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Sassari

la sentenza 

Occuparono l’ex mercato di via Zirano assolti in 18

SASSARI. Lì dentro, in quelle baracche e casupole diroccate, sotto i tetti in eternit, ci vivevano donne, uomini e bambini. Clochard solitari, ma anche intere famiglie che non avevano una casa in cui...

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SASSARI. Lì dentro, in quelle baracche e casupole diroccate, sotto i tetti in eternit, ci vivevano donne, uomini e bambini. Clochard solitari, ma anche intere famiglie che non avevano una casa in cui abitare. Gli stabili però erano pericolosi e, oltretutto, i proprietari del terreno avevano protestato duramente per quella situazione. Tanto che a dicembre del 2014 durante un blitz delle forze dell’ordine l’intera area era stata sgomberata. E i diciannove occupanti “abusivi” – questa era l’accusa – erano finiti a processo. A distanza di cinque anni dai fatti il giudice Salvatore Marinaro li ha tutti assolti, eccetto uno: alcuni imputati (il più giovane ha 26 anni e il più anziano 74) per non aver commesso il fatto, altri per la tenuità del fatto e solo uno di loro è stato condannato a 300 euro di multa perché pregiudicato. Dieci erano difesi dall’avvocato Giuseppe Onorato, gli altri da Paolo Spano, Marco Manca, Graziella Meloni e Tiziana Barranca. Nel gruppo di persone finito a giudizio c’erano otto sassaresi, un tunisino, due marocchini e otto romeni.

Nei primi giorni di dicembre del 2014 polizia locale, carabinieri, polizia di Stato, guardia di finanza, e ancora il personale dei servizi sociali e delle politiche abitative del Comune e persino il taxi dog (nell’ex mercato c’erano anche diversi cani) si erano presentati nella struttura di via Padre Zirano per far rispettare un decreto di sgombero firmato dalla Procura della Repubblica di Sassari perché l’area era stata considerata inquinata e pericolosa per la salute pubblica e gli ottanta privati che si dividevano la proprietà di quel fazzoletto di terra avevano l’obbligo di bonificarla a proprie spese. L’ex sindaco Gianfranco Ganau aveva predisposto un’ordinanza che chiedeva la bonifica e lo smaltimento ai proprietari, ma non era mai stata rispettata. Così erano intervenuti i carabinieri del Noe e i tecnici dell’Asl, e il fascicolo era finito in Procura.

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