La Nuova Sardegna

Sassari

Sigilli alla discarica di Timani

di Salvatore Santoni

Sennori: il gip ha disposto il sequestro del terreno ricoperto di detriti scoperto nei giorni scorsi

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SENNORI. La Procura di Sassari mette i sigilli alla discarica di monte Timani. Nei giorni scorsi i barracelli di Sennori, guidati dal comandante Giovanni Chessa, hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo disposto dal gip Antonello Spanu e richiesto dal sostituto procuratore Giovanni Porcheddu.

L’inchiesta, partita nei mesi scorsi, è arrivata a una svolta con gli avvisi di garanzia a carico di due fratelli di Sorso accusati del reato di gestione di rifiuti non autorizzata. Tutto è cominciato con un blitz dei barracelli scattato il 6 settembre scorso, quando una pattuglia delle divise verdi era intervenuta nella zona dove per una perlustrazione partita in seguito a una segnalazione. Alcuni cittadini, infatti, avevano notato nei giorni precedenti alla segnalazione un grande accumulo di rifiuti ai bordi di una strada vicinale nella zona di Monte Timani. Quando la pattuglia è arrivata a destinazione si è ritrovata davanti uno scempio ambientale di una certa importanza: circa mille metri di terra non recintati e condensati in fondo a una scarpata di una decina di metri. Una conca letteralmente infarcita di rifiuti con un immenso cumulo di residui di demolizioni, rottami ferrosi, lastre di eternit, guaina catramata, vecchi mobili, bidoni e vecchie sedie in plastica, elettrodomestici, batterie esauste, stracci, indumenti, parti di motori meccanici e anche ondulina in vetroresina sbriciolata.

Dagli approfondimenti effettuati successivamente dai barracelli sennoresi è emerso che il terreno è intestato a due coniugi ormai defunti. Il fondo è stato quindi suddiviso tra gli eredi, ma una porzione è spettata a un anziano di Sorso che però, nonostante abbia ereditato il fondo, non ha mai concluso le pratiche per l’atto di proprietà. Rovistando tra i materiali, poi, le divise verdi sennoresi hanno rinvenuto una serie di documentazione utile alle indagini: numerosi estratti conto e distinte di versamento di una banca. E ancora, verbali di contravvenzione, fatture di fornitori di materiali edili, biglietti di viaggio di traghetti, un modulo di constatazione amichevole per un incidente automobilistico, biglietti da visita di un’altra ditta. I barracelli sono riusciti a risalire ai presunti responsabili dello sversamento anche grazie al contenuto di un vecchio borsello, ritrovato in mezzo agli altri rifiuti. All’interno, infatti, c’erano le fototessere di un uomo e altri documenti personali. Le risultanze del lavoro investigativo degli uomini del comandante Chessa sono finite nero su bianco, con dovizia di particolari, in una relazione puntualmente arrivata sulla scrivania del sostituto procuratore Giovanni Porcheddu, il quale ha iscritto nel registro degli indagati due persone di Sorso – il 45enne D.C. e il 49enne G.C. – e richiesto il sequestro dell’area. E nei giorni scorsi il gip Antonello Spanu ha accolto la richiesta firmando il decreto per evitare la reiterazione dei reati ipotizzati.

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