Sassari, alla guardia medica le garze le devono pagare i pazienti
Nel servizio di via Sardegna mancano le bende e i cerotti: cittadini costretti a rifornirsi in farmacia per essere curati
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SASSARI. Ormai i pazienti sono costretti ad andare a comparare in farmacia a proprie spese garze e cerotti. Alla guardia medica di via Sardegna succede anche questo: che chi abbia bisogno di una medicazione si trovi davanti all’imbarazzato medico di turno che, allargando le braccia, confessa di non avere quanto serve a curarlo.
Presidio sanitario negletto, la guardia medica, sin da quando è stata istituita come servizio di supporto notturno e festivo in alternativa ai medici di base, ha sempre sofferto di scarsa attenzione da parte delle aziende sanitarie. In tutta l’isola. Ma che a Sassari in un centro di prima cura quale dovrebbe essere la “guardia” , manchino gli strumenti più elementari come bende e cerotti, presenti anche nel più scarso pronto soccorso domestico di ogni famiglia, ha dell’incredibile.
Ed incredibile è che questa situazione si ripeta ciclicamente, quando, cioè, l’Ats deve rifare gli appalti per le forniture.
«Ma è possibile che non si possa ordinare quanto serve in maggiore quantità – si indigna uno dei pazienti che in questi giorni ha dovuto comprare di tasca una garza –? Come si fa a non fornire un ambulatorio medico pubblico del minimo indispensabile? Sono rimasto senza parole quando il medico mi ha detto che non avrebbe potuto farmi la medicazione che mi era necessaria. L’ho visto umiliato nel suo ruolo. Non si può tenere aperto un servizio in questo modo».
E per fortuna che la guardia medica dovrebbe essere l’alternativa contro l’intasamento del pronto soccorso. Complice il passa parola tra utenti, il servizio rischia di essere disertato, se lì non possono nemmeno incerottarti.
Per non parlare della qualità del materiale distribuito dall’Ats: le siringhe, ad esempio, sono di pessima qualità e lo stantuffo si inceppa quando si va a iniettare il farmaco al paziente. Ma anche della mancanza di arredi banali come i faretti senza i quali suturare una ferita diventa complicato. E per non parlare anche dello squallore della sala d’attesa dove ci si deve sedere su vecchie sedie recuperate chissà dove, e sucui incombe un controsoffitto che, anche per un occhio inesperto, avrebbe bisogno di una profonda pulizia. Perché chissà quanta polvere si è accumulata durante gli anni negli interstizi, e magari non è proprio salutare tenerlo in quello stato.
Con tredici medici, quaranta visite in media per turno feriale e duecento nel festivo dalle 8 del sabato fino alle 8 del lunedì, la guardia medica dovrebbe assicurare prestazioni efficienti. Se non lo fa non è certo per colpa dei professionisti che ci lavorano, tutti con anni di esperienza e specializzazioni. Che avrebbero diritto a svolgere il loro lavoro con i mezzi necessari.
Presidio sanitario negletto, la guardia medica, sin da quando è stata istituita come servizio di supporto notturno e festivo in alternativa ai medici di base, ha sempre sofferto di scarsa attenzione da parte delle aziende sanitarie. In tutta l’isola. Ma che a Sassari in un centro di prima cura quale dovrebbe essere la “guardia” , manchino gli strumenti più elementari come bende e cerotti, presenti anche nel più scarso pronto soccorso domestico di ogni famiglia, ha dell’incredibile.
Ed incredibile è che questa situazione si ripeta ciclicamente, quando, cioè, l’Ats deve rifare gli appalti per le forniture.
«Ma è possibile che non si possa ordinare quanto serve in maggiore quantità – si indigna uno dei pazienti che in questi giorni ha dovuto comprare di tasca una garza –? Come si fa a non fornire un ambulatorio medico pubblico del minimo indispensabile? Sono rimasto senza parole quando il medico mi ha detto che non avrebbe potuto farmi la medicazione che mi era necessaria. L’ho visto umiliato nel suo ruolo. Non si può tenere aperto un servizio in questo modo».
E per fortuna che la guardia medica dovrebbe essere l’alternativa contro l’intasamento del pronto soccorso. Complice il passa parola tra utenti, il servizio rischia di essere disertato, se lì non possono nemmeno incerottarti.
Per non parlare della qualità del materiale distribuito dall’Ats: le siringhe, ad esempio, sono di pessima qualità e lo stantuffo si inceppa quando si va a iniettare il farmaco al paziente. Ma anche della mancanza di arredi banali come i faretti senza i quali suturare una ferita diventa complicato. E per non parlare anche dello squallore della sala d’attesa dove ci si deve sedere su vecchie sedie recuperate chissà dove, e sucui incombe un controsoffitto che, anche per un occhio inesperto, avrebbe bisogno di una profonda pulizia. Perché chissà quanta polvere si è accumulata durante gli anni negli interstizi, e magari non è proprio salutare tenerlo in quello stato.
Con tredici medici, quaranta visite in media per turno feriale e duecento nel festivo dalle 8 del sabato fino alle 8 del lunedì, la guardia medica dovrebbe assicurare prestazioni efficienti. Se non lo fa non è certo per colpa dei professionisti che ci lavorano, tutti con anni di esperienza e specializzazioni. Che avrebbero diritto a svolgere il loro lavoro con i mezzi necessari.
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