Casa Serena, i parenti: «Diteci cosa succederà»
Difficile il rientro a casa dei negativi al test: «A questo punto le idee dovrebbero essere già chiare»
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SASSARI. Ospiti positivi (52 secondo gli ultimi tamponi fatti dai medici militati del Celio) e negativi (sarebbero 75) che convivono in un’unica struttura, seppur con ambienti, percorsi, e staff che li segue, doversi. Personale ridotto ai minimi termini tra defezioni e positività degli addetti (7 solo nell’ultima rilevazione), comunicazione con l’esterno inevitabilmente ai minimi termini e parenti degli anziani ospiti della struttura sull’orlo di una crisi di nervi, solo minimamente rassicurati dal sindaco Gian Vittorio Campus, che ha anticipato che si starebbero studiando due diversi piani per gestire l’emergenza scoppiata a Casa Serena, la residenza per anziani di proprietà del Comune di Sassari.
Il primo prevede il trasferimento dei positivi in una struttura ospedaliera, e la sanificazione della Casa che continuerebbe a ospitare i “negativi”, la seconda ipotesi è quella di una ospedalizzazione della casa, come già avvenuto in strutture simili in tutta Italia.
Nel mentre l’invito del primo cittadino è di «riportare a casa i propri parenti se non sono positivi al virus». Proposito però molto difficile da percorrere, visto che la gran parte degli ospiti ha necessità di cure specifiche, difficili da gestire a domicilio, motivo per cui è di fatto quasi impossibile, se non in 4 o 5 casi, anche il trasferimento di negativi in strutture alberghiere.
In attesa di capire quali siano i piani per Casa Serena rimangono i legittimi dubbi e le enormi preoccupazioni dei parenti: «Vorremmo sapere – chiede una di loro in una delle tante lettere arrivate alla Nuova Sardegna –quali protocolli siano stati adottati dalla Rsa Casa Serena, dall’Amministrazione comunale, dai Servizi Sociali, dall'Azienda Sanitaria locale, per gli anziani risultati positivi al Covid-19, ospitati nella residenza».
«Ad oggi – sottolinea la nostra lettrice – quando si riesce a comunicare con qualcuno della struttura, che non sia il centralino, l’unica notizia è che i nostri parenti stanno bene. Credo sarebbe indispensabile, a questo punto dell’emergenza, avere le idee più chiare e aver predisposto le misure affinché i positivi asintomatici non si ammalino, e tutti gli altri vengano curati, o messi in quarantena in strutture sanificate nelle quali le Oss non abbiano paura di entrare».
«Vorremmo che l’ansia, di noi parenti – continua l’accorata lettera arrivata nella redazione della Nuova Sardegna – fosse appena placata sapendo che, chi di dovere, dopo aver preso coscienza della situazione, ha preso tutte le misure, o almeno ha iniziato a prendere tutte le misure, e quali siano queste misure, perché non ci siano altri decessi».
Il primo prevede il trasferimento dei positivi in una struttura ospedaliera, e la sanificazione della Casa che continuerebbe a ospitare i “negativi”, la seconda ipotesi è quella di una ospedalizzazione della casa, come già avvenuto in strutture simili in tutta Italia.
Nel mentre l’invito del primo cittadino è di «riportare a casa i propri parenti se non sono positivi al virus». Proposito però molto difficile da percorrere, visto che la gran parte degli ospiti ha necessità di cure specifiche, difficili da gestire a domicilio, motivo per cui è di fatto quasi impossibile, se non in 4 o 5 casi, anche il trasferimento di negativi in strutture alberghiere.
In attesa di capire quali siano i piani per Casa Serena rimangono i legittimi dubbi e le enormi preoccupazioni dei parenti: «Vorremmo sapere – chiede una di loro in una delle tante lettere arrivate alla Nuova Sardegna –quali protocolli siano stati adottati dalla Rsa Casa Serena, dall’Amministrazione comunale, dai Servizi Sociali, dall'Azienda Sanitaria locale, per gli anziani risultati positivi al Covid-19, ospitati nella residenza».
«Ad oggi – sottolinea la nostra lettrice – quando si riesce a comunicare con qualcuno della struttura, che non sia il centralino, l’unica notizia è che i nostri parenti stanno bene. Credo sarebbe indispensabile, a questo punto dell’emergenza, avere le idee più chiare e aver predisposto le misure affinché i positivi asintomatici non si ammalino, e tutti gli altri vengano curati, o messi in quarantena in strutture sanificate nelle quali le Oss non abbiano paura di entrare».
«Vorremmo che l’ansia, di noi parenti – continua l’accorata lettera arrivata nella redazione della Nuova Sardegna – fosse appena placata sapendo che, chi di dovere, dopo aver preso coscienza della situazione, ha preso tutte le misure, o almeno ha iniziato a prendere tutte le misure, e quali siano queste misure, perché non ci siano altri decessi».
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