Sorso, bando di gara per la gestione Rsa congelato a sorpresa
di Salvatore Santoni ; w
Doccia fredda dalla Regione: la struttura deve andare all’Ats Il Comune voleva una concessione ventennale da 62 milioni
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SORSO. Ore 10.30, palazzo comunale di Sorso. Sono l’ora e il luogo esatti in cui ieri mattina si sarebbe dovuto conoscere il destino della Rsa. O perlomeno, così prevedeva il bando di finanza di progetto lanciato dal Comune nelle scorse settimane. In realtà la gara per gestire la struttura sanitaria è stata misteriosamente congelata. Non ieri, ma da almeno una settimana. E, come se non bastasse, rischierebbe anche l’annullamento. La notizia choc è trapelata soltanto nelle ultime ore. Impossibile ottenere informazioni dall’albo pretorio o dagli amministratori comunali: le bocche sono rigorosamente cucite.
La corsa alla gestione del gigante di cemento armato che sorge nella parte bassa della città era partita nelle scorse settimane, quando l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giuseppe Morghen, aveva pubblicato il bando di finanza di progetto per attrezzare e gestire la struttura sanitaria costruita con fondi regionali. Una buona notizia per il territorio e il caseggiato, pronto e collaudato dalla fine del 2015 e quindi da tre anni in attesa di futuro. Il termine ultimo per la presentazione delle offerte è scaduto il 20 dicembre, mentre ieri era fissata l’apertura delle buste. In realtà la riunione non c’è stata a causa della doccia fredda piovuta su piazza Garibaldi nei giorni scorsi, dopo una posizione molto chiara da parte della Regione, che ha fatto capire al Comune un concetto molto semplice. Punto primo: la struttura è stata finanziata con i fondi Por Fesr; secondo: dovrà essere gestita interamente dall’Ats.
Ecco perché la gara di finanza di progetto già avviata ha avuto vita breve. Il bando è stato quindi sospeso ma in sordina, senza pubblicazioni all’albo pretorio e lasciando un alone di mistero nei corridoi di piazza Garibaldi. Tant’è che nessuno ne parla apertamente: né il sindaco né l’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Cattari. Ma considerata la portata dell’operazione politica sul destino della Rsa, la notizia è trapelata comunque. La Rsa rappresenta infatti il futuro filone aurifero dell’assistenza sanitaria in Romangia che promette di far piovere un corposo affitto nelle casse comunali e una serie di assunzioni. Il valore stimato della concessione ventennale ammonta a 62 milioni di euro. Una cifra monstre risultato dei ricavi annui, previsti nel piano economico posto dal Comune a base della finanza di progetto, moltiplicati per i vent’anni di concessione previsti. Alla voce costi, invece, la fetta più grande è rappresentata dagli stipendi: 1,8 milioni.
Il progetto di fattibilità prevede infatti direttori, medici, infermieri, educatori, cuochi, amministrativi, operatori socio sanitari e ausiliari. Un esercito di 63 persone che dovranno accudire gli ospiti della struttura. Messo il bando nel freezer, dal Comune sono partite le interlocuzioni con Ats e Regione per evitare di gettare a mare tutta la procedura che, secondo logica, avrebbe dovuto essere lanciata direttamente dall’Ats e non dal Comune. La Regione vuole infatti che la struttura sanitaria vada in mano all’Ats. L’amministrazione sorsense ha lanciato l’appalto ma sulla carta è soltanto proprietario delle mura e quindi fuori giochi per le scelte sulla gestione.
La corsa alla gestione del gigante di cemento armato che sorge nella parte bassa della città era partita nelle scorse settimane, quando l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giuseppe Morghen, aveva pubblicato il bando di finanza di progetto per attrezzare e gestire la struttura sanitaria costruita con fondi regionali. Una buona notizia per il territorio e il caseggiato, pronto e collaudato dalla fine del 2015 e quindi da tre anni in attesa di futuro. Il termine ultimo per la presentazione delle offerte è scaduto il 20 dicembre, mentre ieri era fissata l’apertura delle buste. In realtà la riunione non c’è stata a causa della doccia fredda piovuta su piazza Garibaldi nei giorni scorsi, dopo una posizione molto chiara da parte della Regione, che ha fatto capire al Comune un concetto molto semplice. Punto primo: la struttura è stata finanziata con i fondi Por Fesr; secondo: dovrà essere gestita interamente dall’Ats.
Ecco perché la gara di finanza di progetto già avviata ha avuto vita breve. Il bando è stato quindi sospeso ma in sordina, senza pubblicazioni all’albo pretorio e lasciando un alone di mistero nei corridoi di piazza Garibaldi. Tant’è che nessuno ne parla apertamente: né il sindaco né l’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Cattari. Ma considerata la portata dell’operazione politica sul destino della Rsa, la notizia è trapelata comunque. La Rsa rappresenta infatti il futuro filone aurifero dell’assistenza sanitaria in Romangia che promette di far piovere un corposo affitto nelle casse comunali e una serie di assunzioni. Il valore stimato della concessione ventennale ammonta a 62 milioni di euro. Una cifra monstre risultato dei ricavi annui, previsti nel piano economico posto dal Comune a base della finanza di progetto, moltiplicati per i vent’anni di concessione previsti. Alla voce costi, invece, la fetta più grande è rappresentata dagli stipendi: 1,8 milioni.
Il progetto di fattibilità prevede infatti direttori, medici, infermieri, educatori, cuochi, amministrativi, operatori socio sanitari e ausiliari. Un esercito di 63 persone che dovranno accudire gli ospiti della struttura. Messo il bando nel freezer, dal Comune sono partite le interlocuzioni con Ats e Regione per evitare di gettare a mare tutta la procedura che, secondo logica, avrebbe dovuto essere lanciata direttamente dall’Ats e non dal Comune. La Regione vuole infatti che la struttura sanitaria vada in mano all’Ats. L’amministrazione sorsense ha lanciato l’appalto ma sulla carta è soltanto proprietario delle mura e quindi fuori giochi per le scelte sulla gestione.
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