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Sassari

Era per tutti “la banca di casa che cresce con te”

Era per tutti “la banca di casa che cresce con te”

Uno sviluppo apparentemente inarrestabile fino al “colpo grosso” delle esattorie: l’inizio della fine

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SASSARI. La chiamavano “la banca di casa che cresce con te” e per un certo periodo lo fu davvero. Negli anni Ottanta l’ascesa della Popolare di Sassari sembrava inarrestabile. Nel periodo del suo massimo potere, la raccolta dell’istituto di credito aveva superato i mille miliardi di vecchie lire. Ventiduemila azionisti credevano nella scommessa fatta da una classe dirigente di cui si fidavano, perché aveva il volto conosciuto del direttore generale Giglio e del presidente Simon. In un certo momento sembrò che la banchetta potesse davvero diventare un colosso. L’inizio della fine arrivò nel 1988, quando la Bps cominciò a rastrellare le esattorie sarde. «È la soglia della tranquillità _ disse allora Mario Giglio _. Un tetto che ci mette al riparo da qualunque necessità di fusione con altre banche. La Popolare di Sassari, ne siamo certi, è destinata a continuare a vivere».

Invece l’affare delle esattorie, il colpo da maestro del management sassarese, si rivelò disastroso per l’imprevista riduzione degli aggi esattoriali a una quota fissa sulle bollette. Solo dopo si scoprì che l’istituto di credito, scelto da migliaia di risparmiatori che scaramanticamente lo chiamano “la banchetta” pur investendoci tutti i propri soldi, era la cassaforte di un gruppo di amici uniti da interessi economici e velleità manageriali. E qualcuno anche dall’appartenenza alla massoneria. Molti milioni venivano generosamente elargiti, con il famoso tasso di interesse all’1 per cento, a società alle quali un istituto di credito serio non avrebbe prestato niente perché decotte o già tecnicamente fallite. Poi si scoprì che erano affari di amici e, in alcuni casi, di consiglieri di amministrazione della Bps.

Quando, dopo uno scontro al calor bianco tra i due grandi rivali Mario Giglio e Cenzo Simon, il presidente nel 1991 si dimise, i conti della Banca Popolare di Sassari finirono sotto i riflettori della Banca d’Italia. E insieme ai conti finirono sotto la lente d’ingrandimento della magistratura anche i segreti e i tanti veleni maturati nelle stanze della “banca di casa che cresce con te”. Il processo, seguito con spasmodica attenzione dagli azionisti, si concluse nel 1999 con due condanne, qualche assoluzione e numerose applicazioni della prescrizione. (d.s.)

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