione di volontariato Alzheimer si prepara a festeggiare i 15 anni di attività che il sodalizio sassarese svolge a San Camillo. Il presidente è al lavoro in questi giorni per definire il programma per il rientro che, a settembre, sarà caratterizzato da un ambizioso progetto. «Siamo in fase di programmazione per l’apertura del Laboratorio – annuncia il presidente Gianfranco Favini –. Speriamo di poter aumentare a tre mattine ed a un pomeriggio la frequentazione del Centro, ma ai primi di settembre organizzeremo altre attività di carattere formativo per i volontari, e Familiari che proseguiranno per tutto l’anno».
Quella dell’associazione è una lunga storia fatta di passione civile. «Nel 2004 aprimmo il primo centro di ascolto per i familiari, unico in tutta la Sardegna, a San Camillo – ricorda il presidente Favini –. Dopo la chiusura, nel maggio 2011, del primo centro sperimentale per demenze e dopo un lungo periodo di riflessione ne iniziammo una nuova avventura: nel 2013 aprimmo il Centro di Riattivazione per coloro che hanno disturbi neuro cognitivi nel Centro di ascolto». Il progetto è stato ulteriormente potenziato, nell’agosto del 2017. Ora il centro ospita per due mattine a settimana circa 18 ospiti «seguiti – ci tiene a dire Gianfranco Favini – con tanto amore e con tanta Ppofessionalità. Nel mese di aprile 2018 abbiamo attivato il gruppo di auto mutuo aiuto coordinato dalla nostra psicologa». L’obiettivo dell’iniziativa è stato quello di creare uno spazio di ascolto e condivisione, fondato sui principi di mutualità, rispetto e confidenzialità. Un luogo di incontro dove gli operatori (psicologa, educatore e volontari formati) accolgono familiari e malati per trascorrere un’ora e mezzo insieme per combattere l’isolamento e favorire i contatti sociali. «I malati di Alzheimer non guariscono, si sa – spiega Favini –, ma può essere loro assicurato un livello di vita sereno e, in ogni caso, dignitoso: nel centro possono curare le piante, cantare, passeggiare, cucinare, fare danza terapia, arte terapia e altre attività occupazionali. Possono fare cioè riattivazione cognitiva seguiti, curati, indirizzati da un équipe altamente specializzata secondo piani terapeutici personalizzati». «Noi siamo un piccolo granello granello di amore nella disperazione dei familiari – dice il presidente della associazione di volontariato –. Per chi si trova ad assistere un malato con disturbi neuro cognitivi, le difficoltà sono numerose. Tra le varie problematiche che affronteremo una delle più importanti è fonte importante di stress è la difficoltà a livello comunicativo; ben presto i caregiver formali ed informali non riescono più a capire né a farsi capire dal malato».
«Coloro che assistono – conclude il presidente – spesso ignorano quanto sia errato credere che il malato di Alzheimer abbia perso ogni capacità di comunicazione: egli si esprime come può; sta a noi imparare a capire il suo linguaggio». Per informazioni cell. 3929945372; mail ass.alz@tiscali.it
Quella dell’associazione è una lunga storia fatta di passione civile. «Nel 2004 aprimmo il primo centro di ascolto per i familiari, unico in tutta la Sardegna, a San Camillo – ricorda il presidente Favini –. Dopo la chiusura, nel maggio 2011, del primo centro sperimentale per demenze e dopo un lungo periodo di riflessione ne iniziammo una nuova avventura: nel 2013 aprimmo il Centro di Riattivazione per coloro che hanno disturbi neuro cognitivi nel Centro di ascolto». Il progetto è stato ulteriormente potenziato, nell’agosto del 2017. Ora il centro ospita per due mattine a settimana circa 18 ospiti «seguiti – ci tiene a dire Gianfranco Favini – con tanto amore e con tanta Ppofessionalità. Nel mese di aprile 2018 abbiamo attivato il gruppo di auto mutuo aiuto coordinato dalla nostra psicologa». L’obiettivo dell’iniziativa è stato quello di creare uno spazio di ascolto e condivisione, fondato sui principi di mutualità, rispetto e confidenzialità. Un luogo di incontro dove gli operatori (psicologa, educatore e volontari formati) accolgono familiari e malati per trascorrere un’ora e mezzo insieme per combattere l’isolamento e favorire i contatti sociali. «I malati di Alzheimer non guariscono, si sa – spiega Favini –, ma può essere loro assicurato un livello di vita sereno e, in ogni caso, dignitoso: nel centro possono curare le piante, cantare, passeggiare, cucinare, fare danza terapia, arte terapia e altre attività occupazionali. Possono fare cioè riattivazione cognitiva seguiti, curati, indirizzati da un équipe altamente specializzata secondo piani terapeutici personalizzati». «Noi siamo un piccolo granello granello di amore nella disperazione dei familiari – dice il presidente della associazione di volontariato –. Per chi si trova ad assistere un malato con disturbi neuro cognitivi, le difficoltà sono numerose. Tra le varie problematiche che affronteremo una delle più importanti è fonte importante di stress è la difficoltà a livello comunicativo; ben presto i caregiver formali ed informali non riescono più a capire né a farsi capire dal malato».
«Coloro che assistono – conclude il presidente – spesso ignorano quanto sia errato credere che il malato di Alzheimer abbia perso ogni capacità di comunicazione: egli si esprime come può; sta a noi imparare a capire il suo linguaggio». Per informazioni cell. 3929945372; mail ass.alz@tiscali.it
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
