Mario Oppes, la cura e l’importanza del fine vita
Convegno dell’associazione di filosofia e scienza dedicato al libro del direttore di Medicina d’urgenza
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SASSARI. Nel corso della mattinata di sabato 14 nella sala della Fondazione Sardegna si è svolta, alla presenza di un folto pubblico,la presentazione del libro di Mario Oppes:“La cura tra individualismo e personalismo”. L’iniziativa è stata organizzata dall’Associazione Sassarese di Filosofia e Scienza e coordinata da YerinaRuiu, presidente della stessa. Dopo i saluti dell’arcivescovo Gian Franco Saba, e del Preside di Medicina Andrea Montella, i lavori sono proseguiti con gli interventi di Antonio Delogu, docente di Filosofia Morale, Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte Costituzionale, e dell’avvocato Giuseppe Bassu, già vice presidente del consiglio nazionale Forense. Era presente l’autore Mario Oppes medico-bioeticista, direttore della struttura complessa di Medicina d’Accettazione e d’Urgenza dell’Aou.
Antonio Delogu, nel corso del dialogo con l’autore, ha sottolineato l’importanza del suo approccio etico giuridico al problema della cura, ma anche l’insufficienza della legge a cogliere la complessità di questioni cruciali come quelle del fine vita. Oppes ha posto altresì in evidenza il valore conoscitivo e pratico della prospettiva personalistica rispetto a quella individualistica, perché in grado di valorizzare sia l’autonomia del paziente che la professionalità del medico.
Una preziosa opportunità per ripensare il bene salute, il valore della vita alla luce del consenso informato e delle disposizioni anticipate di trattamento dopo la Legge 219/2017. Nel suo intervento, quasi una lectio magistralis ,il Giovanni Maria Flick ha ripercorso l’iter parlamentare della legge, mettendo in luce la sofferta interpretazione di diritti e valori: primo fra tutti il diritto alla vita che potrebbe non corrispondere all’obbligo di vivere una vita non desiderabile. La stessa definizione di dignità sembrerebbe passibile di diverse declinazioni, a partire dalla convinta percezione della “propria” dignità. Giuseppe Bassu si è soffermato sulla umanissima responsabilità del professionista chiamato a dirimere questioni eticamente sensibili come quelle contemplate dalla Legge 219/2017.
Un testo per la vita, quello di Mario Oppes, che indaga il senso della cura nella civiltà contemporanea segnata dalla disponibilità di tecnologie sempre più sofisticate che hanno migliorato i tassi di sopravvivenza.
Antonio Delogu, nel corso del dialogo con l’autore, ha sottolineato l’importanza del suo approccio etico giuridico al problema della cura, ma anche l’insufficienza della legge a cogliere la complessità di questioni cruciali come quelle del fine vita. Oppes ha posto altresì in evidenza il valore conoscitivo e pratico della prospettiva personalistica rispetto a quella individualistica, perché in grado di valorizzare sia l’autonomia del paziente che la professionalità del medico.
Una preziosa opportunità per ripensare il bene salute, il valore della vita alla luce del consenso informato e delle disposizioni anticipate di trattamento dopo la Legge 219/2017. Nel suo intervento, quasi una lectio magistralis ,il Giovanni Maria Flick ha ripercorso l’iter parlamentare della legge, mettendo in luce la sofferta interpretazione di diritti e valori: primo fra tutti il diritto alla vita che potrebbe non corrispondere all’obbligo di vivere una vita non desiderabile. La stessa definizione di dignità sembrerebbe passibile di diverse declinazioni, a partire dalla convinta percezione della “propria” dignità. Giuseppe Bassu si è soffermato sulla umanissima responsabilità del professionista chiamato a dirimere questioni eticamente sensibili come quelle contemplate dalla Legge 219/2017.
Un testo per la vita, quello di Mario Oppes, che indaga il senso della cura nella civiltà contemporanea segnata dalla disponibilità di tecnologie sempre più sofisticate che hanno migliorato i tassi di sopravvivenza.
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