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Sassari

Il museo di Fertilia luce sulla memoria della tragedia istriana

di Giovanni Bua
Il museo di Fertilia luce sulla memoria della tragedia istriana

Ieri la posa della prima pietra nelle ex officine Egas Solinas: pagina importante di storia. Pais: fiero di esserci

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ALGHERO. La prima pietra dell’ecomuseo di Fertilia, nel terreno delle ex officine Egas, posata da Egea Haffner, la bambina con la valigia “esule istriana n.30001”. Suggello di una giornata ricca di storia, storie, suggestioni e dolorosi spunti di riflessione. Una vera e propria “luce sulla memoria”, come recita il titolo del convegno che ha preceduto il simbolico inizio dei lavori per la realizzazione dell’opera.

Convegno ospitato dal Parco regionale di Porto Conte durante il quale è stato presentato il progetto dell’etnografico, costruito in un bene messo a disposizione dalla Regione su iniziativa della cooperativa sociale “Solomare”. Sarà terminato per settembre.

Una esposizione fortemente tecnologica, che accoglierà testimonianze documentali e fotografiche riguardanti la memoria dell’esodo giuliano-dalmata e ricostruirà, anche attraverso le vicende storiche, sociali ed umane dei suoi abitanti, la storia della costruzione della “città di fondazione” di Fertilia, cominciata l’8 marzo 1936 e terminata nel dopoguerra. Il museo sarà caratterizzato da un percorso descrittivo diviso in tre ambiti: la diaspora e l'esodo; il viaggio interminabile; la nuova vita ritrovata.

«Abbiamo deciso di mettere a disposizione un bene regionale per la realizzazione del museo di Fertilia, dove sarà raccontata una pagina importante della nostra storia, che, nel secondo dopoguerra, ha visto la Sardegna accogliere migliaia di esuli giuliano-dalmati, cacciati dalla propria terra e privati dei loro beni dal regime comunista jugoslavo solo perché italiani».

Così il presidente della Regione Christian Solinas, presente all’incontro insieme al presidente del consiglio Michele Pais, ai sindaci di Alghero e Sassari, Mario Conoci e Gian Vittorio Campus, a Gavino Scala, presidente del Parco di Porto Conte e Quirico Sanna, assessore regionale agli Enti Locali. E ancora Roberto Di Piazza, sindaco di Trieste, Rodolfo Ziberna, sindaco di Gorizia, il soprintendente Bruno Billecci, Gavino Sini, presidente Camera Di Commercio e Andrea Montinaro, Fondazione Decima Regio, Federica Puglisi dell’Archivio di Stato e Battista Cualbu di Coldiretti Sardegna, il presidente di Federesuli Antonio Ballarin, Dario Locchi, presidente “Giuliani nel Mondo” ed Egea Haffner, simbolo dell’esodo istriano.

Un parterre che ben fotografa l’importanza di una iniziativa che va oltre la struttura che si vuole realizzare. «Un progetto di grande interesse storico-culturale - ha spiegato l'assessore Sanna - per restituire piena dignità e memoria a questo popolo, involontario protagonista di una vicenda storica che lo ha costretto, nell’indifferenza dei governanti di allora, a dividersi per tutto il mondo, compresa la Sardegna. Subendo poi, per decenni, l'onta dell'oblio anche nei libri di storia ed oggi una vergognosa ventata di “giustificazionismo”. Il Museo sarà un'occasione per rendere omaggio a quei patrioti ed ai loro familiari».

«L’iniziativa odierna è un appuntamento al quale tengo molto, perché ricordare l’esodo degli italiani dalle terre dell’Istria, Fiume e Dalmazia significa rivivere e commemorare una grande tragedia italiana, un capitolo doloroso della nostra storia nazionale – gli ha fatto eco Michele Pais – Fertilia è un unicum nella storia della Sardegna. Tale unicità deriva dall’incontro di quattro straordinarie culture: quella sarda, algherese, ferrarese e giuliana-dalmata. Con questo museo, vogliamo conservare e rinnovare la memoria delle vittime dei massacri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata e rimuovere il velo di omertà su questa tragedia che ha generato un ignoranza storica e di memoria che non ammette giustificazioni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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