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Sassari, petizione degli abitanti del centro storico: «Telecamere e controlli»

Luca Fiori
Sassari, petizione degli abitanti del centro storico: «Telecamere e controlli»

Dopo la violenta lite di qualche notte fa in via Delle Rose i residenti si mobilitano. Il racconto di chi vive qui da 40 anni: «Accogliamo tutti ma chiediamo rispetto»

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SASSARI. «Alle due del mattino siamo stati svegliati dalle richieste d’aiuto provenienti da quella casetta gialla, all’angolo con via Delle Rose, e da alcuni rumori che all’inizio ci sono sembrati spari, ma che erano in realtà i colpi delle sedie contro i vetri delle finestre che andavano in frantumi. Stavo per correre in strada, ma mio marito mi ha fermato e mi ha chiesto se fossi impazzita, poi abbiamo chiamato il 112 e subito dopo sono arrivati i carabinieri».

Simona, vive in via Sant’Apollinare da quasi quarant’anni e per descrivere come è cambiato il quartiere da quando si è trasferita qui, da un paesino del cagliaritano, le bastano poche parole, ma che rendono molto bene l’idea: «da porte aperte a porte blindate». Qualche sera fa la donna ha assistito dalla finestra – come gran parte del quartiere – a una violenta lite tra una cittadina colombiana e il suo ex convivente marocchino. L’uomo ha provato a entrare in casa da una finestra sul retro dell’abitazione e davanti alla reazione della donna sudamericana ha perso la testa. Tra i due è iniziata una violentissima colluttazione a colpi di sedie che ha svegliato tutto il vicinato.

«Abbiamo avuto paura che l’ammazzasse» racconta Simona nel salotto della sua casa acquistata nel 1980, davanti alle pareti tappezzate dalle foto dei nipotini. «Lei urlava “me mata” “me mata” - aggiunge la donna - e se non fossero arrivati i carabinieri probabilmente l’avrebbe uccisa veramente».

Con altri abitanti della zona, prima ancora di quest’ultimo episodio, la residente dello storico rione popolare ha dato vita a una raccolta di firme che verranno inviate in questura, prefettura e comune.

«Ne abbiamo già raccolte una sessantina - spiega - ma potrebbero essere molte di più perché in tanti qui hanno paura a esporsi in prima persona. Chiediamo una sola cosa - spiega la donna - vogliamo telecamere e più controlli. Qui le persone sono tutte ben accette, da qualsiasi parte del mondo arrivino - aggiunge - e lo dice una che 38 anni fa è stata accolta da questo quartiere come una figlia, però ora abbiamo paura, chiediamo legalità e sicurezza per noi e per i nostri figli». A pochi metri da, qui dietro il bancone del mini market Giovanni Masia, raccoglie gli umori degli abitanti e dalle vetrine non può non notare il via vai di tossicodipendenti. «Lo spaccio qui è a tutte le ore- spiega il commerciante - tra questi vicoli è facile nascondersi e chi deve spacciare lo sa bene». Non lontano da queste casette basse, in piazza della stazione gli agenti della Polfer durante il giorno provano a garantire un presidio di legalità. «Eppure le aiuole della piazza - spiega un pensionato - sono diventate il bagno all’aperto delle decine di giovani che stanno buttati tutto il giorno in corso Vico».

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