«Basta corse e camminate, state a casa»

Il sindaco Campus: «La mia ordinanza più dura delle disposizioni nazionali, pronto a difendermi di fronte al Tar»

SASSARI. Niente passeggiate, corsette, salutari pedalate, fitness. Niente attività sportiva all’aperto. Tira dritto il sindaco di Sassari Gian Vittorio Campus, e va oltre il Dpcm di Conte e il successivo chiarimento del ministero degli Interni, con un’ordinanza che li scavalca, e che si dice pronto a difendere in tribunale. Perché «permettere la corsettina mentre, per tutelare la salute pubblica, giustamente chiudo attività commerciali, locali, bar, ristoranti, è sbagliato, incomprensibile. È il punto debole di un cordone di sicurezza che è l’unico che ci può proteggere da un virus per cui non c’è cura, non c’è vaccino. Che si può combattere solo con un’unica arma, standosene chiusi in casa».

Parla a muso duro il primo cittadino. E per farlo sceglie il giorno in cui si chiude la sua quarantena, per lanciare un altro chiaro messaggio: «Hanno detto che ero malato, che nascondevo, in accordo con i medici, la mia positività al Covid. Oggi concludo la mia quarantena, dovuta alla positività di una persona con cui, più di 15 giorni fa, ho condiviso l’aereo con cui rientravo da un viaggio in un paese in cui non c’era nessuna emergenza legata al virus. Quarantena che al mio rientro non avrebbe avuto senso fare. La positività è arrivata 12 giorni dopo il nostro rientro, e tutti i sassaresi presenti nel volo erano asintomatici. E infatti, fortunatamente, nessun altro ha contratto il virus. Dire in giro che io ero malato, e che c’era la certezza di questo, e che lo nascondevo in accordo con i medici, è irreale, assurdo, criminale. E purtroppo questo genere di comunicazione sta diventando la norma. È profondamente sbagliato, oltre che illegale. Per quanto mi riguarda da oggi sarò costretto a denunciare chi diffonde falsità del genere. E invito tutti a farlo».

Poi si torna all’ordinanza sindacale, che espressamente vieta l’attività all’aperto che l’ultimo Dpcm, pur ultra restrittivo, concedeva. «Abbiamo sempre cercato – spiega Campus – di stare un passo avanti. E questo raccogliendo le istanze della polizia municipale, delle strutture sanitarie, della macchina del pronto intervento, con cui la comunicazione è continua. Quando è venuto fuori il primo provvedimento nazionale ci dicevano: la gente non sta capendo, porta i bambini al parco, va a correre in massa al Tappetino. Allora abbiamo chiuso, per primi, i parchi. E vedo che in tanti ci stanno seguendo. Ora, dopo aver con grande preoccupazione ma convinzione, serrato quasi tutte le attività commerciali, continuano a segnalarci che le strade sono piene di persone, che passeggiano, corricchiano, si fermano a fare stretching. Era un punto debole del Dpcm, che noi abbiamo pensato di precisare nell’ordinanza. Poi è arrivato il chiarimento in senso contrario del gabinetto del ministero dell’Interno, ma noi andiamo avanti per la nostra strada. Pronti a difenderci se qualcuno vorrà impugnare l’ordinanza, e incuranti dei leoni da tastiera che ci sfidano a multarli. Lo faremo».

Perché, se fino ad oggi i controlli della polizia locale sono stati concentrati, con severità, su locali pubblici e circoli, da domani si cambia registro. «Stiamo facendo – chiude Campus – i buoni padri di famiglia. E se fermiamo qualcuno a passeggio o in tuta da jogging gli diciamo di tornarsene a casa. Ma ora si cambia registro. E inizieranno le sanzioni. Chi ascolta quotidianamente i problemi enormi che già oggi i nostri ospedali sono costretti ad affrontare, chi vede i rischi che gli operatori sanitari, della sicurezza, di chi continua a lavorare, devono affrontare per garantire la salute pubblica, non può accettare che, per una corsetta, tutto questo rischi di essere vanificato».

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