I Granatieri di Sardegna riabbracciano Bulzi

Nel 1943 molti giovani soldati furono ospitati nel paese, a Sedini e Perfugas  Quel filo di amicizia e riconoscenza riallacciato grazie al parroco don Brozzu

BULZI. La comunità di Bulzi ha riabbracciato, per la prima volta dopo l’inverno del 1943, i Granatieri di Sardegna. Nei giorni scorsi si è tenuto nel paese un incontro tra una delegazione dell’associazione nazionale Granatieri di Sardegna e le comunità di Bulzi, Sedini e Perfugas rappresentate dai rispettivi primi cittadini Edoardo Multineddu, Tore Carta e Dino Decandia.

Un’iniziativa fortemente voluta del parroco di Sedini e Bulzi, don Luciano Brozzu, e che ha consentito di riallacciare quell’antico filo di amicizia e di riconoscenza che lega queste tre comunità ai granatieri che, di rientro dalla Corsica, trascorsero alcuni mesi dell’inverno del 1943 in questi paesi.

Don Luciano, due anni fa, nel rimettere in ordine un magazzino della chiesa parrocchiale, rinvenne una targa scritta in latino dedicata a San Francesco, firmata 3° Battaglione Speciale Granatieri di Sardegna e datata Natale 1943. Il parroco quindi sistemò la targa in chiesa e acquistò una statua di San Francesco invitando una rappresentanza dei Granatieri per celebrare l’evento e ricordare insieme i soldati defunti, in particolare Bruno Conti, un giovane granatiere morto suicida a Bulzi in quel periodo e che venne seppellito proprio nel cimitero del paese.

Nel mese di settembre del 1943 arrivò a Bulzi il 3° Battaglione del 2° Reggimento dei Granatieri di Sardegna che si accamparono in gran parte in paese e in parte a Sedini e a Perfugas. Il cibo in quell’inverno era scarso eppure la popolazione accolse questi ragazzi come dei figli riuscendo sempre a rimediare un boccone anche per loro che altrimenti avrebbero rischiato di morire di fame e di freddo e con il pensiero rivolto alla gioventù del posto impegnata nei territori di guerra in terre lontane e sconosciute.

Molti di loro vennero ospitati da alcune famiglie, spesso poverissime, ma che dimostrarono affetto e comprensione verso questi giovani sconosciuti. Sono ancora tanti gli anziani del paese che ricordano con tenerezza questi giovani soldati che ricambiarono l’ospitalità facendo qualsiasi tipo di lavoro nei campi. A Bulzi realizzarono anche lavori nella chiesa parrocchiale trasformando una stanza chiusa, adibita anticamente ad ossario, nell’attuale cappella delle Anime dove adesso campeggia un bel retablo, e realizzando la scala esterna del vecchio campanile a vela, poi demolito nel 1958. Nell’altare maggiore crearono persino dei dipinti uno dei quali, l’Occhio della Provvidenza sormontato da una grande colomba, è rimasto nella memoria dei bulzesi. Realizzarono inoltre un altare in marmo dedicato a San Francesco (il loro cappellano militare era un frate francescano) poi smantellato tra il 1958 e il 1964.

Nel corso delle giornata è stata celebrata una messa in ricordo dei granatieri defunti e sono stati resi gli onori al monumento ai Caduti.

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