La Nuova Sardegna

Sassari

Storia, degrado e rinascita: i “volti” del centro storico

di Andrea Sini
Storia, degrado e rinascita: i “volti” del centro storico

Nel cuore di Sassari per scoprirne la grande bellezza, le contraddizioni e il declino In cammino tra le oasi urbane recuperate e le zone dove il pericolo è una realtà 

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La centrale dell’eroina di largo Pazzola è in crisi. Nell’angolo “storico” dello spaccio, nel cuore del rione di Culleziu, un annetto fa sono comparse telecamere e agenti in borghese e la base del mercato illegale si è spostata altrove, anche se non di molto. Troppo tardi, comunque, perché nel frattempo un lungo tratto della via si è desertificato, sia per la crisi che per le facce “da eroina” che tuttora si incontrano sin dal mattino presto. Benvenuti a Sassari, centro storico, via Università, un tempo cuore pulsante del commercio cittadino, dove le serrande abbassate sono decine.

Se superi “li quattru cantunaddi”, lasciandoti alle spalle le risa, gli applausi e i botti delle lauree che animano la sede centrale dell’università, bastano pochi passi per immergersi completamente nel cuore della città antica. I negozianti che resistono, ce la fanno perché ci sanno fare e perché qui il traffico di pedoni, nonostante tutto, resta altissimo. Di giorno, a parte la presenza fissa di qualche faccia poco raccomandabile, è tutto tranquillo. L’altra notte, però, a una pallonata di distanza da qua hanno incendiato un’auto e qualche mattina fa i negozianti hanno trovato il selciato della strada ricoperto di sangue, segni di una probabile rissa notturna.

La pittoresca via Turritana, 400 metri esatti, una delle passeggiate preferite dai turisti che vanno verso il duomo. Prima incontrano Palazzo Ducale, fotografano l’angolo più bello dell’intera città – vicolo del Campanile – e se hanno fortuna possono imbattersi in una delle iniziative culturali che il Ticcu Social Club organizza con cadenza quasi quotidiana. Là sotto, agonizzante, piazza Duomo resta ferma e immutabile con tutta la sua luminosa bellezza. Appena 10 anni fa attorno alla cattedrale di San Nicola si contavano due bar, un ufficio comunale, un circolo molto frequentato, un tabacchino, una macelleria, due negozi di generi alimentari, oltre alla storica libreria Cattolica. La piazza resta bellissima ed estremamente tranquilla, anche di notte, ma le uniche serrande alzate oggi sono quelle del bar Duomo e di una sala slot di recente apertura, oltre alla libreria. Il paradosso è che ciclicamente, a pochi passi di distanza, nascono e muoiono micro-centrali di spaccio.

Proprio sotto la piazza, a partire da via Frigaglia si apre un rione “di confine” con le sembianze di un borgo: edifici bassi, case ristrutturate e qualche stabile cadente occupato da prostitute che ricevono a domicilio, alcuni circoli “culturali” in cui il vino più caro costa un euro al bicchiere. L’asse sul quale si iniziano a notare le differenze scorre lungo via Santa Elisabetta e via Sant’Apollinare. Qua gli stranieri residenti sono molti di più, ma se hai le dritte giuste il “fumo” lo puoi comprare a domicilio in casa di qualche autoctono. Sul lato di via Dei Corsi c’è da anni una fortissima presenza senegalese. Poco oltre, tra l’Infermeria San Pietro e le Monache Cappuccine si apre uno slargo che è da sempre un punto particolarmente delicato, crocevia multietnico e passaggio obbligato per chi transita da e per corso Vico. Alle spalle della chiesa di Sant’Apollinare, il centro socio-culturale S’Idealibera ha appena inaugurato una biblioteca popolare. La piazza della chiesa di mattina è deserta ma nel pomeriggio si anima con personaggi di varia umanità. Da queste parti, a due passi dalla stazione e da porta Sant’Antonio, aumenta in modo esponenziale anche il numero di bar e circoli. I residenti ripetono ciò che si sente anche in altri rioni: là dove i circoli sono controllati e non chiudono tardi, i problemi sono minimi. Altrimenti gli schiamazzi rendono problematico il sonno e rientrare a casa con l’oscurità può diventare un affare fastidioso.

Porta Sant’Antonio si apre all’improvviso con i suoi alberi e le sue panchine, dove le “dischussioni a tre” raccontate nei versi della Mirinzana a volte possono diventare molto più affollate e movimentate. La zona, a sua volta crocevia di passaggio e stazionamento multietnico, è irrimediabilmente orfana della pizzeria Le Antiche Mura, che aveva un ruolo catalizzatore ma anche “equilibratore” fondamentale. Qui inizia corso Vittorio Emanuele, con tutte le problematiche e le contraddizioni che, almeno sino a via Pais, ne fanno una zona quasi “a sé”. Da qualche anno a questa parte le dinamiche che coinvolgono la zona si sono fatte più complesse: in poche decine di metri vi è un’alta concentrazione di bar, circoli e negozi etnici. Anche quando i rispettivi proprietari gestiscono le attività in maniera irreprensibile, il mercato dello spaccio è ben vivo, come dimostrano anche le statistiche legate all’attività delle forze dell’ordine. A questo si aggiungono due ordini di problemi, che rendono impossibile la vita di chi abita nei paraggi e tengono alla larga chiunque non viva o non abbia interessi in questa zona: le questioni legate alla pura e semplice educazione civica, ovvero schiamazzi notturni, karaoke a tutto volume sino a tardi, risse; dall’altro le tensioni multietniche e multirazziali, che generano attriti potenzialmente esplosivi.

Sul lato sinistro del corso, per chi sale, si apre l’intricato dedalo di vicoli e stradine che formano i rioni di San Sisto e San Donato. L’asilo e la scuola elementare sono un importante esempio di integrazione, ma chi non può permettersi niente di meglio vive ancora in seminterrati bui e malsani. Molte delle prostitute che battono i vialoni di Predda Niedda abitano qui, alcune ragazze dell’est ricevono in casa, ma per i residenti i problemi sono sempre gli stessi: l’imprevedibilità dei tossicodipendenti e l’intraprendenza dei delinquenti, stranieri e locali.

Risalendo via Lamarmora si arriva a un altro punto critico, l’incrocio con via Rosello. L’università ci ha piazzato una casa dello studente, ma il contesto circostante non è dei più accoglienti e le studentesse ci stanno alla larga, chiedendo di venire alloggiate altrove. Nonostante l’alto transito di pedoni, tra chi va e viene dal mercato civico o da Monte Rosello, dopo il tramonto passare qua non è particolarmente piacevole. Risalendo ancora, per diversi isolati nei due tratti paralleli di via Mercato e via Lamarmora le attività commerciali sono sparite quasi tutte.

Dopo la chiusura del vecchio mercato, nell’omonima via solo negli ultimi anni sono spariti due bar, una gastronomia e diversi negozi. Resistono ancora la bancarella di piazza Pescheria, una macelleria, una merceria, il ristorante tipico che si affaccia anche su piazza Tola, e un circolo. Idem su via Lamarmora, dove le serrande abbassate sono la stragrande maggioranza e dove il prezzo degli immobili in questo momento è assolutamente concorrenziale. Se solo ci fosse un piano organico di riqualificazione, questa zona avrebbe enormi potenzialità.

E da qui si arriva all’“oasi” di piazza Tola: finita l’epopea dello storico mercatino, si è passati dall’abbandono e degrado più assoluto degli anni Novanta-Duemila, alla rinascita come uno dei principali punti di riferimento per la movida notturna cittadina. Il che significa posti di lavoro, controllo, decoro e territorio “riconquistato”. Oltre piazza Tola, tra l’ultima porzione del corso, piazza Azuni, via Luzzatti e largo Cavallotti si apre di fatto un’altra città: non che qui il commercio goda di ottima salute, ma le vetrine iniziano a scintillare con i loro prodotti di marca, il prezzo al metro quadro degli stabili si impenna e il numero di attività cresce a dismisura. La quasi totale assenza di bar e circoli di un certo tipo fa sì che, per residenti ed esercenti, il massimo dei problemi siano legati alla raccolta differenziata e al parcheggio selvaggio del sabato sera. Una zona a quasi perfetta misura d’uomo, con piazza Castello che delimita i confini “a monte” del centro storico. Poi si apre piazza d’Italia, antico salotto buono dei sassaresi, a sua volta retrocesso a luminosa sala di ritrovo per pochi intimi. Ma questa è già tutta un’altra storia.



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