La Nuova Sardegna

Sassari

«L’incontro con la Todde esempio da seguire»

I sindacati commentano il vertice con il sottosegretario a Porto Torres: tanti problemi ma è un inizio

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SASSARI. Soddisfazione, per alcuni importanti impegni presi. Preoccupazione, per la necessità di creare una complessiva piattaforma rivendicativa, programmatica e progettuale da parte di tutti gli attori del territorio, da portare all'attenzione del governo Regionale e Nazionale.

È tutto sommato positivo il bilancio che i sindacati fanno del tavolo di venerdì scorso a Porto Torres con la sottosegretaria del Mise Alessandra Todde. Tavolo che ha toccato temi fondamentali per Porto Torres e per tutto il nord Sardegna, dalle bonifiche alla chimica verde, passando per aree industriali complesse e sulla zona economica speciale e chiudendo con il complesso nodo della decarbonizzazione e del metano. Molto gradito l’impegno della Todde di convocare un tavolo al Mise nella quale si deve fare definitiva chiarezza relativamente alla disputa tra Versalis e Novamont nella Governance di Matrica. «Andrebbe allargato – spiega Massimiliano Muretti, segretario della Camera del lavori di Sassari della Cgil con delega all’industria – a parti sociali, Istituzioni Locali e Regione, per avviare il confronto e pretendere risposte. Mentre a Porto Torres si temporeggia, in altri siti, Novamont investe e realizza impianti, aumenta le proprie produzioni». «Gli investimenti previsti, così come dal protocollo di intesa del 2011 firmato proprio al Ministero, prevedevano un investimento di circa 700 milioni di euro dei quali, a oggi – denuncia il segretario della Cisl territoriale di Sassari Pier Luigi Ledda – ne sono stati investiti appena 210. Chiediamo – incalza Ledda – che siano portati a termine, prescindendo che se nel 2020 possano esserci variabili al progetto, vogliamo sapere su quali presupposti».

Per quanto riguarda le bofiniche poi: «restano un atto dovuto – spiega Ledda – è necessario chiedere a Eni quali iniziative abbia in programma per quei terreni perché non si ripeta che è già accaduto con il nuovo impianto fotovoltaico, costruito in una area che non era inquinata». Per il phase out di Fiumesanto: «La conversione degli impianti – sottolinea Muretti – passa dalla disponibilità di combustibili alternativi al carbone, primo fra tutti il metano. È indispensabile realizzare la dorsale e interconnettere i depositi e i rigassificatori che però devono essere ancora progettati e realizzati».

Rimane comunque la convizione che l'iniziativa di venerdì 24 «può rappresentare per gli attori politici, istituzionali e sociali del territorio un esempio, l'inizio di un percorso»

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