Era a Sassari la gestione del traffico di eroina e coca
di Nadia Cossu
Le indagini appena chiuse avevano portato nel 2014 a un’ondata di arresti I carabinieri avevano sgominato una banda che si riuniva in un negozio del Corso
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SASSARI. Un filo diretto con i nigeriani trapiantati a Sassari che, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Cagliari, gestivano un traffico internazionale di droga. Sarebbe stato questo il ruolo di un gruppo di algheresi e sassaresi che figurano tra i 50 indagati ai quali la Dda ha notificato alcuni giorni fa l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.
L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Guido Pani per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, eroina e cocaina in particolare, sta per approdare davanti al gup che deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio. Le indagini erano partite nel 2011 con le prime ordinanze di custodia cautelare in carcere e tre anni dopo avevano portato a un’ondata di arresti da parte dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Sassari.
L’operazione – che era stata chiamata «Afrikan Exotic» – era scattata all’alba del 18 marzo 2014 quando erano stati eseguiti 38 provvedimenti cautelari (di cui cinque obblighi di dimora). Le persone coinvolte erano una sessantina e insieme ai vertici dell’organizzazione e ai corrieri – quasi tutti africani – figuravano anche esponenti locali che si sarebbero «affiliati» alla banda per gestire lo spaccio all’ingrosso a Sassari, Alghero e Porto Torres.
E proprio a Sassari il gruppo dei promotori era costituito da tre cittadini nigeriani che facevano base nel negozio di articoli alimentari «African Exotic», al corso Vittorio Emanuele (poi chiuso). La droga partiva dalla Spagna (aeroporti di Barcellona, Girona, Madrid e dal porto di Barcellona) e dall’Olanda (tramite l’aeroporto di Charleroi in Belgio) e i viaggi prevedevano scali diversi in Italia (aeroporti di Bergamo, Verona, Bologna e Roma) per poi giungere a destinazione ad Alghero (con voli low-cost) o a Porto Torres dai porti di Barcellona o Genova.
Dal negozio venivano contattati gli intermediari nella penisola, sempre nigeriani: erano loro ad acquistare la droga in Spagna e Olanda, mentre per il trasferimento in Sardegna la banda utilizzava i corrieri-ovulatori (body packers), prevalentemente africani. Una volta arrivate nel “centro di smistamento” di Sassari la cocaina e l’eroina venivano prese in consegna dagli indagati locali (prevalentemente algheresi) che avevano il compito di mettere la roba sul mercato.
In più di un’occasione i carabinieri avevano fatto in modo che i corrieri si muovessero anche su strada. Due nigeriani erano stati bloccati a bordo di un taxi mentre in un’altra circostanza il corriere aveva trovato posto su un autobus e i carabinieri avevano fatto scattare una fermata fasulla proprio davanti alla caserma.
Per l’operazione del 2014 erano stati impiegati complessivamente 150 carabinieri, lo squadrone Cacciatori di Sardegna, un elicottero e unità cinofile. Gli arresti avevano consentito – così avevano spiegato all’epoca i vertici dell’Arma – di tagliare uno dei canali di approvvigionamento di droga più attivi nel nord Sardegna.
Ora è attesa l’udienza preliminare.
L’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Guido Pani per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, eroina e cocaina in particolare, sta per approdare davanti al gup che deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio. Le indagini erano partite nel 2011 con le prime ordinanze di custodia cautelare in carcere e tre anni dopo avevano portato a un’ondata di arresti da parte dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Sassari.
L’operazione – che era stata chiamata «Afrikan Exotic» – era scattata all’alba del 18 marzo 2014 quando erano stati eseguiti 38 provvedimenti cautelari (di cui cinque obblighi di dimora). Le persone coinvolte erano una sessantina e insieme ai vertici dell’organizzazione e ai corrieri – quasi tutti africani – figuravano anche esponenti locali che si sarebbero «affiliati» alla banda per gestire lo spaccio all’ingrosso a Sassari, Alghero e Porto Torres.
E proprio a Sassari il gruppo dei promotori era costituito da tre cittadini nigeriani che facevano base nel negozio di articoli alimentari «African Exotic», al corso Vittorio Emanuele (poi chiuso). La droga partiva dalla Spagna (aeroporti di Barcellona, Girona, Madrid e dal porto di Barcellona) e dall’Olanda (tramite l’aeroporto di Charleroi in Belgio) e i viaggi prevedevano scali diversi in Italia (aeroporti di Bergamo, Verona, Bologna e Roma) per poi giungere a destinazione ad Alghero (con voli low-cost) o a Porto Torres dai porti di Barcellona o Genova.
Dal negozio venivano contattati gli intermediari nella penisola, sempre nigeriani: erano loro ad acquistare la droga in Spagna e Olanda, mentre per il trasferimento in Sardegna la banda utilizzava i corrieri-ovulatori (body packers), prevalentemente africani. Una volta arrivate nel “centro di smistamento” di Sassari la cocaina e l’eroina venivano prese in consegna dagli indagati locali (prevalentemente algheresi) che avevano il compito di mettere la roba sul mercato.
In più di un’occasione i carabinieri avevano fatto in modo che i corrieri si muovessero anche su strada. Due nigeriani erano stati bloccati a bordo di un taxi mentre in un’altra circostanza il corriere aveva trovato posto su un autobus e i carabinieri avevano fatto scattare una fermata fasulla proprio davanti alla caserma.
Per l’operazione del 2014 erano stati impiegati complessivamente 150 carabinieri, lo squadrone Cacciatori di Sardegna, un elicottero e unità cinofile. Gli arresti avevano consentito – così avevano spiegato all’epoca i vertici dell’Arma – di tagliare uno dei canali di approvvigionamento di droga più attivi nel nord Sardegna.
Ora è attesa l’udienza preliminare.
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