LA PROTESTA
Le maestre di via Forlanini: «Non siamo delle pedine»
SASSARI. Più che una scuola, una pedina tappa buchi. Là dove serve tamponare le falle, via Forlanini fa da pezza. Prima è successo con Ossi, poi con via Cilea al Latte Dolce, ancora con San Donato, e...
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SASSARI. Più che una scuola, una pedina tappa buchi. Là dove serve tamponare le falle, via Forlanini fa da pezza. Prima è successo con Ossi, poi con via Cilea al Latte Dolce, ancora con San Donato, e ora l’ultimo accorpamento è previsto con San Giuseppe. Amministrazione comunale che viene, nuovo smembramento per l’istituto. Lo scenario attuale è questo: Monte Rosello Alto; Monte Rosello basso; San donato + Forlanini. Invece il nuovo assetto sarebbe: San donato + Sacro Cuore infanzia e primaria più ex media 4+6. Poi Monte Rosello Alto + via Baldedda. Infine Forlanini finisce insieme a San Giuseppe. Tutto in barba a qualunque programmazione di lungo respiro, a tutte le attività e progetti portati avanti secondo il vangelo della continuità didattica verticale, tanto predicato ma poi mutilato dai provvedimenti. Le maestre e i genitori di via Forlanini sono molto contrariate dalla linea che il Comune di Sassari vorrebbe adottare. «Se questo ridimensionamento fosse legato a creare una scuola di quartiere – spiegano le insegnanti – com'era l'obbiettivo principale della legge, poteva anche starci questo rimescolamento di carte: ma qua si tratta di rispostarci e accorparci a un istituto con il quale non avremmo nessuna continuità». E ancora: «Da parte nostra non c’è alcuna pregiudiziale nei confronti della scuola di San Giuseppe, con la quale è previsto l’accorpamento. Quello che noi portiamo avanti è solo un discorso di continuità e di progetti didattici, che sono già stati avviati con l’istituto di San Donato e che avevano raccolto l’entusiasmo dei genitori dei nostri alunni». L’idea è semplice: staccare da San Donato una sezione e provare a portarla nella scuola media di Carbonazzi. Ci sono già due sezioni musicali pronte al trasloco, una trentina di alunni, e l’attività didattica degli insegnanti era già proiettata su questa linea di continuità.
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