La Nuova Sardegna

Sassari

Il Comune verso l’addio allo Sprar per i richiedenti asilo

di Giovanni Bua

Oggi alle 18 scade la domanda per il rinnovo del progetto Dal 2017 il ministero stanziava 452mila l’anno per il centro

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SASSARI. Il Comune dice addio allo Sprar? Parrebbe di sì. Il progetto di accoglienza integrata per richiedenti asilo e rifugiati, partito nel luglio del 2017 e gestito in città dalla Onlus di Macerata Gruppo Umana Solidarietà “Puletti” è infatti in scadenza il 30 giugno. E per rinnovarlo per il prossimo triennio bisogna spedire al Ministero dell'Interno una manifestazione di interesse entro il termine tassativo di lunedì 13 alle ore 18. Documento di cui, almeno per ora, non c’è nessuna traccia. Con la notizia, ufficiosa, che circola che parla di un disinteresse da parte dell’amministrazione a proseguire nel progetto, che oltre Sassari è in campo anche ad Alghero e Porto Torres.

Le azioni in essere andranno avanti comunque, come programmati, fino a giungo 2020. Ma, in assenza di un segno da parte di Palazzo Ducale, il ministero depennerà Sassari da quanti ambiscono a ricevere i fondi del Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell’Asilo del Ministero dell'Interno, che finanzia in tutta Italia i percorsi di inserimento.

Un disimpegno che, se confermato, sarebbe squisitamente “politico”.

Dal lato pratico infatti lo Sprar non costa un euro alle casse cittadine, con i 452.600 euro di finanziamento annuale che sono completamente a carico del fondo ministeriale. Anzi, lasciando per un attimo da parte tutte le ricadute sociali, c’è anche una ricaduta economica del territorio, con sette appartamenti in tutta la città stabilmente affittati per i progetti di reinserimento (sei per l’accoglienza diffusa e uno per l’ufficio Sprar) e cinque dipendenti che lavorano nello Sprar-Siproimi di Sassari per conto dell’ente attuatore, il gruppo Umana Solidarietà.

Dal punto di vista dei risultati ottenuti dallo Sprar dal momento del suo inizio non parrebbero esserci dubbi sulla sua efficacia: durante le finestre di 6 mesi (periodo standard di accoglienza dei beneficiari, prorogabile per un massimo di altri 6 mesi), dal 30 agosto 2017 a oggi sono state accolte 75 persone (tutte con status di rifugiato internazionale, con gli standard di accoglienza ulteriormente “stretti” dal decreto Salvini), venti i tirocinii attivati, con oltre sessata corsi di formazione professionale, undici le persone che hanno conseguito la licenza media durante la permanenza allo Sprar, 23 le persone rimaste, alla uscita del progetto, sul territorio sardo (con lavoro regolare e affitto regolare e regolarmente soggiornanti), circa 17 le perone che lavorano regolarmente in altre regioni italiane.

E il fiore all’occhiello di uno studente universitario iscritto all'Università di Sassari, vincitore di borsa di studio della Conferenza dei rettori per studenti rifugiati politici.

Numeri piccoli rispetto a quelli del fenomeno migratorio che ha interessato anche il Nord dell’Isola. Ma di fatto gli unici numeri, e percorsi, di integrazione e “affrancamento” che si sono, e che dimostrano, per chi ha potuto accedervi, di funzionare.

Percorsi che, salvo una miracolosa presentazione in zona Cesarini dell’attesa manifestazione di interesse, il Comune di Sassari ha deciso però di non essere più interessato a percorrere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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