Sei nuove poltrone nelle commissioni consiliari
La maggioranza modifica il regolamento e scoppia la tensione. Alivesi a Fundoni: stai zitta e ascolta
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SASSARI. Sei poltrone nuove di zecca nelle commissioni, destinate ai consiglieri di maggioranza, rinchiusi dentro il “monolite” del maxi gruppo, che ha spazzato via cariche e posti a sedere nei parlamentini di Palazzo Ducale. Aggiunte con una modifica del regolamento sul funzionamento consiglio, votata ieri in commissione e pronta ad approdare domani in consiglio.
«Un’inopportuna mancetta» per i consiglieri di centrosinistra, che hanno rimandato al mittente i tentativi di «allargare il consenso» sulla modifica del capogruppo di maggioranza Manuel Alivesi, che si è innervosito a tal punto da tuonare uno «stai zitta e ascolta», rivolto a Carla Fundoni. Brutto scivolone di cui si è varie volte scusato, con la Fundoni che ha però attaccato: «Le scuse non bastano, sono i fatti, le azioni e le parole che identificano chi li mette in atto». «Grave violenza verbale e carenza culturale sul linguaggio di genere, su cui la silente presidenza del consiglio dovrebbe prendere immediatamente posizione», ha rincarato tutto il gruppo Pd.
Pillole di tensione che danno ben conto del “peso” di un provvedimento che è ben più di una “mancetta”, ma è una boccata di ossigeno per un blocco di maggioranza in cui la mancanza di sbocchi rischia di far emergere le prime crepe. Ed ecco quindi arrivare il provvedimento, richiesto dal maxi gruppo, con il segretario comunale Antonino Puledda che si è messo al lavoro per aggiustare “i principi di rappresentanza e rappresentatività dei gruppi consiliari”. Risultato: applicando nuovi parametri di calcolo basati sul peso di un singolo consigliere è saltato fuori che il “gruppone” di 21 nato dalla fusione di tre delle civiche che hanno appoggiato Campus (una è stata mantenuta in vita dal solo Palopoli) ha diritto a 6 rappresentanti in ogni commissione rispetto agli attuali 5. Una modifica che non cambia i rapporti di forza, garantiti dal voto “ponderato”. «Mancetta inopportuna, visto il momento e le dichiarazioni di una maggioranza che taglia patrocini e partecipazioni per risparmiare qualche centinaio d’euro – hanno attaccato Pinna, Fundoni, Dettori e Panu – e comunque atto inutile e assolutamente non urgente, visto che l’equilibrio di forze è già garantito dal sistema di voto. Semplicemente si aumentano le poltrone». «Atto eticamente indispensabile, che apre le commissioni a consiglieri altrimenti esclusi. E che non prevede nessuno spostamento di poste in bilancio, e quindi nessun aumento di costi», ha replicato Alivesi. Punti di vista, concordi solamente nel non criticare l’architettura messa in piedi da Puledda. Di cui però il centrosinistra boccia il contorno politico, sottolineando il ruolo border-line del M5s «che è di fatto organico alla maggioranza ma occupa i ruoli riservati all’opposizione, da cui siamo completamente esclusi. Si vuole riequilibrare? Azzeriamo le vicepresidenze, e ripartiamo da lì». Proposta non presa in considerazione e pratica votata a maggioranza anche da Ginesu (Lega) e Useri (M5s). (g.bua)
«Un’inopportuna mancetta» per i consiglieri di centrosinistra, che hanno rimandato al mittente i tentativi di «allargare il consenso» sulla modifica del capogruppo di maggioranza Manuel Alivesi, che si è innervosito a tal punto da tuonare uno «stai zitta e ascolta», rivolto a Carla Fundoni. Brutto scivolone di cui si è varie volte scusato, con la Fundoni che ha però attaccato: «Le scuse non bastano, sono i fatti, le azioni e le parole che identificano chi li mette in atto». «Grave violenza verbale e carenza culturale sul linguaggio di genere, su cui la silente presidenza del consiglio dovrebbe prendere immediatamente posizione», ha rincarato tutto il gruppo Pd.
Pillole di tensione che danno ben conto del “peso” di un provvedimento che è ben più di una “mancetta”, ma è una boccata di ossigeno per un blocco di maggioranza in cui la mancanza di sbocchi rischia di far emergere le prime crepe. Ed ecco quindi arrivare il provvedimento, richiesto dal maxi gruppo, con il segretario comunale Antonino Puledda che si è messo al lavoro per aggiustare “i principi di rappresentanza e rappresentatività dei gruppi consiliari”. Risultato: applicando nuovi parametri di calcolo basati sul peso di un singolo consigliere è saltato fuori che il “gruppone” di 21 nato dalla fusione di tre delle civiche che hanno appoggiato Campus (una è stata mantenuta in vita dal solo Palopoli) ha diritto a 6 rappresentanti in ogni commissione rispetto agli attuali 5. Una modifica che non cambia i rapporti di forza, garantiti dal voto “ponderato”. «Mancetta inopportuna, visto il momento e le dichiarazioni di una maggioranza che taglia patrocini e partecipazioni per risparmiare qualche centinaio d’euro – hanno attaccato Pinna, Fundoni, Dettori e Panu – e comunque atto inutile e assolutamente non urgente, visto che l’equilibrio di forze è già garantito dal sistema di voto. Semplicemente si aumentano le poltrone». «Atto eticamente indispensabile, che apre le commissioni a consiglieri altrimenti esclusi. E che non prevede nessuno spostamento di poste in bilancio, e quindi nessun aumento di costi», ha replicato Alivesi. Punti di vista, concordi solamente nel non criticare l’architettura messa in piedi da Puledda. Di cui però il centrosinistra boccia il contorno politico, sottolineando il ruolo border-line del M5s «che è di fatto organico alla maggioranza ma occupa i ruoli riservati all’opposizione, da cui siamo completamente esclusi. Si vuole riequilibrare? Azzeriamo le vicepresidenze, e ripartiamo da lì». Proposta non presa in considerazione e pratica votata a maggioranza anche da Ginesu (Lega) e Useri (M5s). (g.bua)
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