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«Ospedale, senza medici si va verso la rovina»

«Ospedale, senza medici si va verso la rovina»

Il gruppo “Prospettive” chiama in causa la Regione: se collassano i piccoli crolla la sanità regionale

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OZIERI . Con una nota preoccupata e dettagliata il gruppo politico ozierese Prospettive cerca di riportare al centro del dibattito politico il futuro incerto dell’ospedale Segni. Carenza del personale medico, impossibilità nel coprire i turni e il fallimentare accorpamento dei presidi Alghero-Ozieri sono le cause che hanno portato ad una decadenza della sanità territoriale e l’analisi operata dal gruppo politico riporta numeri davvero preoccupanti.

«C’è stato un incremento dei trasporti dei pazienti da un ospedale all’altro e a causa della drastica riduzione del numero di medici c’è stata la sospensione sino al 6 gennaio delle guardie notturne in chirurgia dove operano sei medici di cui due esonerati dalla turnazione – si legge nel comunicato -. In Cardiologia non abbiamo alcun medico, in Pediatria solo due, in Ginecologia uno, in Neurologia cinque».

Il timore che la situazione possa ulteriormente peggiorare è alto. «Oltre all’inevitabile chiusura di questi servizi, le più gravi ripercussioni si avranno nel reparto di Pronto Soccorso anche per la mancanza di integrazione di una medicina territoriale che non trova risposte nei Cup e risente della mancanza di Rsa e case di salute – prosegue ancora la nota -. Questo reparto, qualora a breve la direzione aziendale non incrementi il personale, sarà costretto ad operare per le sole dodici ore diurne».

La richiesta avanzata dai rappresentanti di Prospettive verso l’assessore regionale alla Sanità Nieddu è che si possano utilizzare le graduatorie dei concorsi e delle selezioni già presenti nell'azienda universitaria, da condividere in maniera unificata tra Ats e università, appartenenti entrambe al Sistema Sanitario Regionale.

«Anche i medio-piccoli presidi ospedalieri periferici devono continuare ad esistere – conclude il comunicato - poiché il loro ridimensionamento o chiusura porterà inevitabilmente al collasso anche dei centri Hub più grandi».

Francesco Squintu

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