Pestato e rapinato mentre torna a casa

Vigile urbano di 53 anni aggredito in via Solari: erano in due, mi hanno picchiato e buttato a terra. Le auto passavano dritte

SASSARI. «Potevo non esser qua a raccontare questa storia, ho creduto di morire...». E mentre quell’uomo continuava a colpirlo con calci e pugni, facendolo cadere a terra e minacciandolo: «Dammi la catenina, dammi il portafoglio, ti ammazzo maledetto bastardo», lui ha trovato le pochissime forze rimastegli per alzarsi da terra e correre come un disperato in mezzo alla strada buia (tutti i lampioni erano spenti) urlando a squarciagola nella speranza che qualcuno si fermasse ad aiutarlo. Speranza vana, considerato che le macchine passavano dritte.

È una storia di terribile violenza ma anche di preoccupante indifferenza quella accaduta alle 23.30 di martedì in via Solari, vicino al centro di accoglienza Pime (tra Latte Dolce e Santa Maria di Pisa). Protagonista della disavventura Alessandro Medas, sassarese di 53 anni, agente della polizia locale. È lui, dal pronto soccorso di Sassari, a raccontare l’incubo vissuto: «Rientravo a piedi a casa dove mi aspettavano mia moglie e mie figlie, camminavo sul marciapiede di via Solari aiutandomi con la luce del display del cellulare perché, ed è una vera vergogna, non c’era un lampione acceso e non si vedeva nulla. Avevo una borsa 24 ore a tracolla dove tenevo il computer». A un certo punto a bordo strada si è fermata un’utilitaria: «È sceso l’uomo che stava seduto sul lato passeggero – continua Medas – ha attraversato ed è venuto verso di me, sentivo i suoi passi alle mie spalle, allora mi sono spostato perché mi superasse e in quel momento mi ha detto: “Non è che hai visto un negro?”. Era italiano e aveva un’inflessione marcatamente locale. Gli ho risposto di no e lui mi ha sorpassato e ha continuato a camminare al buio».

Il 53enne non si sentiva tranquillo, aveva capito da subito che c’era qualcosa che non andava. E purtroppo aveva ragione: «All’improvviso ha fatto dietrofront, mi è venuto incontro e ha cominciato a colpirmi, tirava la tracolla della borsa, mi urlava “ti ammazzo”. Sono caduto a terra e ho visto scendere dall’auto la persona che era al volante, urlava: “dammi la catenina, il portafogli, ti ammazziamo”. Mi sono toccato in testa e sanguinavo. A un certo punto, e non so ancora come io abbia fatto, sono riuscito a divincolarmi e ho cominciato a correre come un matto, urlavo, chiedevo aiuto. Ma nessuno si è fermato, eppure mentre quell’individuo mi picchiava, le macchine ci scansavano sull’asfalto. Quindi hanno visto quello che stava succedendo». Nel frattempo la tracolla si è rotta e i due sono riusciti a prendere la borsa. «Lì dentro non c’era solo il pc, c’era tutta la mia vita». In quella cartella, infatti, era custodito un computer che conteneva una raccolta di fotografie di grande valore affettivo, preziose immagini di vita familiare: «Questo è ciò che più mi fa male, non sapere in quali mani siano finite. Chi potrebbe vederle. Saprei essere molto riconoscente nei confronti di chiunque possa esserne venuto in possesso. Vorrei che mi contattassero, anche in forma anonima».

Un appello disperato, quello lanciato da Alessandro Medas che oggi formalizzerà la denuncia in questura. Martedì notte, dopo l’aggressione, l’uomo ha chiamato il 113 e sul posto sono intervenute le pattuglie delle volanti e una dei carabinieri. Nelle prossime ore partiranno le indagini per tentare di individuare i responsabili di questo brutale pestaggio. Il secondo avvenuto in città nell’arco di dieci giorni.

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