Suicida in carcere a Bancali, nuove accuse per il medico del penitenziario

Il pm: non compilò la scheda d’ingresso. La difesa: era tutto in cartella

SASSARI. C’è un nuovo reato che la Procura della Repubblica contesta a Massimo D’Agostino, all’epoca dei fatti medico nel carcere di Bancali (oggi sindaco di Bonorva). L’imputato – fino all’udienza di ieri – era chiamato a rispondere solo di omicidio colposo per il suicidio in carcere (due anni fa) del detenuto Giovanni Cherchi, originario di Orune ma residente a Olbia. Ieri mattina il medico penitenziario si è sottoposto a esame davanti al giudice Mauro Pusceddu e, non appena ha terminato, il pubblico ministero Paolo Piras ha chiesto che nei suoi confronti si procedesse anche per falso ideologico (reato connesso a quello per il quale è a giudizio). Il giudice dopo una breve camera di consiglio ha accolto la richiesta e concesso i termini a difesa ai legali Gianluigi Poddighe e Gian Marco Mura.

Il colpo di scena è arrivato proprio in seguito all’esame dell’imputato che avrebbe omesso di compilare la scheda di ingresso del detenuto, nella quale avrebbe indicato solo il nome e il cognome del paziente ma non data, orario, anamnesi, terapia da somministrare. Informazioni che, come hanno poi spiegato i legali della difesa, erano però incluse nella cartella clinica con l’anamnesi riportata proprio il giorno in cui il detenuto è entrato nel carcere di Sassari, il 23 maggio del 2017. Il documento è stato prodotto in aula.

La storia. Per il pm Piras il medico fece una visita che non tenne conto delle condizioni di Cherchi, un detenuto di 43 anni che arrivava dal carcere di Tempio con un carico di problemi psicofisici che avrebbero dovuto far accendere un campanello d’allarme. La Procura sostiene che ci fu una sospensione improvvisa della terapia di benzodiazepina (un farmaco prescritto per stati gravi di ansia, insonnia e agitazione) e che non fu fatta un’indagine sullo stato psichico dell’uomo.

Per il sostituto procuratore e per il suo consulente – lo psichiatra Pietro Pietrini – D’Agostino avrebbe compiuto in sostanza una serie di omissioni, come la sospensione dell’antidepressivo, e per questo, un giorno e mezzo dopo il trasferimento a Bancali, il detenuto si tolse la vita, impiccandosi dentro la cella.

Ieri il medico ha spiegato di aver visitato il paziente al suo arrivo a Sassari e di aver confermato la terapia precedente. Ha anche aggiunto di aver compilato il diario medico dove però, hanno puntualizzato i legali di parte civile (gli avvocati Danilo Mattana, Nicola Satta e Francesco Lai) non figurerebbe la somministrazione della terapia. L’imputato a questo proposito ha dichiarato che i farmaci venivano segnati nella “scheda terapia”, un foglio in unica copia che veniva consegnato agli infermieri. Gli stessi che saranno sentiti come testimoni a gennaio.

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