«Aiutateci a tornare, qui si rischia di morire»
di Nadia Cossu
L’appello di una coppia di Sassari che vive a Manchester: «Dopo due voli cancellati forse il 23 si parte»
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. «Aiutateci a tornare nella nostra città. Ve lo chiediamo con il cuore in mano». Così due giorni fa scrivevano sulla bacheca Facebook del ministro Luigi Di Maio, Antonio Mulas e la sua fidanzata Dolores, entrambi sassaresi. Da ottobre si trovano a Manchester e sarebbero dovuti rientrare in Sardegna domani, con un volo in partenza da Londra, destinazione Alghero. «Ma è stato cancellato – racconta Antonio – e poi ne hanno annullato anche un secondo». Ora – forse – hanno trovato la soluzione: un volo Alitalia che in due giorni, tra scali e attese, dovrebbe farli atterrare a Cagliari il 24 marzo.
La storia di questi ragazzi è comune a quella di tantissime altre persone che stanno cercando di rientrare nella propria terra di origine, tra mille difficoltà. Antonio e Dolores hanno tentato di tutto. L’ultimo disperato appello lo hanno lanciato a di Di Maio: «Restare bloccati in uno Stato che per il Coronavirus non attua manovre di prevenzione e lascia che la gente muoia, vi possiamo assicurare che è una tortura lenta e silenziosa».
A ottobre la coppia è partita verso l’Inghilterra perché la fidanzata di Antonio, dopo la laurea in Mediazione linguistica a Sassari, ha dovuto frequentare un corso di lingua inglese a Manchester e lo ha terminato due settimane fa. Lui, fotografo professionista, ha scelto di seguirla per fare una nuova esperienza lavorativa. «Ma quando è scoppiata l’emergenza Covid-19 non ci siamo più sentiti al sicuro qui. Io soffro di diabete mellito di tipo 1, rischio la pelle in questo paese. La nostra casa si trova di fronte alla stazione ferroviaria, la gente si accalca, i treni sono sempre pieni, non c’è ancora la percezione del pericolo. Siamo tappati in casa perché conosciamo bene quello che sta succedendo in Italia. Abbiamo fatto una grossa spesa e non siamo più usciti. Ora però abbiamo il diritto di rientrare in Sardegna. E ciò che più ci ha fatto male è non aver ricevuto alcuna tutela dall’ambasciata. Quando ho fatto presente il mio problema di salute mi è stato risposto: “Non siamo medici”. Per non parlare dei soldi spesi per i biglietti aerei e del treno cancellati: oltre mille euro. Quasi certamente non ci verranno rimborsati». Ora sperano che il 23 tutto vada bene: «Ci preoccupano le sei ore di bus (che certamente viaggerà carico), per raggiungere l’aeroporto di Londra. Ma siamo attrezzati di mascherine e guanti. Ce la faremo».
La storia di questi ragazzi è comune a quella di tantissime altre persone che stanno cercando di rientrare nella propria terra di origine, tra mille difficoltà. Antonio e Dolores hanno tentato di tutto. L’ultimo disperato appello lo hanno lanciato a di Di Maio: «Restare bloccati in uno Stato che per il Coronavirus non attua manovre di prevenzione e lascia che la gente muoia, vi possiamo assicurare che è una tortura lenta e silenziosa».
A ottobre la coppia è partita verso l’Inghilterra perché la fidanzata di Antonio, dopo la laurea in Mediazione linguistica a Sassari, ha dovuto frequentare un corso di lingua inglese a Manchester e lo ha terminato due settimane fa. Lui, fotografo professionista, ha scelto di seguirla per fare una nuova esperienza lavorativa. «Ma quando è scoppiata l’emergenza Covid-19 non ci siamo più sentiti al sicuro qui. Io soffro di diabete mellito di tipo 1, rischio la pelle in questo paese. La nostra casa si trova di fronte alla stazione ferroviaria, la gente si accalca, i treni sono sempre pieni, non c’è ancora la percezione del pericolo. Siamo tappati in casa perché conosciamo bene quello che sta succedendo in Italia. Abbiamo fatto una grossa spesa e non siamo più usciti. Ora però abbiamo il diritto di rientrare in Sardegna. E ciò che più ci ha fatto male è non aver ricevuto alcuna tutela dall’ambasciata. Quando ho fatto presente il mio problema di salute mi è stato risposto: “Non siamo medici”. Per non parlare dei soldi spesi per i biglietti aerei e del treno cancellati: oltre mille euro. Quasi certamente non ci verranno rimborsati». Ora sperano che il 23 tutto vada bene: «Ci preoccupano le sei ore di bus (che certamente viaggerà carico), per raggiungere l’aeroporto di Londra. Ma siamo attrezzati di mascherine e guanti. Ce la faremo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
