Delitto del lago, gli interrogatori: prime crepe nel gruppo
A Oristano continuano le indagini degli inquirenti. Il gip decide sulle misure cautelari
GHILARZA. Ancora nessuna decisione del giudice e così quella di sabato è la prima giornata in cui, da mercoledì, non ci sono novità sull’omicidio di Manuel Careddu. Sull’Omodeo i carabinieri hanno speso un’altra giornata di ricerche vane. Il corpo non salta fuori alimentando dubbi e orribili pensieri sul fatto che qualcosa di ancor più macabro, per quanto possibile, sia accaduto dopo il seppellimento del corpo.
Intanto il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Oristano, Annie Cecile Pinello, e quello del tribunale dei minori di Cagliari non hanno sciolto la riserva sulle misure cautelari da applicare ai cinque arrestati. Oggi è domenica, per cui lo faranno domani. Dovranno motivare le loro decisioni per cui è possibile che qualche particolare in più sul delitto salti fuori e che il quadro vada definendosi ancora meglio, in particolare per quel che riguarda i ruoli ricoperti dai cinque arrestati il giorno dell’esecuzione, nei giorni immediatamente precedenti e anche in quelli successivi.
Venerdì tutti e cinque hanno parlato e fatto le prime ammissioni. C’è chi l’ha fatto con spontanee dichiarazioni, chi rispondendo all’interrogatorio con le domande del giudice. Sono strategie difensive decise dagli avvocati Gianfranco Siuni, Giancarlo Frongia, Emanuele Tuscano, Francesco Campanelli e Aurelio Schintu. Sono strategie che hanno anche fatto emergere le prime crepe nell’unità del gruppo che sembrava inscalfibile. I primi distinguo sui ruoli e quindi sulle responsabilità li avrebbero fatti proprio i cinque ragazzi di Ghilarza: Christian Fodde, Riccardo Carta, Matteo Satta e i minorenni G.C. e C.N. (e.carta)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
