Le eterne irrisolte: il ristorante Ernesto, il Coni e il Turritania

Nessun futuro a Platamona per via di abusi edilizi insanabili Non c’è un imprenditore disposto a investire sull’ex hotel

SASSARI . Il degrado e le brutture, col passare degli anni, diventano arredo urbano. Lo sguardo ci cola sopra senza nemmeno impregnarsi. Ecco la seconda puntata del viaggio dentro l’incuria, tra i monumenti cittadini al “me ne frego”, con le irrisolte, gli sprechi di spazio e di bellezza, e insomma: i pugni nell’occhio che i sindaci non sono mai riusciti a cancellare.

Ristorante Da Ernesto. In quelle vetrate sporche e a pezzi si specchia la decadenza di un litorale. Il degrado della Rotonda e quello del Ristorante Ernesto sono sempre andati per mano. Chiuso i battenti il primo dal 2011, dopo oltre quarant’anni di attività, e chiusa a doppia mandata anche la porta del rilancio di Platamona. E per ora non ci sono spiragli. Il Ristorante Da Ernesto è anni che fa capolino nel piano di alienazione del Comune di Sassari. È partito come uno dei piatti forti del menù di Palazzo Ducale, 745mila euro, per poi perdere sapore con le aste deserte. Alla fine, proprio l’anno scorso, con i saldi è ridiventato appetibile e una società si è fatta avanti e ha messo sul piatto 400mila euro per l’acquisto. Si tratta della “Il Mare lungo Srl” dell’imprenditore di Sorso Antonello Zappino, lo stesso che gestisce la Risacca e in precedenza anche Lo Scogliolungo. La cessione dei 665 metri quadri vista mare era cosa fatta e le carte erano già in mano al notaio per la firma del passaggio di proprietà. Ma ecco l’incredibile scoperta: una parte consistente dell’immobile è difforme rispetto allo stato dei luoghi e gli abusi edilizi sembrano insanabili. L’acquirente si è tirato subito indietro restituendo il pacchetto, con abusi in omaggio, al legittimo proprietario.

Hotel Turritania. Ma se c’è una irrisolta in purezza, questa è l’ex hotel Turritania. E la tartaruga di Ericailcane che nuota nella facciata, vive in simbiosi con questa struttura: animaloni vecchi, lenti e corazzati che resistono agli agguati del tempo. È sempre stato considerato un tappo conficcato sullo sviluppo urbano: una barriera all’espansione verso il mare. E il Comune ha provato più volte a disfarsene. Sia con l’idea di raderlo al suolo: ma la Soprintendenza ha posto un vincolo sull’hotel costruito tra il 1942 e il 1944 su progetto dell’architetto sassarese Vico Mossa. Ma non era una tutela alla forma estetica, perché quell’anonimo cubo di architettonicamente pregevole non ha nulla. Se non un bellissimo soffitto a cassettoni, (così narra la leggenda) che si trova nella hall al piano terra. Quindi niente ruspe. E allora l’ex Hotel è finito come pezzo da novanta nel piano delle alienazioni comunali. Prezzo di partenza, 1 milione e 600mila euro poi ribassato a soli 834mila. Finora non si è affacciato neanche un remoto acquirente.

Palestra Coni. Il sindaco Gian Domenico Campus ha subito messo le mani avanti: soldi non ce n’è e il Comune non può certo permettersi di acquistare la palestra Coni di via Coradduzza. Il così ribattezzato Palazzetto Peru ha fatto la storia sportiva di Sassari, ma l’unica operazione che Palazzo Ducale potrà fare per la riqualificazione e il rilancio, è quella di facilitare l’entrata in scena di qualche imprenditore privato. La struttura nel frattempo è diventata una sorta reperto affettivo, un amarcord per gli sportivi, che però si porta dietro tutti gli acciacchi del tempo. Porzioni di muro che crollano, infiltrazioni, impianti distrutti, totale inagibilità. La proprietà al momento è della società del Coni “Sport e Salute Spa” che ha “disboscato” il giardino, recintato l’area e l’ingresso e iniziato la messa in sicurezza. Ma di ristrutturazione e gestione della palestra, proprio non se ne parla.

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