Sassari, famiglie ostaggio della Buddi Buddi
I residenti di Zuari murati in casa: non c’è marciapiede. L’opposizione: chiudetela
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SASSARI. Sono pochi, otto famiglie e poco più di venti residenti. Destinati a sparire di fronte al “bene comune” di una strada attesa per anni, e percorsa ogni giorno da migliaia di automobili. Ma a restare reclusi nelle loro case, bloccati da cento metri di un marciapiede promesso ma ancora non realizzato, che li costringe a passeggiare sul bordo della carreggiata dove, in barba al limite di 30 chilometri orari, auto e moto sfrecciano a tutta birra, non ci stanno più. Sono i residenti della zona di Zuari, un pugno di case cresciute intorno alla chiesetta di San Giovanni, sul ciglio della Buddi Buddi. «In quel tratto – tuona Giuseppe Carta, uno dei residenti – che l’amministrazione si vanta di aver riaperto al traffico con dieci giorni di anticipo. Giocando sulla nostra pelle». «Perché – gli fa eco Stefano Dore – l’unico passaggio pedonale presente è a cento metri di distanza. Peccato che non ci sia marciapiede. E che le auto passino a tutta velocità». «E inoltre – attacca Antonio Falchi – l’autobus ancora si ferma dall’altra parte della carreggiata. Costringendo chi scende ad attraversare la strada senza strisce. O a fare il lungo tratto camminando sul ciglio. Evidentemente la lezione di Ottava non è bastata».
Una striscia di asfalto invalicabile, se non con gradi rischi: «Che taglia un agglomerato di case unito – spiega Paolo Carta –. C’è gente che ha un pezzo di terreno da una parte e un pezzo dall’altra. Ci sono anziani che non vanno più a messa nella chiesetta perché non sanno come raggiungere le strisce. Chi è senza macchina semplicemente non esce più». E, a guardare l’incrocio a raso, subito dopo una curva qualche centinaio di metri dopo il bar Graziella, anche l’uscita in auto è tutt’altro che rassicurante. Anzi, è pericolosa.
Ieri mattina, a raccogliere le lamentele dei residenti, sono andati i consiglieri di opposizione della commissione lavori pubblici: Giancarlo Carta, Manuel Alivesi, Salvatore Dau, Desi Manca e Francesco Era. «Avevamo chiesto un’audizione all’assessore Piu, ci ha convocato per il 3 dicembre. Qui c’è gente che rischia la pelle tutti i giorni. E la strada, come è stata frettolosamente aperta, va chiusa». «Fino a quando il promesso marciapiede – attacca Carta, che per primo ha sollevato il caso – non sarà realizzato. Nel mentre vorremmo vedere se c’è nel progetto, e nel capitolato d’appalto». Rimarrà l’incubo dell’incrocio a raso: inaugurare una futura 4 corsie lasciandone uno così pericoloso è incomprensibile. (g.bua)
Una striscia di asfalto invalicabile, se non con gradi rischi: «Che taglia un agglomerato di case unito – spiega Paolo Carta –. C’è gente che ha un pezzo di terreno da una parte e un pezzo dall’altra. Ci sono anziani che non vanno più a messa nella chiesetta perché non sanno come raggiungere le strisce. Chi è senza macchina semplicemente non esce più». E, a guardare l’incrocio a raso, subito dopo una curva qualche centinaio di metri dopo il bar Graziella, anche l’uscita in auto è tutt’altro che rassicurante. Anzi, è pericolosa.
Ieri mattina, a raccogliere le lamentele dei residenti, sono andati i consiglieri di opposizione della commissione lavori pubblici: Giancarlo Carta, Manuel Alivesi, Salvatore Dau, Desi Manca e Francesco Era. «Avevamo chiesto un’audizione all’assessore Piu, ci ha convocato per il 3 dicembre. Qui c’è gente che rischia la pelle tutti i giorni. E la strada, come è stata frettolosamente aperta, va chiusa». «Fino a quando il promesso marciapiede – attacca Carta, che per primo ha sollevato il caso – non sarà realizzato. Nel mentre vorremmo vedere se c’è nel progetto, e nel capitolato d’appalto». Rimarrà l’incubo dell’incrocio a raso: inaugurare una futura 4 corsie lasciandone uno così pericoloso è incomprensibile. (g.bua)
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