La Nuova Sardegna

Sassari

Lite in famiglia e minacce: assolto 30enne di Mores

di Nadia Cossu
Lite in famiglia e minacce: assolto 30enne di Mores

La zia denuncia il nipote: «Ha detto che ci avrebbe ammazzato con un forcone» La difesa: «Solo una discussione per il passaggio sui terreni di proprietà comune»

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MORES. Una saga familiare che dalle campagne di Mores viaggia a colpi di denunce e arriva fino in tribunale a Sassari. Questo perché all’improvviso tra parenti volano parole grosse e, secondo il racconto di una zia, pure minacce di morte – con l’uso di un forcone – da parte di un giovane nipote. Che, infatti, viene denunciato e poi rinviato a giudizio per minaccia.

Alcuni giorni fa si è concluso il processo nei confronti del trentenne imputato, Elia Raccimolo (difeso dall’avvocato Antonio Secci) che è stato assolto dal giudice Elena Meloni perché il fatto non sussiste. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a due mesi di reclusione e le parti civili un risarcimento di ventimila euro.

Ma cosa era accaduto a Mores il 29 dicembre del 2015? Innanzitutto bisogna partire da rapporti familiari non proprio distesi, tensioni legate – come è emerso durante il processo – a vicende che avevano a che fare con terreni in comune (non divisi) e in particolare alla revoca della servitù di passaggio agli altri fratelli da parte di una sorella che aveva usucapito il terreno. Il blocco degli accessi aveva creato scompiglio nella famiglia. Gli altri componenti vogliono risolvere e il problema e si rivolgono al giudice civile che ammonisce le parti e stabilisce che tutti debbano avere il diritto di passaggio. Con alcune clausole da rispettare: ognuno deve munirsi di cancello e, a ogni ingresso e uscita dal terreno, deve premunirsi di chiuderlo. Questo, tra l’altro, anche per evitare che il bestiame presente nelle rispettive aziende possa oltrepassare i confini e perdersi o finire nei terreni degli altri. Tutto sembra procedere al meglio fino a quella mattina di dicembre di quattro anni fa.

E qui ci sono le due versioni contrastanti. La zia sostiene che il nipote, dopo aver aperto il cancello, ha minacciato lei, sua figlia e suo marito pronunciando la seguente frase: «Io non sono mio padre, vi ammazzo tutti per davvero». E a quel punto avrebbe anche preso un forcone per dare più forza alle parole. Da qui la paura, la denuncia e il processo.

La versione del nipote è opposta: lui racconta di aver sempre rispettato le disposizioni del giudice civile: «Entravo, uscivo, aprivo e chiudevo il cancello». E così avrebbe fatto anche quella mattina. Che ci fosse stata una discussione era pacifico «ma mai ho usato violenza né minacciato mia zia con un forcone». Dichiarazioni confermate anche dalla mamma del giovane che in quel frangente si trovava dentro la macchina e aveva assistito alla scena.

Il giudice, accogliendo la richiesta del difensore Secci, che ha parlato di «banali conflitti familiari in cui sicuramente sono volate parole grosse ma certamente nessuna minaccia», ha assolto l’imputato.



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