Soldi spariti all’Inail: 5 anni al cassiere infedele

La sentenza nei confronti del dipendente accusato di peculato e falso. Il pm aveva chiesto tre anni con la derubricazione del reato in truffa aggravata

SASSARI. Cinque anni di reclusione, una provvisionale immediatamente esecutiva di cinquemila euro, risarcimento alla parte civile (costituitasi attraverso l’avvocato Paolo Cosseddu) da stabilirsi in un separato giudizio.

È questo l’esito del processo nei confronti di Dino Chelo, il cassiere dell’Inail accusato di peculato e falso. Lo scorso 10 settembre, al termine della requisitoria, il pubblico ministero Maurizio Musco aveva chiesto la derubricazione del reato in truffa aggravata e una condanna finale a tre anni di reclusione. Ma il verdetto pronunciato ieri mattina dal presidente del collegio Mauro Pusceddu (a latere Sergio De Luca e Giulia Tronci) è stato più severo.

La lunga attività investigativa aveva consentito di scoprire che l’imputato era riuscito ad appropriarsi complessivamente di 317.476,23 euro. «Somma di pertinenza dell’ente stesso – scriveva la Procura nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari – e della quale aveva la disponibilità sulla base della funzione esercitata». Ossia quella di cassiere.

Il dipendente dell’istituto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro di Sassari, difeso dagli avvocati Nicola Lucchi e Marco Salaris, aveva reso una testimonianza drammatica in aula ammettendo le proprie colpe, comportamento dovuto a un periodo molto difficile della sua vita.

A Chelo era stata attribuita la responsabilità di una serie di ammanchi ai danni dell’Inail. «Vivevo un momento di forte depressione che ha determinato l’uso, e poi l’abuso, di sostanze stupefacenti – aveva detto ai giudici – E in quel periodo ho commesso i miei errori. Poi mi sono disintossicato, ho preso la prima laurea e sto studiando per conseguire la seconda».

In uno dei capi di imputazione figurava il «prelevamento dal conto cassa, gestito direttamente da Chelo, dell’importo complessivo di 295.830,51 mediante 117 assegni di traenza (con scadenza tassativa ndc). «Tale provvista – scriveva la Procura – era il frutto del versamento di 122 assegni intestati all’istituto e che, secondo le disposizioni interne, avrebbero dovuto transitare nel conto corrente intestato all’Inail e relativi a rimborsi per anticipazioni effettuate dall’istituto».

«Non sono un delinquente abituale – aveva spiegato – e ogni giorno faccio i conti con la mia coscienza. A un certo punto era come se in me ci fosse una connivenza tra due personalità. Mi servivano i soldi per pagare le sostanze stupefacenti, subivo ricatti e sono finito in un circolo vizioso». Dove è stato facile perdersi.



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