Sassari, il 17enne a Elisa: «Se potessi ti darei la mia vita»

Un’amica legge dall’altare la straziante lettera del ragazzo che guidava la moto dell'incidente: «Eri un angelo dal cuore d’oro»

SASSARI. «Se avessi la possibilità ti darei la mia vita per continuare la tua nel modo migliore Elisa, perché eri una ragazza splendida e meritavi di vivere».

Avrebbe voluto essere presente nella chiesa di San Pio X a Li Punti, l’amico 17enne che sabato sera 29 febbraio si trovava alla guida dell’Aprilia 125 con cui i due giovani hanno avuto il drammatico incidente a Baldinca, costato la vita alla studentessa di 15 anni.


Avrebbe voluto riavvolgere il nastro l’amico della ballerina dagli occhi dolci e riscrivere il finale di questa tragedia che ha segnato per sempre due famiglie. Ancora ricoverato nel reparto di Ortopedia del Santissima Annunziata, il 17enne non ha potuto però partecipare all’ultimo saluto che in migliaia hanno dato alla studentessa morta dopo la festa di carnevale di Li Punti e ha chiesto a un’amica di leggere dall’altare una lettera carica d’amore e di rammarico.

«Eri una ragazza buona e dal cuore d’oro – ha scritto lo studente che frequenta il liceo sportivo di Porto Torres, lo stesso di Elisa – sarai per sempre con me». Davanti a quelle parole nessuna delle centinaia di persone presenti dentro la chiesa di Li Punti è riuscita a trattenere la commozione.

Seduti in prima fila davanti all’altare, anche Pierpaolo Riccobono e Gavina Cubeddu, i genitori di Elisa – dilaniati dal dolore e stretti in un forte abbraccio per tutta la cerimonia funebre – hanno apprezzato la lettera di quel ragazzino ancora sotto choc. Il papà della giovane ballerina l’ha ascoltata con attenzione e poi si è unito all’applauso della comunità di Li Punti.

Prima della cerimonia i familiari di Elisa hanno ricevuto anche il saluto dell’arcivescovo di Sassari monsignor Gian Franco Saba. «Non ci sono parole umane che possano consolare un dolore così grande – ha provato a spiegare dall’altare il parroco monsignor Costantino Poddighe durante l’omelia – e non ci sono risposte per quello che è capitato. Niente e nessuno è colpevole per quello che è successo – ha aggiunto il sacerdote – ma è la vita che ci sorprende sempre. Cerchiamo però di proteggerla – ha concluso monsignor Poddighe rivolgendosi commosso ai tanti giovani presenti – vivete con gioia e spensieratezza la vostra giovinezza, ma abbiate cura di voi. Elisa continuerà a vivere e a ballare in un posto più bello e noi non la dimenticheremo mai». Dopo le sue parole sono arrivate quelle pronunciate tra i singhiozzi dagli amici e dai compagni di scuola della giovane ballerina che pochi mesi fa, insieme alle altre ragazze della “Dance Floor” di Ottava, aveva raccolto medaglie e soddisfazioni ai mondiali di categoria a Genova. Con addosso le tute blu e rosse della società di danza e gli occhi gonfi di lacrime, le sue compagne di ballo si sono sedute nei primi banchi della chiesa.

Pierpaolo, il papà di Elisa, vedendole ha mandato loro un bacio con la mano, prima di sedersi accanto alla moglie, a pochi metri dalla bara bianca ricoperta dai fiori. «Ci manca tutto di te – ha detto dall’altare una delle amiche più care – ci mancano i tuoi abbracci e la tua gioia di vivere. Un bacio piccola stella, guardaci e proteggici da lassù. E lassù continua a ballare – ha concluso a fatica l’adolescente – perché era la cosa che sapevi fare meglio e che ti metteva allegria». Subito dopo, sorretta da amici e parenti, la bara ha lasciato la chiesa. Sul sagrato è stata salutata da un volo di palloncini bianchi e dalle note di “Singin’ in the rain”, la canzone con cui Elisa si esibiva nel suo assolo. In quel momento anche il cielo ha pianto per lei e l’acquazzone improvviso ha disperso in pochi istanti una folla smarrita e distrutta da un dolore troppo grande per chiunque.

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