Porto Torres, l'invalido “miracolato” dall’Inps
Gavino Masia
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Paolo ValenteLa commissione medica ha ridotto il grado di menomazione, revocato l’assegno di accompagnamento
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PORTO TORRES. Si sente vittima di una grande ingiustizia da parte della commissione medica dell’Inps che - nonostante abbia la gamba destra amputata dal 2011 e altre gravi patologie - non lo considera più un invalido al cento per cento. Una situazione che Paolo Valente, 64 anni, non accetta assolutamente dopo il responso della verifica medico legale dello scorso 2 ottobre. Che gli riconosce praticamente le stesse patologie, ma riduce la percentuale dell’invalidità all’ottantacinque per cento. Dalla documentazione in possesso di Paolo Valente risulta che nel marzo 2013 la commissione medica superiore riconosce all’interessato «l’invalidità totale e permanente inabilità lavorativa al cento per cento e con impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore». La diagnosi medica che accompagnava l’esito di cinque anni fa, d’altronde, parla chiaro: amputazione dell’arto inferiore destro per arteriopatia obliterante cronica (una lesione ostruttiva localizzata a valle delle arterie renali), ipertensione arteriosa e cardiopatia ipertensiva.
«Mi sento vittima di una vera e propria ingiustizia – dice Paolo Valente – perché fino a poche settimane fa ero considerato un invalido totale secondo le cartelle sanitarie e molteplici commissioni mediche: ho il grosso problema della gamba che mi è stata amputata nel 2011 e, forse, un mese fa la commissione medica dell’Inps aveva pensato che fosse ritornata al suo posto. Sono anche cardiopatico, ho seri problemi ai reni e la gamba sinistra la sto curando attraverso trapianto di cellule staminali». Si considera una persona equilibrata, ma anche provando a ragionare non riesce proprio a capire per quale motivo nel giro di cinque anni la sua condizione fisica è stata giudicata non meritevole dell’invalidità al cento per cento, giudizio che gli è costata la revoca dell’assegno di accompagnamento. «Io sono un invalido reale – aggiunge –, magari avessi ancora la gamba destra. Ci sono i verbali dell’ospedale, il consenso del medico di famiglia e le verifiche svolte dalle commissioni precedenti che lo attestano. Sette anni fa ho subito l’imputazione, dovuta ad una arteria “mummificata”, perché nei dieci anni precedenti ho patito dolori lancinanti e i medici non sono mai riusciti a capire quale fosse il problema».
Si sente letteralmente beffato da una commissione dell’Istituto nazionale previdenza sociale che il due ottobre 2018 gli ha ridotto l’invalidità e che con un colpo di spugna ha eliminato tutte le menomazioni fisiche.
Cammina per pochi metri col bastone, e a fatica, e non riesce a darsi pace per quello che mai avrebbe immaginato potesse accadere a un invalido di 64 anni senza una gamba e con altre patologie. «So di aver subito una ingiustizia – conclude –, ma ho già nominato un legale attraverso il patronato e sto aspettando di venire richiamato alla visita. Andrò fino in fondo, comunque, perché non considero assolutamente giusto che persone che hanno le mie stesse problematiche abbiano a che fare con commissioni mediche che non tengono conto delle patologie invalidanti».
«Mi sento vittima di una vera e propria ingiustizia – dice Paolo Valente – perché fino a poche settimane fa ero considerato un invalido totale secondo le cartelle sanitarie e molteplici commissioni mediche: ho il grosso problema della gamba che mi è stata amputata nel 2011 e, forse, un mese fa la commissione medica dell’Inps aveva pensato che fosse ritornata al suo posto. Sono anche cardiopatico, ho seri problemi ai reni e la gamba sinistra la sto curando attraverso trapianto di cellule staminali». Si considera una persona equilibrata, ma anche provando a ragionare non riesce proprio a capire per quale motivo nel giro di cinque anni la sua condizione fisica è stata giudicata non meritevole dell’invalidità al cento per cento, giudizio che gli è costata la revoca dell’assegno di accompagnamento. «Io sono un invalido reale – aggiunge –, magari avessi ancora la gamba destra. Ci sono i verbali dell’ospedale, il consenso del medico di famiglia e le verifiche svolte dalle commissioni precedenti che lo attestano. Sette anni fa ho subito l’imputazione, dovuta ad una arteria “mummificata”, perché nei dieci anni precedenti ho patito dolori lancinanti e i medici non sono mai riusciti a capire quale fosse il problema».
Si sente letteralmente beffato da una commissione dell’Istituto nazionale previdenza sociale che il due ottobre 2018 gli ha ridotto l’invalidità e che con un colpo di spugna ha eliminato tutte le menomazioni fisiche.
Cammina per pochi metri col bastone, e a fatica, e non riesce a darsi pace per quello che mai avrebbe immaginato potesse accadere a un invalido di 64 anni senza una gamba e con altre patologie. «So di aver subito una ingiustizia – conclude –, ma ho già nominato un legale attraverso il patronato e sto aspettando di venire richiamato alla visita. Andrò fino in fondo, comunque, perché non considero assolutamente giusto che persone che hanno le mie stesse problematiche abbiano a che fare con commissioni mediche che non tengono conto delle patologie invalidanti».
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