Rifugiati, addio allo Sprar arriva il progetto “Fami”

Commissione ad alta tensione sul mancato rinnovo del piano di accoglienza L’assessore Sassu: alziamo l’asticella. Le opposizioni: distruggete senza creare 

SASSARI. Il Comune garantirà l’accoglienza di profughi e richiedenti asilo con un nuovo progetto, che partirà dal primo luglio. Si tratta di LGNet Emergency Assistance, finanziato dal fondo Asilo, migrazione, integrazione (il Fami). Che, si spera, sarà completamente a gestione pubblica, coinvolgendo università, Ersu, scuole, associazioni professionali. Così l’assessore comunale ai Servizi sociali Antonello Sassu, che ieri ha riferito di fronte alla III Commissione riguardo alla decisione della giunta di non rinnovare il progetto Sprar, in scadenza il prossimo 30 giugno. Posizione lineare, esplicitata dall’assessore a margine dei lavori, che arriva al termine di una mattinata che tanto lineare non è stata.

L’assessore infatti, pur sottolineando varie volte di non voler entrare nel merito dell’attuale gestione del progetto Sprar, attivo in città dal 2017 e gestito dalla Onlus di Macerata Gruppo Umana Solidarietà “Puletti”, ha letto stralci di alcune relazioni ministeriali che dello stesso progetto indicavano limiti e carenze, per lo più riguardanti lo stato dei sei appartamenti cittadini in cui i richiedenti erano ospitati. Si è poi soffermato sullo scarso livello di formazione offerto. «Nella mia idea di integrazione – ha spiegato – l’asticella si deve alzare. Anche perché il titolo di studio medio dei richiedenti, che scappano da guerre e dittature, e che spesso in patria di queste dittature sono attivi oppositori, è più alto di quello della media italiana. E da questo bisogna partire».

Ricostruzione che le opposizioni hanno ritenuto lacunosa, e “di parte”. «Si parla di questioni gestionali, per altro risolte, per nascondere la decisione politica di affondare un modello di integrazione», ha attaccato Mariano Brianda. «Se i problemi sono macchie di umidità e tapparelle rotte la invito a vedere in che condizioni sono costretti a vivere i sassaresi nelle case popolari», ha rincarato Lello Panu. «Ha volontariamente omesso di citare la parte della relazione ministeriale in cui il progetto Sprar sassarese è giudicato uno dei migliori di Italia», hanno chiosato Carla Fundoni e Marco Dettori.

E su questi binari la discussione è andata avanti per quasi due ore, con la surreale presenza in aula del responsabile del progetto, a cui però la maggioranza ha votato per non dare la parola. Solo a lavori finiti si è potuto entrare nel merito della scelta dell’amministrazione. «Il problema – ha spiegato l’assessore Antonello Sassu – e che non ci sono i numeri. Lo Sprar vive un importante calo a livello nazionale, e a Sassari la capienza teorica di 31 persone non è mai stata raggiunta, e attualmente ci sono solo 15 persone. Sul tavolo abbiamo trovato una richiesta di adesione della precedente giunta a LGNet. E su questo abbiamo deciso di puntare. Abbiamo già avuto due incontri a Roma, e andremo avanti per questa strada, provando a mettere in piedi un sistema di integrazione pubblico, che coinvolga tutti, e che si di alto livello. Non ci sono i numeri per tenere aperti due progetti, e sarebbe inoltre troppo gravoso per la struttura. Garantiremo comunque a chi è dentro lo Sprar di passare nel nuovo progetto se lo desidera».

«In realtà – attaccano le opposizioni – si butta un sistema già avviato, anche se chiaramente perfettibile, in nome di un nuovo di ancora non si sa nulla. È una scelta politica, e non tecnica come ci vogliono far credere. Ed è figlia di questa necessità di distruggere tutto quello che ha trovato, che è il vero marchio di fabbrica di questa amministrazione».

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