«Mio figlio Alberto non doveva morire»

Mercoledì l’abbreviato per Lukas Saba. In aula il dolore della madre del giovane ucciso, consolata dalla mamma dell’imputato

SASSARI. È scoppiata in lacrime quando ha visto arrivare in tribunale Lukas, il giovane che la sera del 5 aprile di un anno fa ha ucciso con un colpo di pistola suo figlio Alberto, in un appartamento di Alghero.

Lacrime di dolore, una sofferenza che lacera il cuore: «Non è giusto, non è giusto quello che è successo, non doveva accadere» continuava a ripetere Mariella, fuori dall’aula del gup dove ieri mattina si è aperto il processo con rito abbreviato davanti al giudice Michele Contini. E proprio mentre il dolore segnava il volto di quella madre e il pianto spezzava la sua voce, ecco avvicinarsi a lei Marieke Hellendoorn, la mamma di Lukas, il giovane imputato. Le ha sussurrato qualche parola, ha provato a consolarla mentre lo sguardo di tanto in tanto si spostava verso suo figlio che, ad appena 19 anni, è chiamato a rispondere davanti a un giudice di un’accusa tanto pesante. Quella di aver ucciso uno dei suoi migliori amici (suo coetaneo) sparandogli un colpo di pistola. «Stavamo giocando, è stata una tragica fatalità» si è sempre difeso lui. E lo ripeterà anche nelle dichiarazioni spontanee che renderà al gup a conclusione dell’abbreviato, assistito dal suo avvocato Gabriele Satta. Il padre e la madre della vittima si sono invece costituiti parte civile con gli avvocati Francesco Carboni, Nicola Satta e Gavinuccia Arca. Processo rinviato per la discussione al 28 aprile.

Quella sera di aprile Lukas, Alberto Melone e altri due amici erano andati via dal bar dei genitori della vittima e, prima di uscire per l’inaugurazione di un noto locale estivo, avevano deciso di intrattenersi nel monolocale che l’imputato utilizzava come punto d’appoggio quando usciva con gli amici. E si trovava lì anche nelle ore immediatamente successive alla tragedia, quando venne prelevato e accompagnato nella caserma dei carabinieri di Alghero per essere perquisito e poi interrogato. Il giovane aveva spiegato agli inquirenti che si era trattato di un incidente. «Eravamo seduti intorno al tavolo della cucina e stavamo bevendo», aveva detto. «Stavamo giocando a puntarci la pistola, poi è partito il colpo, ma io pensavo che fosse scarica», è stata la sua versione, che nonostante le conferme degli altri due ragazzi presenti al momento del delitto, non è servita a evitargli il carcere.

Il proiettile esploso dalla Derringer calibro 22 che Lukas aveva sottratto al padre era partito da mezzo metro di distanza con una traiettoria dall’alto verso il basso. Il colpo aveva perforato lo sterno, la trachea e l’esofago della vittima e si era fermato nell’aorta dopo aver provocato un gravissimo trauma emorragico a livello esofageo.

Qualche giorno dopo l’omicidio Marieke, la madre di Lukas Saba, si era fatta forza ed era andata a casa dei genitori di Alberto. Le due mamme avevano parlato e Marieke aveva chiesto scusa per conto di suo figlio, che prima nel carcere sassarese di Bancali e poi ai domiciliari in una comunità, non aveva saputo darsi pace per quello che aveva fatto. Ieri quelle due madri erano di nuovo vicine.

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