Il biologo denuncia: corallari più sicuri con il sistema rov
Lavorare in condizioni estreme, rischiando la vita, non è solo un comportamento irresponsabile: è vietato dalla legge. Vale per tutti i lavoratori, tranne i corallari che quando escono di casa non...
1 MINUTI DI LETTURA
Lavorare in condizioni estreme, rischiando la vita, non è solo un comportamento irresponsabile: è vietato dalla legge. Vale per tutti i lavoratori, tranne i corallari che quando escono di casa non sanno se torneranno. I pescatori dell’oro rosso sul lavoro devono confidare unicamente sulla propria esperienza professionale e sul feeling con il marinaio che li riporterà a bordo da profondità che possono toccare i 140 metri. Basta una distrazione, un imprevisto e la sorte del corallaro è segnata. Dopo la tragedia di Alghero, dove il corallaro Dino Robotti è morto, qualcuno si scaglia contro le norme che regolamentano la pesca del corallo rosso. A denunciare la pericolosità di una situazione che potrebbe essere risolta con una legge è Lorenzo Chessa, un accademico esperto di corallo rosso. «L’attuale sistema espone i corallari al rischio di embolie – afferma – e questo è assurdo in un’epoca in cui la tecnologia ha consentito all’uomo di avvicinarsi a Plutone». «Le tecnologie che salvaguardano i corallari e l’ambiente esistono – spiega l’esperto –. Basterebbe usare il Rov il cui uso per la pesca del corallo, però, è proibito per legge».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
