«L’Università apre le porte e si schiera accanto alle donne»
di Daniela Scano
Allestimento nell’atrio e presto uno Sportello di ascolto «Formare le coscienze dà all’ateneo anche un ruolo sociale»
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SASSARI. Due sedie trasparenti illuminate dal basso e coperte con drappi rossi. E un’altra luce rossa proprio al centro della facciata della sede centrale. L’Università di Sassari ha acceso, per la prima volta anche concretamente, i riflettori sul dramma del femminicidio e della violenza sulle donne. La massima istituzione culturale cittadina non si è limitata a lanciare un importante messaggio di condanna, ma si è fatta promotrice di una campagna che vuole allo stesso tempo sensibilizzare l’opinione pubblica e incoraggiare tutte le donne che stanno affrontando una situazione di violenza. Quello allestito nei giorni scorsi – spiega il rettore Massimo Carpinelli – concretizza la volontà dell’ateneo cittadino di creare una mobilitazione permanente, e non solo nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. «Con questa iniziativa – spiega il rettore – l’Università di Sassari intende manifestare la solidarietà della istituzione nei confronti di tutte le vittime di violenza, ma vuole anche incoraggiarle a reagire». Quelle sedie nella casa della cultura, insomma, simboleggiano l’ascolto ma esortano anche alla denuncia e alla ribellione.
Massimo Carpinelli coglie l’occasione per riaffermare il ruolo anche sociale della istituzione che rappresenta «e che non è – dice – un castello incantato fuori dalla realtà». «L’Università – dice – svolge un ruolo importante. Tra le sue missioni c’è anche quello di affrontare temi che non sono necessariamente culturali ma anche sociali, come appunto quello della violenza di genere, convinti come siamo dell’importanza di intervenire prima che situazioni sfocino in drammatici fatti di cronaca». «Bisogna intervenire prima che le cose accadano _ ribadisce il rettore _ e a maggior ragione deve prendere posizione l’Università, che ha il compito delicato di formare le coscienze». Una missione che comporta grandi responsabilità e l’obbligo morale di schierarsi. «La violenza di genere – spiega il rettore –, figlia della cultura ideologica della sopraffazione, non può e non deve lasciarci indifferenti». «Così come _ allarga il ragionamento _ non può essere tralasciato il tema della rappresentanza femminile ai vertici delle istituzioni, di tutte, comprese ovviamente le Università. Il tema generale del riequilibrio delle rappresentanze, a ogni livello, è sotto gli occhi di tutti».
Il rettore dà anche una notizia. Quelle due sedie, simbolo di un ascolto cui le donne hanno diritto, potrebbero presto diventare l’arredamento di uno sportello di ascolto sulla violenza di genere che l’Università di Sassari potrebbe aprire, potenziando uno dei tanti centri di ascolto e di assistenza che già esistono.
Uno sportello per dare a tutte le potenziali vittime l’opportunità di chiedere aiuto e di essere ascoltate. Come rappresentano le due sedie illuminate, nel grande atrio della sede centrale, quando si parla di violenza di genere la luce dell’attenzione deve restare sempre accesa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Massimo Carpinelli coglie l’occasione per riaffermare il ruolo anche sociale della istituzione che rappresenta «e che non è – dice – un castello incantato fuori dalla realtà». «L’Università – dice – svolge un ruolo importante. Tra le sue missioni c’è anche quello di affrontare temi che non sono necessariamente culturali ma anche sociali, come appunto quello della violenza di genere, convinti come siamo dell’importanza di intervenire prima che situazioni sfocino in drammatici fatti di cronaca». «Bisogna intervenire prima che le cose accadano _ ribadisce il rettore _ e a maggior ragione deve prendere posizione l’Università, che ha il compito delicato di formare le coscienze». Una missione che comporta grandi responsabilità e l’obbligo morale di schierarsi. «La violenza di genere – spiega il rettore –, figlia della cultura ideologica della sopraffazione, non può e non deve lasciarci indifferenti». «Così come _ allarga il ragionamento _ non può essere tralasciato il tema della rappresentanza femminile ai vertici delle istituzioni, di tutte, comprese ovviamente le Università. Il tema generale del riequilibrio delle rappresentanze, a ogni livello, è sotto gli occhi di tutti».
Il rettore dà anche una notizia. Quelle due sedie, simbolo di un ascolto cui le donne hanno diritto, potrebbero presto diventare l’arredamento di uno sportello di ascolto sulla violenza di genere che l’Università di Sassari potrebbe aprire, potenziando uno dei tanti centri di ascolto e di assistenza che già esistono.
Uno sportello per dare a tutte le potenziali vittime l’opportunità di chiedere aiuto e di essere ascoltate. Come rappresentano le due sedie illuminate, nel grande atrio della sede centrale, quando si parla di violenza di genere la luce dell’attenzione deve restare sempre accesa.
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