Scuola, precari in piazza: «Chiediamo rispetto»
Venerdì 14 manifestazione con partenza da via Angioy. Il decreto del Governo avrà effetti drammatici
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SASSARI. Tornano in piazza i precari della scuola. L’appuntamento è per venerdì 14 febbraio con lo sciopero nazionale per manifestare il proprio dissenso nei confronti del Decreto Scuola 2019 (29 ottobre 2019 n. 126) e per sensibilizzare le istituzioni rispetto alle conseguenze drammatiche che il provvedimento avrà sulla vita di migliaia di famiglie. In Sardegna sono previste mobilitazioni a Sassari e Cagliari. In città l’iniziativa è organizzata dal Coordinamento dei Precari della Scuola Autoconvocati e con la partecipazione del sindacato Cobas Scuola Sardegna. Il corteo attraverserà le vie del centro di Sassari con partenza da via Angioy 1 (sede U.S.R.) alle 10 per arrivare in piazza Azuni dove si terrà un’assemblea all’aperto per raccogliere le testimonianze di tutti i presenti che vorranno intervenire.
Le motivazioni della protesta sono chiare: la decisione di scioperare è arrivata in risposta alla totale chiusura del ministro della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina «rispetto alle richieste di stabilizzazione avanzate dai 55mila precari storici della scuola. Nei giorni scorsi sono state disattese anche tutte le proposte portate al tavolo tecnico dai sindacati confederali i quali chiedevano alcune modifiche attuative del nuovo concorso straordinario. Allo stato attuale la modalità della prova concorsuale è basata su un test nozionistico che non prevede una seconda chance». A far scattare la mobilitazione dei docenti è stata anche la dichiarazione del ministro di voler escludere dal concorso i precari con servizio esclusivo su posto di sostegno. Il servizio non viene infatti ritenuto valido ai fini dell’accesso al concorso straordinario e neanche ai fini dell’ottenimento della sola abilitazione. In Sardegna gli insegnanti precari sono circa 5mila di cui 3mila su posto di sostegno e 2mila su posto comune. In Sardegna «si prospetta una sostituzione degli insegnanti sardi con personale proveniente da altre regioni d’Italia come già avvenne tra gli anni ’80 e ’90».
Il Coordinamento dei precari della Scuola Autoconvocati di Sassari propone una via di tutela dei docenti precari sardi «attraverso percorsi di abilitazione riservati concepiti sulla base delle leggi regionali che permettono di utilizzare come criterio per l’accesso un titolo di studio conseguito in Sardegna e soprattutto l’aver prestato servizio nelle scuole della Sardegna per almeno 36 mesi».
Le motivazioni della protesta sono chiare: la decisione di scioperare è arrivata in risposta alla totale chiusura del ministro della Pubblica Istruzione Lucia Azzolina «rispetto alle richieste di stabilizzazione avanzate dai 55mila precari storici della scuola. Nei giorni scorsi sono state disattese anche tutte le proposte portate al tavolo tecnico dai sindacati confederali i quali chiedevano alcune modifiche attuative del nuovo concorso straordinario. Allo stato attuale la modalità della prova concorsuale è basata su un test nozionistico che non prevede una seconda chance». A far scattare la mobilitazione dei docenti è stata anche la dichiarazione del ministro di voler escludere dal concorso i precari con servizio esclusivo su posto di sostegno. Il servizio non viene infatti ritenuto valido ai fini dell’accesso al concorso straordinario e neanche ai fini dell’ottenimento della sola abilitazione. In Sardegna gli insegnanti precari sono circa 5mila di cui 3mila su posto di sostegno e 2mila su posto comune. In Sardegna «si prospetta una sostituzione degli insegnanti sardi con personale proveniente da altre regioni d’Italia come già avvenne tra gli anni ’80 e ’90».
Il Coordinamento dei precari della Scuola Autoconvocati di Sassari propone una via di tutela dei docenti precari sardi «attraverso percorsi di abilitazione riservati concepiti sulla base delle leggi regionali che permettono di utilizzare come criterio per l’accesso un titolo di studio conseguito in Sardegna e soprattutto l’aver prestato servizio nelle scuole della Sardegna per almeno 36 mesi».
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